Diritto e Fisco | Editoriale

NASpI: quando è compatibile con altri redditi?

17 Aprile 2018 | Autore:
NASpI: quando è compatibile con altri redditi?

Alcuni casi pratici in cui il lavoratore percettore di NASpI conserva comunque l’indennità di disoccupazione in caso percezione di altri redditi

Ti trovi in NASpI (Nuova assicurazione sociale per l’impiego) e hai difronte a te la possibilità di poter iniziare un nuovo lavoro o guadagnare qualcosa extra per arrotondare lo stipendio mensile. Ti sarai chiesto se sei tenuto a comunicare tali redditi e nel caso se potranno in qualche modo ostacolare l’erogazione dell’indennità di disoccupazione. Iniziamo col dire che esistono una moltitudine di redditi che si comportano in maniera differente in caso di concomitanza di NASpI. Basti pensare per esempio ai compensi derivanti da borse di studio, ai redditi derivanti dallo svolgimento di attività sportiva dilettantistica o più semplicemente al lavoro occasionale. Quando la NASpI è compatibile con altri redditi? Va comunicato sempre il reddito extra percepito o solo in taluni casi o soglie di reddito? Quali sono i tempi per comunicare i redditi? E ancora, quali sono le modalità di comunicazione? Ma andiamo con ordine e vediamo nel dettaglio quando è possibile lavorare anche quando si è ancora in NASpI.

NASpI: cosa prevede la legge sulla compatibilità di redditi?

La NASpI, introdotta per le interruzioni involontarie di rapporti di lavoro a decorrere dall’1 maggio 2015, prevede in via generale di poter conservare l’indennità di disoccupazione, anche in concomitante attività di lavoro. La legge [1] in tali casi stabilisce la possibilità per il lavoratore di poter mantenere la NASpI di un importo ridotto all’80%, a condizione che lo stesso comunichi all’Inps (Istituto nazionale della previdenza sociale) entro 30 giorni il reddito presunto che pensa di trarre dalla nuova attività lavorativa.

È dunque di fondamentale importanza la soglia di reddito che il lavoratore pensa di percepire dall’instaurazione del rapporto di lavoro. Da essa, infatti, viene stabilita la riduzione della NASpI, la sospensione d’ufficio o addirittura la decadenza della stessa.

È dunque possibile individuare diverse casistiche, a seconda se il rapporto di lavoro instaurato sia di tipo subordinato o autonomo, come di seguito specificato.

NASpI: quando è compatibile con il lavoro subordinato?

Nel caso in cui il lavoratore percettori di NASpI intraprenda un rapporto di lavoro di tipo subordinato, la scriminante che determina la riduzione, sospensione o decadenza dell’indennità è il reddito e la durata del contratto. Quindi:

  • si ha la decadenza della NASpI, se dal rapporto di lavoro subordinato il lavoratore percepisce un reddito superiore a 8.000,00 euro e il contratto è superiore a sei mesi;
  • si ha la sospensione d’ufficio della NASpI, se dal rapporto di lavoro subordinato il lavoratore percepisce un reddito superiore a 8.000,00 euro e il contratto non sia superiore a sei mesi.
  • si ha la riduzione della NASpI all’80% del reddito previsto, se dal rapporto di lavoro subordinato il lavoratore percepisce un reddito inferiore a 8.000,00 euro

In quest’ultimo caso, il lavoratore è tenuto a comunicare tempestivamente l’Inps, mediante il modello telematico «NASpI-Comm”», entro trenta giorni dall’inizio dell’attività il reddito annuo previsto.

NASpI: quando è compatibile con il lavoro autonomo?

Differente sono i casi per quanto riguarda la percezione della NASpI in concomitanza un’attività lavorativa autonoma o di impresa individuale. Infatti:

  • si ha la riduzione della NASpI all’80% del reddito previsto, se dal rapporto di lavoro autonomo il lavoratore percepisce un reddito inferiore a 4.800,00 euro.

Anche in tal caso, è necessario informare preventivamente l’Inps entro un mese dall’inizio dell’attività, dichiarando il reddito annuo che prevede di trarne.

NASpI: come si calcola la riduzione?

La legge prevede che la NASpI è ridotta di un importo pari all’80% del reddito previsto, rapportato al periodo di tempo intercorrente tra la data di inizio dell’attività e la data in cui termina il periodo di godimento dell’indennità o, se antecedente, la fine dell’anno. La riduzione di cui al periodo precedente è ricalcolata d’ufficio al momento della presentazione della dichiarazione dei redditi.

Per chi non presenta la dichiarazione dei redditi potrà presentare direttamente all’Inps una autodichiarazione nella quale indicare il reddito ricavato dall’attività lavorativa autonoma o di impresa individuale entro il 31 marzo dell’anno successivo. In caso contrario, ossia in caso di mancata presentazione dell’autodichiarazione, il lavoratore è tenuto a restituire la NASpI percepita dalla data di inizio dell’attività lavorativa autonoma o di impresa individuale.

NASpI: è compatibile con le borse di studio?

Fin qui sono state fornite le linee guida generali da seguire in caso di instaurazione di nuovi rapporti di lavoro in concomitanza di NASpI, tuttavia possono crearsi situazioni particolari che meritano di essere approfonditi e che l’Inps ha prontamente affrontato in un documento di prassi [2]. È il caso per esempio dei compensi derivanti da borse di studio, borse lavoro, stage e tirocini professionali, e con i redditi derivanti dallo svolgimento di attività sportiva dilettantistica. Sono compatibili anche tali redditi? E in che misura?

