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Danni da caduta di masso per cattiva manutenzione del terreno

24 Aprile 2018
Danni da caduta di masso per cattiva manutenzione del terreno

Qualche mese fa, un grosso masso staccatosi dal terreno di un privato è precipitato sul tetto di un immobile di cui sono comproprietario, distruggendo anche parte dei muri perimetrali in pietra con conseguente caduta delle stesse sulla viabilità pubblica (trattasi di passaggio pedonale). L’immobile si trova in un paesino di montagna parzialmente disabitato dove i terreni sono quasi tutti in stato di abbandono. Abbiamo ricevuto un’ordinanza per la messa in sicurezza dell’area e lo sgombero della viabilità pubblica oltre che dai sassi che costituivano i muri del nostro immobile anche dal masso di 2 metri cubi che, tra l’altro, si trova in un punto non raggiungibile da mezzi meccanici. Chi è tenuto a dette operazioni trattandosi di un evento non causato dal nostro immobile, ma da un evento naturale che ci ha apportato un danno? Vorremmo impugnare il provvedimento al TAR.  

La caduta dei massi da terreno sovrastante, colpendo l’immobile sottostante e la strada pubblica ha provocato dei danni. In particolare, con riferimento all’immobile in questione, tale evento ha comportato un rischio per l’incolumità dell’intera collettività che, semplicemente passando per quella strada corre il pericolo di essere travolta o di subire incidenti per via dei muri e del tetto instabile.

Il Comune emette questa ordinanza, che è atto legittimo, proprio perché, indipendentemente dalla causa scatenante il disastro, nello specifico il distaccamento di una roccia, focalizza il bene da tutelare in via preliminare, ossia la vita e la salute dei cittadini.

La regola generale stabilisce che il Sindaco, quale ufficiale del Governo, adotta, con atto motivato provvedimenti, anche contingibili e urgenti nel rispetto dei princìpi generali dell’ordinamento, al fine di prevenire ed eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana. Inoltre, se l’immobile è pericolante è responsabilità del proprietario pagare le spese per eventuali danni cagionati a terzi.

In altre parole, il Comune, a parere dello scrivente, non approfondendo circa le cause che hanno comportato lo stato di pericolo dell’immobile, ha posto in essere i provvedimenti volti a proteggere la collettività basandosi sulla normativa che evidenzia l’obbligo, da parte del proprietario dell’edificio diroccato e instabile di provvedere alla messa in sicurezza onde evitare la rovina.

Poiché la caduta del masso è derivata dalla cattiva manutenzione del terreno collocato al di sopra dell’immobile, con l’aiuto di un tecnico, come ad esempio un ingegnere ambientale o un geometra, è possibile quantificare i danni e la responsabilità dei proprietari chiedendo di essere rimborsati per il danno subito, tenendo anche conto dell’ordinanza comunale. Quest’ultima, per le motivazioni suesposte potrà essere impugnato, come dal lettore correttamente evidenziato, al Tar competente per territorio.

La giurisprudenza conferma quanto detto.

La contravvenzione prevista dall’art. 650 c.p., nell’ipotesi in cui consiste nella inottemperanza all’ordine di effettuare i lavori di messa in sicurezza di un edificio, se resta assorbita nel reato di cui all’art. 677 comma 3 c.p., quando dal fatto derivi concreto pericolo per le persone, in assenza di tale presupposto concorre con l’illecito amministrativo previsto dall’art. 677, comma primo c.p., atteso che la clausola di sussidiarietà contenuta nella prima delle disposizioni citate opera esclusivamente nel rapporto tra fattispecie aventi entrambe natura penale. (Dichiara inammissibile, Trib. Potenza, 17/04/2013 )”. Cassazione penale sez. I 25 novembre 2014 n. 51186.

Ai fini della configurabilità della contravvenzione di “Inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità”, è necessario che il provvedimento violato sia stato emesso nell’interesse della collettività, con la conseguenza che il reato di cui all’art. 650 c.p. non sussiste nel caso di inosservanza di provvedimento adottato nell’interesse di privati cittadini. (Fattispecie in cui la Suprema Corte ha annullato con rinvio la sentenza di condanna dell’imputato per non aver ottemperato all’ordinanza sindacale di demolizione di un muro pericolante, in quanto il giudice di merito non aveva precisato se la situazione di pericolo riguardasse un’area privata o pubblica). (Annulla con rinvio, Trib.Salerno, s.d. Mercato S.Severino, 31/01/2013 )” Cassazione penale sez. I 21 ottobre 2014 n. 46004.

Alla luce di quanto detto, a parere dello scrivente:

– Il proprietario dell’immobile pericolante, indipendentemente dalle cause, è responsabile della sua messa in sicurezza onde proteggere l’incolumità pubblica.

– Il Comune emette l’ordinanza proprio a questo scopo.

– Dal momento che il danno è stato provocato dalla cattiva manutenzione di un terreno, è possibile chiedere un risarcimento ai proprietari in via bonaria e, in caso di esito negativo, mediante diffida ad adempiere e successivo giudizio civile presso il tribunale del luogo.

– L’ordinanza comunale può essere impugnata al Tar con le medesime motivazioni.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Rossella Blaiotta



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