Diritto e Fisco | Editoriale

Scontrini: quali conservare e per quanto tempo

17 aprile 2018


Scontrini: quali conservare e per quanto tempo

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 aprile 2018



Dichiarazione dei redditi: ecco gli scontrini e le fatture da conservare per scaricare le spese dalle tasse.

Scontrini: pezzi di carta, spesso inutili, di cui si riempie la borsa o il portafogli. Una definizione questa di chi non sa che molte spese possono essere detratte dalle tasse purché se ne dia prova all’Agenzia delle Entrate. Prova costituita dallo scontrino stesso. Gli scontrini quindi sono in realtà soldi, soldi che si può evitare di dare allo Stato. Se tutti prestassero attenzione a questa circostanza, avremmo un capovolgimento di vedute e ciò che viene considerata carta straccia sarebbe trattato con più cura. Il consiglio che possiamo darti è quindi di riservare un apposito spazio nel portafogli al fine di conservare le ricevute di pagamento. C’è invece chi crede che lo scontrino serva solo come prova di acquisto quando è in gioco una garanzia, cosa tutt’altro che vera: il codice del consumo infatti non subordina la sostituzione o la riparazione del pezzo rotto all’esibizione dello scontrino, ma a qualsiasi prova di acquisto, fosse anche l’estratto conto della carta di credito. Gli scontrini invece hanno una funzione prettamente fiscale e consentono di scaricare le spese dalle tasse. Ma quali scontrini conservare e per quanto tempo? Non certo tutti vanno dati al commercialista o al Caf poiché non tutte le spese garantiscono una deduzione o una detrazione fiscale. Bisogna confrontarsi con la normativa, che peraltro cambia spesso. In questo articolo, abbiamo elencato le spese più ricorrenti che possono essere scaricate dalle tasse e di cui, quindi, bisogna tenere conto nel momento di compilazione della dichiarazione dei redditi. Alcune di queste spese, come quelle per farmaci, entrano direttamente nella dichiarazione precompilata per cui gran parte del lavoro è già fatto.

Cos’è lo scontrino fiscale

Lo scontrino fiscale è il documento utilizzabile dai soggetti passivi Iva in alternativa alla ricevuta fiscale, al fine di adempiere l’obbligo di certificazione dei corrispettivi. Sono certificate mediante l’emissione dello scontrino o della ricevuta fiscale le cessioni di beni e le prestazioni di servizi indicate dalla legge [1] per le quali non è obbligatoria l’emissione della fattura, a meno che la stessa sia richiesta dal cliente.

Quali scontrini conservare?

Occupiamoci ora degli scontrini da conservare. Come detto si tratta di quelli che relativi a spese detraibili o deducibili dalle tasse e che vanno esibiti all’Agenzia delle Entrate nel caso in cui voglia effettuare degli accertamenti:

  • spese sanitarie. In particolare sono detraibili: a) le spese sanitarie; b) le spese per i mezzi necessari per l’accompagnamento, la deambulazione, la locomozione, il sollevamento e i sussidi tecnici informatici dei portatori di handicap (vi rientrano le spese per l’acquisto di autoveicoli per i disabili); c) le spese sostenute per l’acquisto di alimenti a fini speciali che rientrano nella sezione A1 del Registro nazionale, con l’esclusione di quelli destinati ai lattanti.
  • spese veterinarie
  • spese sostenute dai soggetti sordomuti per i servizi di interpretariato
  • spese funebri
  • spese per l’istruzione universitaria;
  • spese di frequenza scolastica;
  • spese sostenute in favore dei soggetti con disturbo specifico dell’apprendimento (DSA). Sono agevolate le spese sostenute in favore dei minori o di maggiorenni, con diagnosi di disturbo specifico dell’apprendimento (DSA) fino al completamento della scuola secondaria di secondo grado, per: a) l’acquisto di strumenti compensativi e di sussidi tecnici e informatici necessari all’apprendimento; b) l’uso di strumenti compensativi che favoriscano la comunicazione verbale e che assicurino ritmi graduali di apprendimento delle lingue straniere;
  • premi per assicurazioni sulla vita, contro gli infortuni, sul rischio morte e invalidità permanente, per rischio di non autosufficienza;
  • premi assicurativi aventi come oggetto il rischio di eventi calamitosi relativamente a unità immobiliari a uso abitativo;
  • spese per lo sport dilettantistico dei ragazzi di età compresa tra 5 e 18 anni;
  • spese per affitto degli studenti universitari “fuori sede” (in verità il locatore non deve emettere scontrino);
  • spese per badanti delle persone non autosufficienti (anche in questo caso però non viene emesso lo scortino);
  • spese per l’abbonamento ai servizi di trasporto pubblico;
  • spese per il mantenimento del cane guida dei non vedenti;
  • spese per asili nido;
  • spese per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio e per interventi antisismici;
  • spese per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici finalizzati all’arredo “dell’immobile oggetto di ristrutturazione” (cosiddetto “bonus arredamento” o “bonus mobili”);
  • spese per la sistemazione di giardini e terrazzi (cosiddetto “bonus verde” previsto per il 2018 salvo proroghe);
  • spese per gli interventi volti alla riqualificazione energetica degli edifici esistenti.

Per quanto tempo conservare gli scontrini fiscali?

Gli scontrini vanno conservati fino al 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è stato presentato il 730: termine entro cui l’Agenzia è autorizzata a richiederla in sede di controllo. La scadenza è stata così modificata dalla legge di Stabilità 2016 [2], prolungandola di un anno.

Che rischia chi non emette lo scontrino fiscale

Le violazioni relative alla mancata emissione di ricevute, scontrini fiscali o documenti di trasporto, ovvero all’emissione di detti documenti per importi inferiori a quelli reali, sono punite con una sanzione pari al 100% dell’imposta corrispondente all’importo non documentato, con un minimo di 500 euro.

note

[1] Di cui agli art. 2 e 3 del DPR 633/72.

[2] Legge 208/2015, articolo 1, commi 130-132


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