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Sallusti non è evaso dai domiciliari! Arriva la prima assoluzione

16 dicembre 2012


Sallusti non è evaso dai domiciliari! Arriva la prima assoluzione

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 dicembre 2012



Lo scorso venerdì, il giudice del Tribunale di Milano, dopo una discussione a porte chiuse, ha assolto l’ex direttore de “Il Giornale”, a formula piena [1], dall’accusa di essere evaso dai domiciliari.

Il Tribunale di Milano, quindi, ha rigettato le richieste del Pubblico Ministero che, invece, aveva chiesto per il giornalista, la pena di sei mesi e venti giorni di reclusione.

Il processo, per come noto, è sorto a causa di un comportamento “simbolicamente ribelle” tenuto lo scorso 30 novembre dal Sallusti. Il giornalista, dopo essere stato accompagnato nella propria abitazione per scontare i domiciliari, misura cautelare [2] sorta in seguito ad un procedimento per diffamazione a mezzo stampa avviato dalla Procura milanese per omesso controllo su un articolo pubblicato da “Il Giornale” ai danni di un Magistrato della procura militare di Padova [3], al fine di dissociarsi dalla ingiusta – a suo parere – decisione, era uscito di casa.

Da qui il processo per evasione la cui conclusione felice per il giornalista, ha fatto cadere anche la misura della sospensione dall’iscrizione all’albo dei giornalisti, disposta nei suoi confronti il 12 dicembre scorso, dall’Ordine professionale di appartenenza [4].

di MICHELE IAPICCA

note

[1] A formula piena, perché il fatto non sussiste ex art. 530 comma 1 cpp.

Il giudice utilizza questa formula per dichiarare che il fatto reato, addebitato all’imputato, non ha trovato riscontro, cioè non è stato provato dalla accusa; questa formula prefigura la cosiddetta assoluzione piena.

[2] L’arresto domiciliare è una misura cautelari personale che comporta una grave limitazione o privazione della libertà personale. É prevista dall’art. 284 cpp e comporta il divieto di allontanamento dell’imputato dalla propria abitazione o da altro luogo di privata dimora ovvero da un luogo pubblico di cura o di assistenza.

[3] La diffamazione è il delitto previsto dall’art. 595 cp, che recita:

« Chiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo precedente, comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a euro 1032. Se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a euro 2065.

Se l’offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore ad euro 516. Se l’offesa è recata a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza, o ad una Autorità costituita in collegio, le pene sono aumentate».

[4] L’art.39 della legge professionale dei Giornalisti, L. n. 69/63, dispone:

Debbono essere cancellati dall’albo coloro che abbiano riportato condanne penali che importino l’interdizione permanente dai pubblici uffici.

Nel caso di condanna che importi l’interdizione temporanea dai pubblici uffici, l’iscritto è sospeso di diritto durante il periodo di interdizione. Ove sia emesso ordine o mandato di cattura, gli effetti dell’iscrizione sono sospesi di diritto fino alla revoca del mandato o dell’ordine.

Nel caso di condanna penale che non importi la pena accessoria di cui ai commi precedenti, il Consiglio dell’Ordine inizia procedimento disciplinare ove ricorrano le condizioni previste dal primo comma dell’art. 48.

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