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Tassa rifiuti: va pagata anche se non ricevo l’avviso di accertamento?

21 Aprile 2018
Tassa rifiuti: va pagata anche se non ricevo l’avviso di accertamento?

Ho ricevuto due accertamenti relativi alla tassa rifiuti per gli anni 2011 e 2012. In Comune mi è stata fatta compilare un’istanza di autotutela, nella quale chiedo la riduzione del 60% dell’importo dovuto in quanto l’abitazione in oggetto si trova in campagna dove da sempre non viene prestato alcun servizio di raccolta rifiuti. Il comune è nei tempi per richiedere tali pagamenti visto che entrambe le notifiche sono state inviate il 03/01/2018? Se si, è obbligato ad accettare la richiesta di riduzione del 60%? Preciso che la tassa rifiuti non viene da me pagata in quanto la casa è disabitata dal 1990 e successivamente resa inagibile.

 

Innanzitutto deve essere detto che:

– l’avviso di accertamento della Tarsu in caso di omessa dichiarazione, che è il caso specifico come viene indicato negli avvisi allegati, può essere notificato dal Comune entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione avrebbe dovuto essere presentata (così stabilisce l’articolo 1, comma 161, della legge n. 296 del 2006);

– nel caso di specie, siccome l’occupazione del magazzino era già in corso nel 2011 e nel 2012, la dichiarazione Tarsu doveva essere presentata entro il 20 gennaio di quegli stessi anni (così si è espressa la Corte di Cassazione con sentenza n. 22.224 del 3 novembre 2016), per cui il termine ultimo che il Comune aveva a sua disposizione per notificare al lettore gli avvisi di accertamento scadeva il 31 dicembre 2016 (per la Tarsu 2011) e il 31 dicembre 2017 (per la Tarsu 2012);

– per rispettare il termine appena indicato, la Corte di Cassazione (con la sentenza n. 385 del 2017) ha precisato che il Comune doveva non solo spedire al lettore gli avvisi di accertamento prima della scadenza di quel termine, ma doveva fare in modo che gli avvisi arrivassero al suo indirizzo entro quei termini (cioè entro il 31.12.2016 ed il 31.12.2017): pare, invece, che gli avvisi siano stati addirittura spediti oltre il termine massimo stabilito dalla legge, per cui se così fosse, tutti e due gli avvisi di accertamento sarebbero tardivi, viziati e, perciò, nulli;

– purtroppo, però, questo vizio degli avvisi di accertamento, cioè il fatto che sono stati notificati tardi al lettore, cioè oltre il termine stabilito dalla legge, doveva essere da questi contestato facendo ricorso entro e non oltre sessanta giorni da quando gli sono stati recapitati: siccome, però, il lettore non li ha impugnati facendo ricorso alla Commissione tributaria, il vizio dei due avvisi risulta sanato e non è più ormai contestabile.

Fatta questa premessa, leggendo il regolamento Tarsu del Comune del lettore, va detto che l’articolo 9, comma 2, lettera b) di questo regolamento, stabilisce che:

la tassa è ridotta del 60% se i contenitori distano più di 200 metri nella zona in cui è situato l’immobile soggetto a tassazione, ma a condizione che l’utente abbia inviato diffida al gestore del servizio di nettezza urbana per evidenziare il disservizio senza che, poi, il disservizio sia cessato.

Il regolamento comunale (articolo 9, comma 3) stabilisce quindi che la riduzione della tassa del 60% spetta solo a partire dalla data in cui è stata inviata la diffida al gestore del servizio di nettezza urbana per contestare il disservizio.

Tutto questo vuol dire che attualmente, sulla base della norma del regolamento comunale appena citato, il Comune del lettore non è obbligato a riconoscergli la riduzione della tassa del 60% (che il lettore ha richiesto presentando l’istanza in autotutela) se il lettore non ha mai inviato la diffida al gestore del servizio di nettezza urbana e questo proprio perché il regolamento comunale dice che la riduzione del 60% spetta solo dal momento dell’invio della diffida al gestore del servizio di nettezza urbana.

Se poi il Comune decidesse comunque di riconoscere al lettore la riduzione anche in assenza di una diffida dello stesso al gestore del servizio di nettezza urbana, gli farebbe una cortesia perché il regolamento comunale stabilisce che la riduzione scatta solo per i periodi successivi all’invio della diffida da parte del contribuente al gestore del servizio di nettezza urbana (se dopo la diffida il disservizio non dovesse cessare).

Infine, si precisa che in base all’articolo 62, comma 2, del decreto legislativo n. 507 del 1993 la Tarsu non è dovuta per quei locali ed aree che siano inagibili o inabitabili, ma solamente a condizione che l’inagibilità sia stata indicata in apposita dichiarazione ai fini Tarsu (dichiarazione originaria o dichiarazione di variazione) e sia stata debitamente riscontrata in base ad elementi obiettivi direttamente rilevabili o in base ad idonea documentazione.

Questo vuol dire che la Tarsu non va pagata se l’immobile è inagibile, ma soltanto se ci sono tutte e due le seguenti condizioni:

– il contribuente ha dichiarato l’inagibilità in apposita dichiarazione Tarsu;

– l’inagibilità sia direttamente rilevabile (da sopralluogo dei tecnici comunali) o sia stata dimostrata dal contribuente con idonea documentazione.

In mancanza di tutte e due queste condizioni il contribuente non può sospendere il pagamento della Tarsu.

 Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte



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