HOME Articoli

Lo sai che? Cane abbaia di notte sul balcone: che fare?

Lo sai che? Pubblicato il 16 aprile 2018

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 16 aprile 2018

Latrati rumorosi: quando scatta il reato di disturbo della quiete pubblica e quando denunciare l’episodio ai carabinieri.

Il vicino di casa ha un cane che, durante la notte, esce fuori dal balcone e inizia ad abbaiare. A te, che abiti proprio sullo stesso pianerottolo, arriva forte e chiaro tutto il rumore. Sono più notti che non riesci a dormire a causa dei suoi latrati. Hai provato a parlarne con l’amministratore di condominio il quale però si è tirato fuori dalla questione: «Sono problemi vostri – ti ha detto – nei quali io non posso entrare». Così hai deciso di passare alle maniere forti e di ricorrere a un avvocato o, se necessario, ai carabinieri. Prima però di adire le vie legali vuoi comprendere quali sono i tuoi diritti e, in buona sostanza, che fare se un cane abbaia di notte sul terrazzo. A tali domande ha dato risposta una sentenza che la Cassazione [1] ha pubblicato questa mattina. Ecco alcuni suggerimenti utili.

Denunciare il vicino se il cane abbaia sul balcone di notte

Non puoi denunciare il vicino se il suo cane abbaia di notte sul balcone e i latrati danno fastidio solo a te. Il reato di «disturbo della quiete pubblica» scatta solo quando le molestie acustiche vengono avvertite da più persone. In tal caso, però, non importa se a denunciare sei solo tu; l’importante è che ad essere molestati siano stati gran parte dei condomini dello stesso palazzo o di quelli vicini. A tal fine verranno acquisite le testimonianze dei vicini di casa per verificare se anche questi hanno avvertito i rumori. Scatta allora la responsabilità penale del padrone per non aver impedito il latrare degli animali e per avere disturbato il riposo dei condomini.

Se il cane che abbaia viene invece avvertito solo da una o poche persone (quelle più vicine) siamo in presenza di un semplice illecito civile in forza del quale si può solo chiedere il risarcimento del danno e la cessazione delle molestie; ma per farlo non sarà possibile denunciare l’episodio ai carabinieri ma bisognerà avviare una causa con il proprio avvocato.

Quante notti bisogna tollerare il cane che abbaia?

Il reato di disturbo delle persone scatta anche per un solo episodio. Quindi non è richiesta, per la denuncia, la ripetizione delle molestie. Se anche una sola notte non si dorme per colpa del cane del vicino che abbia sul balcone si può andare dai carabinieri.

Può denunciare una sola persona se il cane del vicino disturba di notte?

Come detto, il reato di disturbo della quiete pubblica scatta solo se il rumore è potenzialmente avvertibile da un numero indeterminato di persone e non solo dai vicini di casa confinanti con la fonte del rumore. Pertanto quando le lamentele arrivano solo da un condomino, è necessario verificare la situazione e la densità abitativa dei luoghi nonché l’esistenza di ulteriori fonti sonore di disturbo tali da elidere la valenza molestatrice. Come dire: in una zona caratterizzata da un forte traffico e da rumori di fondo, il latrato del cane ha un’incidenza minore nel rompere il silenzio notturno rispetto a una zona isolata e silenziosa. Il giudice quindi non può fare a meno, nel valutare la sussistenza del reato, di considerare l’habitat circostante.

Se non ho le prove dell’abbaiare del cane vicino posso denunciare?

Qui sorge un problema comune: come dimostrare che il cane del vicino dà fastidio di notte con il suo continuo abbaiare? La legge penale riconosce alla vittima del reato il ruolo di testimone, cosa che invece il processo civile non consente. Il che significa che non c’è bisogno di prove: basta la semplice dichiarazione della persona molestata per verificare la sussistenza dell’illecito penale.

