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Furto con destrezza: cosa significa?

21 Aprile 2018 | Autore:
Furto con destrezza: cosa significa?

Quando ricorre il furto con destrezza? Cos’è un furto aggravato? Cosa sono le speciali abilità del ladro? Il furto con destrezza è procedibile d’ufficio? Vediamo cosa dicono la legge e i giudici della Cassazione.

Il furto è, con ogni probabilità, il reato più diffuso in Italia. Furti in abitazione, scippi, furto di autovetture, furti nei supermercati: dai ladri di professione a quelli di polli, ce n’è per tutti i gusti.

La legge italiana punisce il furto in tutte le sue forme: possiamo anzi dire che il furto semplice non esista, in quanto ricorre praticamente sempre una circostanza aggravante. Tra queste, v’è anche quella della destrezza. Ma cos’è il furto con destrezza? Cosa significa? In quali casi ricorre? Vediamo cosa dicono la legge e la giurisprudenza.

Furto: cos’è?

Prima di spiegare cosa significa furto con destrezza, vediamo come la legge italiana sanziona il furto. Il codice penale punisce con la reclusione da sei mesi a tre anni la persona che s’impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene, al fine di trarne profitto per sé o per altri [1]. Se il furto avviene in abitazione, con strappo (il classico “scippo”) [2] ovvero attraverso metodi che, come vedremo di qui a breve, la legge considera aggravanti [3], la pena può arrivare fino a sei anni.

Il furto semplice, cioè quello diverso dal furto in abitazione, con strappo o aggravato, è punibile soltanto a querela di parte. Ciò significa che, anche se le autorità (polizia, carabinieri) dovessero venire a conoscenza del fatto, non potrebbero intraprendere di propria iniziativa un procedimento penale contro il colpevole. È necessaria, infatti, la chiara ed espressa volontà di punire il fatto, volontà che deve essere manifestata dalla vittima mediante querela di furto. Negli altri casi, invece, è possibile procedere d’ufficio.

Furto: è procedibile d’ufficio o a querela di parte?

La denuncia serve per portare a conoscenza di un fatto che abbia i connotati del reato l’autorità incaricata di indagare ed, eventualmente, intervenire. Si è detto che la denuncia serve a segnalare i reati perseguibili d’ufficio. Cosa significa? L’ordinamento italiano prevede, per alcune tipologie di reato, la necessità che sia la persona offesa a consentire che le autorità possano intervenire. In altre parole, senza il consenso della vittima il reo non può essere consegnato alla giustizia.

Quando c’è bisogno di questo “permesso”, si parla di reato procedibile a querela di parte. Secondo il codice di procedura penale [4], la querela è una condizione di procedibilità con la quale si manifesta la volontà di procedere in ordine ad un fatto che costituisce reato. In termini più semplici, la querela è la volontà, manifestata per iscritto o verbalmente da chi è vittima del reato, di perseguire l’autore del fatto delittuoso. Senza questo consenso la legge non può punire l’autore del reato.

Al contrario, si procede d’ufficio quando non c’è alcun bisogno che la vittima esterni la sua volontà di far punire il colpevole, in quanto lo Stato procederà indipendentemente da essa. Perché allora alcuni reati sono punibili a querela e altri no? Perché di norma i primi sono meno gravi e, per evitare di ingolfare ancor più la macchina della giustizia, la legge ha pensato di lasciare alla discrezionalità della vittima la loro concreta punibilità. È il caso, come ricordato sopra, del furto semplice, punibile soltanto a querela di parte.

Furto: quando è aggravato?

Il furto è aggravato in determinati casi previsti dalla legge. Secondo il codice penale, la sottrazione di una cosa altrui, quando avviene in determinati modi, merita di essere punita più severamente: queste circostanze sono definite aggravanti, al cui ricorrere la pena lievita fino a poter raggiungere, nel caso di concomitanza di più circostanze, i dieci anni. Il furto aggravato, inoltre, è procedibile d’ufficio.

Per la legge, il furto è aggravato quando:

  • il ladro usa violenza sulle cose o si avvale di un mezzo ingannevole (emblematico è il furto di energia elettrica, per il quale si rinvia all’articolo Furto di energia elettrica: cosa si rischia?);
  • il colpevole porta con sé armi o narcotici, pur senza usarli;
  • è commesso con destrezza;
  • è commesso da tre o più persone, oppure anche da una sola, se sia travestita in modo da celarne l’identità o da simulare la qualità di pubblico ufficiale;
  • riguarda il bagaglio dei viaggiatori in ogni specie di veicoli, nelle stazioni, negli scali o banchine, negli alberghi o in altri esercizi ove si vendono alimenti;
  • è commesso su beni presenti in uffici pubblici, oppure sottoposti a sequestro o a pignoramento, o ancora esposti necessariamente o abitualmente alla pubblica fede (es., macchina parcheggiata in luogo non custodito);
  • è commesso su componenti metalliche o altro materiale sottratto ad infrastrutture destinate all’erogazione di energia, di servizi di trasporto, di telecomunicazioni o di altri servizi pubblici e gestite da soggetti pubblici o da privati in regime di concessione pubblica;
  • è commesso su tre o più capi di bestiame raccolti in gregge o in mandria, ovvero su animali bovini o equini, anche non raccolti in mandria;
  • è commesso all’interno di mezzi pubblici;
  • è commesso nei confronti di persona che stia uscendo da istituti di credito o uffici postali, oppure abbia effettuato un prelievo presso gli sportelli automatici a ciò adibiti [5].