Innanzitutto, è bene inquadrare la natura di tali redditi. Dunque:

  • le somme da chiunque corrisposte a titolo di borsa di studio o di assegno, premio o sussidio per fini di studio o di addestramento professionale, sono redditi assimilate ai redditi da lavoro dipendente;
  • i premi ed i compensi erogati nell’esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche dal CONI, dalle Federazioni sportive nazionali, dall’U.N.I.R.E., dagli enti di promozione sportiva e da qualunque organismo, comunque denominato, che persegua finalità sportive dilettantistiche e che da essi sia riconosciuto, sono qualificati come redditi diversi.

Per tali redditi l’Inps ha stabilito che la totale cumulabilità con la NASpI e il lavoratore non è tenuto a comunicarli all’Inps secondo le modalità sopra descritte.

NASpI: è compatibile con il lavoro occasionale?

La nuova disciplina del lavoro occasionale [3] prevede la possibilità di poter svolgere attività lavorative che danno luogo, nel corso di un anno civile per ciascun prestatore, con riferimento alla totalità degli utilizzatori, a compensi di importo complessivamente non superiore a 5.000 euro. Tali redditi sono esenti da imposizione fiscale e non incidono sullo status di disoccupazione. Dunque, entro il predetto limite la NASpI è interamente cumulabile con i compensi derivanti dallo svolgimento di lavoro occasionale e il beneficiario della prestazione NASpI non è tenuto a comunicare all’Inps il compenso derivante dalla predetta attività.

NASpI: è compatibile con redditi derivanti da professionisti?

Altra casistica che potrebbe realizzarsi è la compatibilità della NASpI con i redditi derivanti da attività professionale esercitata da liberi professionisti iscritti a specifiche casse (consulenti del lavoro, ingegneri, avvocati, commercialisti, infermieri ecc.).

In tali casi, vige la regola base secondo la quale non è ammissibile la compatibilità tra redditi derivanti dall’esercizio di un professionista iscritto in un Albo professionale e la NASpI. Tuttavia, è ammessa la possibilità per il libero professionista di poter richiedere il pagamento anticipato una tantum della NASpI,

 NASpI: l’apertura della P.Iva fa scattare l’obbligo di comunicazione?

Una domanda che potrebbe sorgere spontanea alla luce di quanto appena affermato, è se la semplice apertura di una Partita Iva o l’iscrizione in un Albo professionale faccia presupporre lo svolgimento di un’attività di lavoro autonomo e quindi l’obbligo di comunicazione all’Inps. La risposta è negativa. L’Inps, infatti, segnala che è compito della struttura territoriale Inps mettere in atto una serie di verifiche al fine di osservare se l’attività sia effettivamente svolta contattando l’interessato.

Pertanto, possono manifestarsi due casistiche:

  1. se l’attività professionale non risulta svolta, la NASpI potrà continuare ad essere erogata;
  2. se l’attività è effettivamente svolta e l’interessato non ha provveduto a comunicarne l’avvio con indicazione del relativo reddito presunto, si produrrà la decadenza dalla prestazione..

NASpI: quando può essere chiesto l’anticipo?

Come accennato, la legge permette ai soggetti in NASpI di poter chiedere la liquidazione anticipata, in unica soluzione, dell’importo complessivo del trattamento che gli spetta neo seguenti casi:

  • incentivo all’avvio di un’attività lavorativa autonoma o di impresa individuale o per la sottoscrizione di una quota di capitale sociale di una cooperativa nella quale il rapporto mutualistico ha ad oggetto la prestazione di attività lavorative da parte del socio.

Ma quali sono nel dettaglio i casi nei quali è possibile richiedere l’anticipo? In particolare, la liquidazione una tantum può chiesta nei seguenti casi:

  • attività professionale esercitata da liberi professionisti anche iscritti a specifiche casse, in quanto attività di lavoro autonomo;
  • attività di impresa individuale commerciale, artigiana, agricola;
  • sottoscrizione di una quota di capitale sociale di una cooperativa nella quale il rapporto mutualistico ha ad oggetto la prestazione di attività lavorative da parte del socio;
  • costituzione di società unipersonale (S.r.l., S.r.l.s. e S.p.A.) caratterizzata dalla presenza di un unico socio. Di regola il socio unico ha la responsabilità limitata al capitale sociale conferito, a condizione che si versi l’intero capitale sociale sottoscritto, sia comunicato al Registro Imprese la presenza dell’unico socio e sia indicato negli atti e nella corrispondenza della società l’unipersonalità della stessa, senza però indicare il nome del socio unico. Il mancato adempimento di tali obblighi comporta la perdita del beneficio della responsabilità limitata;
  • costituzione o ingresso in società di persone (S.n.C o S.a.S) in quanto il reddito derivante dall’attività svolta dal socio nell’ambito della società è fiscalmente qualificato reddito di impresa;
  • costituzione o ingresso in società di capitali (S.r.L) per la medesima considerazione sulla natura del reddito derivante dall’attività in ambito societario, qualificato anch’esso fiscalmente reddito di impresa.

Ai beneficiari di NASpI che rivestono la posizione di socio di capitale conferendo esclusivamente capitale e la cui partecipazione alla società non è riconducibile ad attività di lavoro autonomo o di impresa, non può essere riconosciuto l’incentivo all’autoimprenditorialità.


note

[1] Art. 9 del Decreto Legislativo 4 marzo 2015, n. 22.

[2] Inps, Circolare n. 174 del 23.11.2017.

[3] Art. 54-bis del Decreto Legge 24 aprile 2017 n. 50, convertito con modificazioni dalla Legge 21 giugno 2017, n. 96.


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