In ogni caso, se il rumore si ripete altre volte si potrà chiamare a testimoni gli stessi carabinieri (chiedendone un pronto intervento) o altri soggetti che abitano nelle vicinanze. C’è chi utilizza anche lo smartphone per filmare e imprimere i rumori in un file da esibire all’autorità giudiziaria.

Disturbo circoscritto a un solo episodio: si può denunciare?

La Cassazione ha detto che il reato di disturbo del riposo delle persone (o, come comunemente chiamato «disturbo della quiete pubblica») si può consumare anche con un’unica condotta rumorosa o di schiamazzo, ove la stessa sia oggettivamente tale da recare, in determinate circostanze, un effettivo disturbo alle occupazioni o al riposo delle persone.

Il penale quindi scatta anche sebbene il disturbo è circoscritto a un episodio isolato durato poche ore.

«In linea di principio, l’attitudine dei fatti verificatisi ad arrecare un effettivo ed apprezzabile disturbo al bene-interesse tutelato dalla legge, cioè la quiete pubblica, è ravvisabile, pur nella unicità dell’episodio di disturbo, nel fatto che lo stesso si sia protratto per un non trascurabile lasso di tempo» (nel caso di specie il tribunale aveva evidenziato come i cani, lasciati da soli in un balcone, abbiano latrato con continuità per buona parte della notte. In tal modo è stato evidenziato dal giudice del merito come, pur nella sua unicità materiale, il fatto sia stato caratterizzato da una sua complessità strutturale, tale da comportare, in linea di principio, la messa in pericolo del bene interesse tutelato dalla norma in ipotesi violata).

Se il cane che abbaia è piccolo ci può essere reato?

Come abbiamo detto, per far scattare il reato di disturbo delle persone è necessario che l’abbaiare del cane abbia l’attitudine a propagarsi e a costituire fonte di disturbo – per la sua intensità e per l’ubicazione dell’appartamento – per una potenziale pluralità indeterminata di persone, sebbene non sia poi necessaria la dimostrazione che poi tutte costoro siano state effettivamente disturbate. Per verificare ex post l’intensità dei rumori è necessario considerare la razza e la conseguente presumibile stazza del cane, dati attraverso i quali è lecito desumere la intensità, la ripetitività e la tipologia del verso dallo stesso emesso.

Gli elementi per il reato di disturbo della quiete pubblica

La sentenza in commento della Cassazione ha il merito di indicare gli elementi di cui il giudice deve tenere conto per valutare se vi è o meno reato. In particolare bisogna tenere conto delle seguenti circostanze (che possono variare caso per caso):

  1. i rumori di fondo, che possono fare la differenza nell’avvertire la fonte di disturbo,
  2. i luoghi a maggiore o minore densità abitativa,
  3. la potenzialità delle immissioni sonore a recare disturbo a più persone, anche se poi a denunciare il reato e a costituirsi parte civile è stato solo il condomino che ha l’appartamento confinante con il proprietario degli animali;
  4. la stazza del cane: l’intensità del “rumore” cambia se ad abbaiare è un chihuahua o è un alano.

Che fare se il cane abbaia di notte?

Quando il cane del vicino abbaia di notte disturbando – anche solo potenzialmente – l’intero vicinato, si può chiamare i carabinieri o sporgere denuncia il giorno dopo; difatti sussiste il reato di disturbo della quiete pubblica. Attenzione a non inveire contro il proprietario: di recente il tribunale di Roma [2] ha condannato al risarcimento del danno non patrimoniale (pari a 5mila euro) un uomo che aveva minacciato il vicino a causa del suo cane che non smetteva di abbaiare.

Se invece l’abbaiare non è tanto forte da molestare il vicinato non c’è altra soluzione che la diffida dell’avvocato e l’avvio di una causa civile affinché venga intimata la cessazione dei rumori e imposto un risarcimento (se viene dimostrato il danno).

note

[1] Cass. sent. n. 16677 del 16.04.2018.

[2] Trib. Roma, sent. n. 19676/17.