Com’è facile intuire, praticamente sempre ricorrerà almeno una delle circostanze sopra elencate; ciò rende il furto semplice un vero e proprio “reato in via di estinzione”. Ad esempio, costituisce furto non aggravato quello commesso davanti al proprietario del bene, senza utilizzo di inganni, abilità, complici o di altri sotterfugi.

Quindi, risponderà di furto Tizio che sottrae a Caia la borsa che aveva momentaneamente poggiato su una panchina del parco. Se Tizio utilizzasse un metodo per ingannare Caia (ad esempio, avvicinandosi a lei e distraendola, favorendo il complice Sempronio), già ricorrerebbero gli estremi di un furto aggravato da mezzo ingannevole.

Furto con destrezza: cos’è?

Il furto con destrezza rientra tra le ipotesi di furto aggravato. Quando si può dire che un furto sia commesso con destrezza? Secondo gli studiosi del diritto [6], per aversi furto con destrezza è necessario che il ladro agisca con speciale abilità, superiore a quella normalmente usata dal comune ladro e, perciò, idonea a eludere la normale vigilanza dell’uomo dalla diligenza media.

Da questo breve ed iniziale definizione di furto con destrezza capiamo che i suoi presupposti sono:

  1. la particolare rapidità e capacità del ladro;
  2. la sorveglianza della cosa rubata.

Quest’ultimo elemento è molto importante, in quanto serve a distinguere il furto con destrezza dal furto con mezzo fraudolento (o ingannevole). Nell’esempio sopra riportato del furto della borsetta, si potrà avere l’aggravante della destrezza solamente se la signora vigilava sul suo bene; se, al contrario, avesse dimenticato la borsa sulla panchina, il ladro che se ne impossessa risponderebbe di furto semplice, poiché nulla ha dovuto fare per superare la sorveglianza della proprietaria.

Allo stesso modo, se la signora fosse tratta in inganno dal complice del ladro che, distraendola, ne ha facilitato la sottrazione, si avrebbe la diversa aggravante del furto con mezzo fraudolento.

Classico esempio di furto con destrezza è il borseggio: Tizio infila rapidamente la mano nella tasca del cappotto di Caio sfilandogli il portafogli; Sempronio, approfittando del tram sovraffollato, urta di proposito Mevio e, con gesto repentino, gli sottrae il cellulare custodito nella borsa.

Ugualmente si ha furto con destrezza quando, sfruttando la propria velocità di mano, si riesce a portar via una merce esposta sul banco del rivenditore il quale, pur essendo presente, non si accorge di nulla.

Furto con destrezza: esempi

Definito il furto con destrezza, passiamo a vedere qualche caso concreto.

Anche secondo la giurisprudenza il furto con destrezza si ravvisa quando la condotta del ladro sia connotata da particolare agilità e sveltezza, da mosse o manovre particolarmente scaltre e ingannevoli, tali da eludere la pur vigile attenzione dell’uomo medio e impedendogli di prevenire la sottrazione delle cose in suo possesso opponendosi tempestivamente [7]. In altre parole, il ladro deve essere talmente abile da impedire al derubato di sventare il furto, pur essendo presente al momento del misfatto oppure accorgendosi della sottrazione subito dopo.

Da tanto deriva l’esclusione della destrezza quando il ladro approfitta di una finestra lasciata inavvertitamente aperta per entrare e rubare il malloppo [8].

In un’altra circostanza, invece, la Corte di Cassazione ha ritenuto sussistere il furto con destrezza da parte di chi si era impossessato di un marsupio di proprietà di un paziente ricoverato in ospedale approfittando della momentanea assenza di quest’ultimo per recarsi in bagno [9].

La giurisprudenza ritiene anche che la speciale abilità di cui si avvale il ladro non deve essere intesa come una capacità superiore, eccezionale, posseduta da pochi, ma semplicemente come una condotta scaltra, veloce e tempestiva. Per questo motivo, la Cassazione ha ritenuto colpevole di furto aggravato il ladro che, approfittando dell’auto lasciata momentaneamente incustodita dal proprietario, sia salito a bordo della stessa e l’abbia portata via [10].

In maniera identica, commette furto con destrezza chi, approfittando del temporaneo allontanamento del proprietario per effettuare un prelievo al bancomat, sottragga dall’abitacolo della vettura lasciata incustodita danaro o altri oggetti [11]. Un’altra decisione, invece, ha ritenuto che lo stesso comportamento non integrasse gli estremi del furto con destrezza, in quanto svaligiare un’auto lasciata aperta non presuppone alcuna particolare abilità [12].

