Diritto e Fisco | Editoriale

Trattamento fiscale dei contributi di previdenza obbligatoria e integrativa

17 Aprile 2018 | Autore:
Trattamento fiscale dei contributi di previdenza obbligatoria e integrativa

In che modo e sino a quale importo i contributi previdenziali si possono dedurre dalle tasse?

I contributi previdenziali non sono “soldi buttati”: non soltanto perché servono ad incrementare la pensione futura, ma anche perché possono essere dedotti dal reddito, consentendo dunque di pagare meno tasse.

Non tutti i contributi possono essere sottratti interamente dal reddito da assoggettare alle imposte, però: alcuni, come i contributi destinati alla previdenza complementare, sono dedotti sino a un tetto massimo, mentre altri, come i contributi da riscatto versati per un familiare che non ha mai lavorato, diminuiscono direttamente l’imposta dovuta (in quanto si applica una detrazione del 19%).

Nei casi in cui il contribuente sia incapiente o non abbia reddito, poi, i contributi non dedotti vanno persi e non danno luogo a credito d’imposta.

Ma procediamo per ordine e vediamo, nel dettaglio, come funziona il trattamento fiscale dei contributi di previdenza obbligatoria e integrativa.

Deduzione contributi previdenziali obbligatori

I contributi previdenziali obbligatori solitamente non sono indicati, per i lavoratori dipendenti ed i parasubordinati (collaboratori, o co.co.co.), nella dichiarazione dei redditi. Questo, perché il reddito imponibile indicato nella certificazione unica CU, che si riporta nel modello 730 o nel modello redditi, è già al netto dei contributi previdenziali obbligatori trattenuti.

Per i lavoratori autonomi, i contributi versati sono indicati nell’apposito quadro in cui si determina il reddito professionale e d’impresa, ad esempio nel quadro LM per i contribuenti minimi ed i forfettari (per approfondire: Come si calcolano i contributi nel modello redditi per i forfettari).

I contributi previdenziali sono interamente dedotti dal reddito imponibile per cassa: conta, cioè, l’anno d’imposta in cui è versata la contribuzione, non il criterio di competenza.

Ad esempio, se un iscritto alla gestione commercianti versa, nel 2018, i contributi obbligatori relativi sia all’anno 2017 che all’anno 2018, come avviene nella generalità dei casi, dedurrà dal reddito 2018 tutti i contributi versati dal 1° gennaio al 31 dicembre 2018, a prescindere dall’annualità cui si riferiscono. Ciò che non può essere dedotto sono eventuali sanzioni.

Possono essere dedotti anche i contributi versati agli enti non facenti capo all’Inps, come le casse dei liberi professionisti.

Deduzione contributi volontari

I contributi volontari, finalizzati a coprire i periodi privi di contribuzione, con versamenti a carico del lavoratore, possono essere dedotti dal reddito alla pari dei contributi obbligatori.

Secondo il Testo unico imposte sui redditi (Tuir) [1], difatti, dal reddito complessivo è possibile dedurre i contributi previdenziali ed assistenziali versati in ottemperanza a disposizioni di legge, nonché quelli versati facoltativamente alla gestione della forma pensionistica obbligatoria di appartenenza.

Deduzione contributi versati alla previdenza complementare

Chi aderisce a un fondo di previdenza complementare può dedurre dal reddito i contributi versati, sino a un determinato tetto massimo. Nel dettaglio, i contributi versati sono deducibili per un importo non superiore a 5.164,57 euro annui, a prescindere dal fondo al quale sono devoluti; è esclusa dalle somme deducibili l’eventuale quota di Tfr (trattamento di fine rapporto) devoluta al fondo per incrementare la pensione.

L’importo non dedotto eccedente il tetto massimo dà origine ad una quota di prestazione in capitale o in rendita (cioè a una quota di pensione) esclusa da tassazione. Nel caso dei lavoratori con prima occupazione successiva al 1° gennaio 2007, l’ammontare non dedotto nei primi 5 anni si può utilizzare nei 20 anni successivi fino alla differenza tra l’importo di 25.822,85 euro e i contributi effettivamente versati; sono soggetti a piena deducibilità soltanto i lavoratori iscritti a fondi in situazione di squilibrio finanziario.

È possibile anche dedurre i contributi versati per un familiare fiscalmente a carico, per intero o parzialmente. Se, infatti, il familiare a carico non può dedurre per intero la contribuzione versata, la parte restante può essere dedotta da chi lo ha fiscalmente a carico e ha effettuato il versamento.

Ricordiamo che il reddito del familiare, perché sia considerato fiscalmente a carico, non può superare i 2.840,51 euro all’anno. Dal 2019, la soglia di reddito aumenta a 4mila euro annui, ma solo per i figli sino a 24 anni di età.

Deduzione contributi da riscatto e ricongiunzione

Possono essere invece interamente dedotti dal reddito i contributi versati per il riscatto del corso di studi, o di un altro periodo riscattabile non coperto da contribuzione, oltre ai contributi versati come oneri di ricongiunzione presso la propria gestione di previdenza obbligatoria. Come già osservato in merito ai contributi volontari, difatti, il Tuir dispone la possibilità di deduzione integrale dei contributi versati facoltativamente alla gestione della forma pensionistica obbligatoria di appartenenza.

Deduzione contributi versati per un familiare a carico

È possibile dedurre anche i contributi obbligatori, volontari e da riscatto o ricongiunzione versati per un proprio familiare fiscalmente a carico.

I contributi da dedurre per i familiari a carico devono essere indicati nel quadro Oneri e spese della dichiarazione dei redditi.

Detrazione contributi da riscatto versati per un familiare a carico

Se si devono dedurre i contributi versati per il riscatto degli anni laurea a favore di familiari che non hanno mai lavorato e non sono iscritti né all’Inps né ad altre forme obbligatorie di previdenza, non è possibile usufruire della deduzione fiscale della contribuzione dal reddito.

I contributi versati possono comunque essere detratti dall’Irpef, quindi direttamente sottratti dalle imposte, nella misura del 19%.


note

[1] Art.10 Tuir.


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