Corte di Cassazione, sezz. III Penale, sentenza 22 novembre 2017 – 16 aprile 2018, n. 16677
Presidente Di Nicola – Relatore Gentili

Ritenuto in fatto

Con sentenza del 29 gennaio 2016 il Tribunale di Benevento – dichiarata la penale responsabilità di De Si. Ca. in ordine al reato di cui all’art. 659 cod. pen., per avere, in qualità di proprietaria di tre cani, lasciato i medesimi nella notte fra il 26 ed il 27 agosto 2011 da soli nel terrazzo dell’appartamento da lei abitato, per non averne impedito il latrare e per avere, pertanto, disturbato il riposo dei condomini Guerra Maria Luisa e Ricciardi Mario – la ha condannata alla pena di giustizia.
Ha interposto ricorso per cassazione la De Si., assistita dal suo legale di fiducia, affidando le sue lagnanze ad un solo motivo di ricorso, con il quale ha dedotto la inosservanza e/o l’erronea applicazione della legge penale, per avere il Tribunale ritenuto integrato il reato in questione sebbene il preteso disturbo fosse stato circoscritto solo ad un isolato episodio durato poche ore e senza che sia stato verificato il fatto che lo stesso abbia avuto la idoneità a ledere non solamente i due denunzianti ma un vasto ed indeterminato numero di persone, come impone la ratio della disposizione violata, posta a tutela della quiete pubblica e non di uno specifico interesse personale.

