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Illecito del figlio minore e responsabilità dei genitori

25 Aprile 2018
Illecito del figlio minore e responsabilità dei genitori

Mio figlio, ora ventenne, è stato sottoposto a procedimento penale nel 2015 quando era ancora minorenne per il reato di cui agli articoli 110 e 600 ter comma III c.p., ( per aver diffuso per via telematica immagini di natura pornografica di una ragazza minorenne). Il tribunale per i minori nel 2015, dichiarava sentenza di non luogo a procedere per estinzione del reato per esito positivo della messa alla prova. La vittima, oggi maggiorenne, chiede tramite il suo legale un risarcimento danni non quantificato, minacciando un’eventuale azione civile. Chi verrà eventualmente citato in giudizio a rispondere per i danni, il sottoscritto oppure mio figlio ormai maggiorenne?

  

Il codice civile (articolo 2048) stabilisce che i genitori sono responsabili del danno causato dal fatto illecito dei figli minori non emancipati che abitano con essi a meno che non provino di non aver potuto impedire il fatto.

Questo vuol dire che, per il fatto illecito commesso dal figlio quand’era minorenne, anche il lettore (e sua moglie) potranno essere citati in giudizio per risponderne sul piano civile (cioè potranno essere chiamati a risarcire il danno subito dalla persona danneggiata), a meno che non dimostrino di non aver potuto impedire il fatto.

Cosa significa dimostrare di non aver potuto impedire il fatto?

Come possono, cioè, i genitori evitare di dover risarcire personalmente (con i loro beni cioè) la persona danneggiata dal fatto illecito commesso dal loro figlio quando era minorenne?

I genitori, come ha precisato la Corte di Cassazione (sentenza n. 26.200 del 2011), possono evitare di risarcire personalmente il danno provocato dal figlio quand’era minorenne:

– se dimostrano nel corso della causa di aver impartito al figlio una buona educazione e di aver esercitato su di lui una vigilanza adeguata, il tutto in conformità alle condizioni sociali, familiari, all’età al carattere e all’indole del minore;

– occorre anche dire che l’inadeguatezza dell’educazione impartita al figlio e della vigilanza esercitata su di lui potranno anche essere desunte dal giudice, se non sussiste una prova contraria fornita dai genitori, anche dalle modalità con le quali il figlio ha commesso il fatto illecito (a seconda dei singoli casi, cioè, le modalità con cui il figlio minore ha commesso il fatto illecito possono anche essere da sole sufficienti a rivelare l’insufficienza dell’educazione e della maturità del minore e, quindi, il mancato adempimento, da parte dei genitori, ai loro doveri di educazione e sorveglianza).

Riassumendo:

1) la persona danneggiata potrà citare in giudizio il lettore e sua moglie affinché le risarciscano il danno da lei subito ai sensi dell’articolo 2048 del codice civile (per omessa educazione e vigilanza su vostro figlio relativamente al fatto illecito da lui commesso quand’era minorenne);

2) il lettore e sua moglie, per evitare di essere condannati al risarcimento del danno, dovranno dimostrare in giudizio di aver impartito a vostro figlio una buona educazione e di aver esercitato su di lui una vigilanza adeguata, il tutto in conformità alle condizioni sociali, familiari, all’età al carattere e all’indole del minore;

3) la persona danneggiata può citare in giudizio, oltre al lettore e a sua moglie, anche suo figlio (citarlo direttamente in quanto diventato nel frattempo maggiorenne) se all’epoca dei fatti, nonostante fosse minorenne, era comunque capace di intendere e volere: la legge infatti, se il minore è in grado di autodeterminarsi ed è consapevole degli atti che compie, lo ritiene responsabile delle conseguenze delle proprie azioni tanto da poter essere citato in giudizio per risarcire i danni che ne derivano (vedasi l’articolo 428 del codice civile sul concetto di capacità naturale, cioè di intendere e volere e l’articolo 2043 del codice civile sulla responsabilità per i danni commessi).

La persona danneggiata, quindi, per essere risarcita potrà citare in giudizio contemporaneamente il figlio del lettore, ai sensi dell’articolo 2043 del codice civile (se era capace di intendere e volere al momento in cui commise il fatto), oltre che il lettore e sua moglie (se non hanno impartito al loro figlio, ai sensi dell’articolo 2048 del codice civile, l’educazione necessaria e non hanno sorvegliato a sufficienza su di lui): in presenza dei presupposti indicati, cioè, concorre sia la responsabilità dei genitori che quella del figlio minore se capace di intendere e volere al momento del fatto e toccherà poi al giudice, se riterrà sussistenti entrambe le responsabilità, ripartire poi il danno tra figlio e genitori.

Naturalmente la persona danneggiata (attraverso i suoi legali) potrà anche decidere di citare in giudizio soltanto il lettore e sua moglie correndo, però, il rischio di non ricavare nulla dalla causa se voi riusciste a dimostrare di non avere alcuna responsabilità per il fatto commesso dal loro figlio (quand’era minorenne) perché gli avete impartito una buona educazione e avete esercitato su di lui una vigilanza adeguata, il tutto in conformità alle condizioni sociali, familiari, all’età al carattere e all’indole del minore.

Si noti che se la persona danneggiata non chiamasse in causa il figlio, del lettore, potranno essere il lettore e sua moglie a chiamarlo in causa, se ritengono che debba essere lui soltanto a rispondere del danno inflitto alla persona danneggiata.

In conclusione, chiunque venisse condannato a risarcire il danno dovrà poi risponderne con i beni e le risorse di sua proprietà (ciò vale anche per il figlio del lettore se fosse lui solo, o anche lui in parte insieme ai genitori, ad essere condannato dal giudice: le somme al cui pagamento fosse direttamente condannato il figlio dovranno cioè essere pagate con le risorse ed i beni di proprietà di quest’ultimo).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte



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