Ugualmente, la Suprema Corte ha ritenuto non sussistente il furto con destrezza da parte di chi aveva semplicemente approfittato dell’assenza del negoziante per aprire il cassetto dove teneva i soldi [13].

La Corte di Cassazione, poi, ha escluso che il classico furto nel supermercato possa integrare furto con destrezza, visto che la merce è liberamente esposta sugli scaffali e si presta, pertanto, ad essere facilmente sottratta [14].

Quando è furto con destrezza?

In sintesi, il furto con destrezza presuppone una prontezza e una sveltezza del ladro particolari, ma non eccezionali: detto davvero in parole povere, non è necessario che il ladro sia veloce come Usain Bolt! La destrezza e l’abilità, infatti, vanno parametrate alla circostanza concreta: si è visto come parte della giurisprudenza ritenga sussistere furto con destrezza anche quando ci si intrufoli in un’auto aperta.

La destrezza, quindi, va valutata di caso in caso, tenendo sempre presente:

  • l’abilità del ladro;
  • la vigilanza della vittima;
  • le circostanze di luogo e di tempo.

Quindi, si avrà furto con destrezza anche quando il ladro attenda pazientemente finché la vittima non si allontani dall’oggetto desiderato (borsa, portafogli, ecc.), ad esempio per andare in bagno o per altra necessità. L’astuzia, quindi, è parte integrante della condotta colpevole: cogliere il momento propizio fa parte della destrezza.

Allo stesso modo, è irrilevante che la vittima si accorga o meno della sottrazione: si avrà furto con destrezza anche se il derubato si accorge del furto ma, a causa della particolare agilità del ladro, non riesca a recuperare la refurtiva (ad esempio perché il ladro, dotato di grande agilità fisica, si dà immediatamente alla fuga scavalcando un muro).

Non si potrà parlare di furto con destrezza quando, pur adoperando tutta la propria scaltrezza e abilità, la sottrazione è avvenuta a danno di persona che non era in grado di difendersi: si pensi all’infermo di mente o all’ubriaco.

Furto con destrezza: cosa fare?

Abbiamo già ricordato che il furto con destrezza è un particolare tipo di furto aggravato: esso, pertanto, è perseguibile d’ufficio. Chiunque potrà denunciare il furto: sia la vittima che altre persone che vi hanno assistito.

La denuncia è l’atto con cui una persona porta a conoscenza dell’autorità competente (pubblico ministero o ufficiale di polizia giudiziaria) un reato procedibile d’ufficio del quale ha avuto notizia. Nel caso di denuncia di furto con destrezza, quindi, ciò che si segnala alle autorità è l’indebita sottrazione subita da parte di un ladro che si è avvalso delle sue abilità.

La denuncia è, normalmente, facoltativa, nel senso che non si è obbligati a sporgerla (fatta eccezione per alcuni gravi delitti) e può essere presentata in forma orale o scritta. Nel primo caso l’ufficiale di polizia giudiziaria (carabinieri, polizia, guardia di finanza) redige verbale che andrà poi firmato dal denunciante, mentre nel secondo l’atto dovrà essere sottoscritto dal denunciante o da un suo procuratore legale [15]. Per la denuncia da parte dei privati non è previsto un contenuto formale tipico e il denunciante può limitarsi alla semplice esposizione del fatto: si potrà dire, ad esempio, che il cellulare che si custodiva nella tasca della giacca è stato sottratto alla fermata di un autobus.

È sempre consigliabile essere il più precisi possibili: è importante descrivere dettagliatamente l’episodio, in modo da poter aiutare le forze dell’ordine nel compiere il loro lavoro. Quando la denuncia è facoltativa non è previsto alcun termine per la sua presentazione. La persona che presenta una denuncia ha diritto di ottenere attestazione della ricezione.


note

[1] Art. 624 cod. pen.

[2] Art. 624-bis cod. pen.

[3] Art. 625 cod. pen.

[4] Art. 336 cod. proc. pen.

[5] Art. 625 cod. pen.

[6] F. Mantovani, Diritto penale, Parte speciale, II, Delitti contro il patrimonio, p. 77.

[7] Cass., sent. n. 13491/1998 del 21.12.1998.

[8] Cass., sent. 10184/2005 del 16.03.2005.

[9] Cass., sent. n. 11079/2009 del 23.03.2009.

[10] Cass., sent. n. 35872/2007 del 01.10.2007.

[11] Cass., sent. n. 45488/2008 del 09.12.2008.

[12] Cass., sent. n. 14992/2009 del 07.04.2009.

[13] Cass., sent. n. 42672/2007 del 20.11.2007.

[14] Cass., sent. n. 26560/2011 del 07.07.2011.

[15] Art. 333 cod. proc. pen.

Autore immagine: Pixabay.com


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