Considerato in diritto

Il ricorso è fondato, nei limiti di cui in motivazione e con le conseguenze ivi indicate.
Osserva, infatti, il Collegio come, per un verso, non possa ritenersi fondata la censura, riconducibile alla categoria normativa della violazione di legge, svolta da parte ricorrente avverso la impugnata sentenza ed avente ad oggetto la pretesa non configurabilità del reato in contestazione stante la episodicità della condotta di omesso controllo posta in essere dalla De Si., la quale in una sola occasione, in particolare appunto nella notte fra il 26 ed il 27 agosto del 2011, avrebbe omesso di adeguatamente custodire i tre cani di sua proprietà, i quali, asciati da soli nel terrazzo dell’appartamento della imputata ubicato all’interno di un edificio condominiale, avrebbero abbaiato per buona parte della notte stessa impedendo, coi loro latrati il riposo e la quiete di Guerra Maria Luisa e di Ricciardi Mario, abitanti di un appartamento limitrofo a quello della imputata.
Invero, come anche in tempi relativamente recenti è stato confermato da questa Corte, con un orientamento che tuttora appare da condividere e da seguire, il reato di cui all’art. 659, comma primo, cod. pen. è reato solo eventualmente permanente, che si può consumare anche con un’unica condotta rumorosa o di schiamazzo, ove la stessa sia oggettivamente tale da recare, in determinate circostanze, un effettivo disturbo alle occupazioni o al riposo delle persone (Corte di cassazione, Sezione III penale, 25 febbraio 2015, n. 8351).
Nel caso in questione, in linea di principio, la attitudine dei fatti verificatisi ad arrecare un effettivo ed apprezzabile disturbo al bene-interesse tutelato dalla norma in questione, cioè la quiete pubblica, è ravvisabile, pur nella unicità dell’episodio di disturbo, nel fatto che lo stesso si sia protratto per un non trascurabile lasso di tempo; il Tribunale evidenzia, infatti, come i cani -lasciati dalla De Si. da soli in un balcone, ovviamente esterno alla parte chiusa dell’appartamento della medesima – abbiano latrato con continuità per buona parte della notte.
In tal modo è stato evidenziato dal giudice del merito come, pur nella sua unicità materiale, il fatto sia stato caratterizzato da una sua complessità strutturale (non si è, in altre parole, trattato della emissione di uno i comunque di pochi lattati da parte dei cani in discorso ma di un fenomeno che, pur nella sua unità fenomenica, si è manifestato attraverso una pluralità di singoli episodi lungo un tempo non brevissimo), tale da comportare, si ripete in linea di principio, la messa in pericolo del bene interesse tutelato dalla norma in ipotesi violata.
Per altro verso, osserva, la Corte, come nel caso di specie il giudice di primo grado non abbia svolto una adeguata indagine ai fini della verifica del fatto che, sia pure in termini di mera potenzialità, la messa in pericolo del ricordato bene interesse vi sia stata.
Posto, infatti, che ai fini della configurabilità della contravvenzione prevista dal ricordato art. 659 cod. pen. è necessario che i lamentati rumori abbiano la attitudine a propagarsi ed a costituire fonte di disturbo – per la loro intensità e per la ubicazione spaziale della loro fonte – per una potenziale pluralità indeterminata di persone, sebbene non sia poi necessaria la dimostrazione che poi tutte costoro siano state effettivamente disturbate (Corte di cassazione, Sezione I penale, 4 febbraio 2000, n. 1394), il giudice di merito avrebbe dovuto argomentare – onde fornire la dimostrazione di quanto sopra, dimostrazione resa necessaria dal fatto che in realtà la lamentela in ordine alla presenza dei rumori in questione era pervenuta esclusivamente da due soggetti, entrambi abitanti nell’appartamento immediatamente confinante con quello della De Si. e non anche da altri individui – in ordine alla intensità di tali rumori ed alla situazione antropica del luogo ove gli stessi sono stati emessi, al fine di verificare, ancorché sulla base di dati di tipo logico (e non anche necessariamente storico), l’esistenza di elementi atti a giustificare, sulla base del principio del libero convincimento del giudice, la sussistenza della predetta attitudine.
Nel caso in questione il Tribunale non ha fornito alcuno di tali elementi, fra i quali, a titolo esemplificativo, possono annoverarsi, per rimanere entro i confini tipologici del caso di specie, la razza e la conseguente presumibile stazza delle bestie in questione, dati attraverso il quale è lecito desumere la intensità, la ripetitività e la tipologia del verso dalle stesse emesse; la situazione abitativa dei luoghi ove il fatto si è verificato, essendo evidente che una zona caratterizzata da numerosi insediamenti abitativi appare più soggetta alla efficacia del disturbo sonoro arrecato rispetto ad una zona in cui vi è una ridotta incidenza di persone residenti; l’esistenza di ulteriori, periodiche o continue, fonti sonore di disturbo, tali da elidere la valenza molestatrice di quelle oggetto della imputazione.
La assenza di tali elementi di verifica – nel caso di specie il Tribunale ha, infatti, solo dato atto delle lamentele dei due vicini di casa della imputata, costituitisi parti civili senza dare atto della esistenza di alcun altro elemento di giudizio – rende quanto meno inadeguata la indagine volta ad accertare la sussistenza o meno del reato di cui in epigrafe.
Il lungo tempo trascorso rispetto alla ipotizzata verificazione dei fatti, risalenti, come detto, all’agosto del 2011, rende non necessario l’annullamento con rinvio della sentenza impugnata, ai fini penali, dovendo rilevarsi, comunque, in assenza di elementi che possano condurre immediatamente ad una assoluzione della imputata con formula di merito, l’intervenuta estinzione per prescrizione del reato contestato.
Va, viceversa, disposta, tenuto conto della costituzione di parte civile di Guerra Maria Luisa e di Ricciardi Mario, soggetti ritenuti danneggiati dal reato, il rinvio del presente giudizio, ai soli fini civili, di fronte al giudice civile competente per valore in grado di appello.

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata per essere il reato estinto per prescrizione e con rinvio al giudice civile competente in grado di appello.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

2 Commenti

  1. Se la cosa non si risolve con la diplomazia…merda per merda io accopperei il cane…per lo meno se devo finire in tribunale,preferisco finirci con giusta causa e a problema risolto,invece di spendere soldi per una causa che poi alla fine perderei senza la risoluzione del problema,inoltre sono del parere che i cani in condomini non dovrebbero proprio stare,proprio per evitare di rompere i coglioni al resto dei condomini

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI