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Infortunio e diagnosi contrapposte: che fare per il risarcimento

25 Aprile 2018
Infortunio e diagnosi contrapposte: che fare per il risarcimento

Mia figlia incorre in un infortunio durante una partita di basket. L’ortopedico dalla visione della risonanza magnetica e dalla verifica meccanica sul ginocchio diagnostica una rottura del crociato anteriore e del collaterale laterale (cioè, l’esterno). Ritiene che siano da operare entrambi tra sei mesi, quando sarà avvenuto l’accrescimento atteso. Fatta una seconda risonanza contattiamo altro ortopedico che sostiene si la lesione del crociato anteriore, ma che il collaterale laterale sia integro. Cosa dobbiamo fare, anche ai fini di una richiesta di risarcimento?

  

Risulta evidente che a questo punto, per verificare quale delle due diagnosi possa essere considerata errata e quale corretta, è necessario affidarsi ad un terzo specialista possibilmente di chiara fama (ad esempio un primario di ortopedia titolare di cattedra universitaria).

Infatti, soltanto quando il lettore avrà una sufficiente certezza sulla effettiva portata delle lesioni riportate da sua figlia potrà farla sottoporre alle cure ed agli eventuali interventi ritenuti necessari per il ripristino della piena funzionalità del suo ginocchio.

Di pari passo, solo quando il lettore sarà stato illuminato sulla effettiva estensione delle lesioni riportate da sua figlia (ricorrendo alla diagnosi di un terzo specialista) potrà valutare, da un punto di vista medico – legale, se e verso quale dei due precedenti medici ortopedici indirizzare una richiesta di risarcimento dei danni eventualmente provocati dalla precedente accertata errata diagnosi.

A questo scopo si consiglia al lettore di richiedere al terzo specialista cui si ritiene a parere dello scrivente opportuno che questi si rivolga non solo di effettuare una visita specialistica su sua figlia, ma anche di redigere una perizia scritta medico legale che gli possa servire non solo per accertare le lesioni subìte da sua figlia, ma anche per avere un supporto peritale medico che, accertando l’errore di uno dei due precedenti specialisti, gli fornisca la base per poter indirizzare poi una richiesta di risarcimento danni allo specialista di cui, proprio dalla perizia medico – legale fatta eseguire dal lettore, sia emerso l’errore diagnostico.

Chiaramente una richiesta di risarcimento dei danni dovrà non solo avere come supporto una perizia medica proveniente da un professionista di fama indiscussa, ma anche riferirsi a danni effettivamente subìti dalla figlia (di tipo psichico e/o fisico dovuti all’errata diagnosi che, magari, può avere anche causato un ritardo nell’apprestare le cure più efficaci) o anche dai suoi genitori (ad esempio con riferimento alle spese per cure e simili sopportate per effetto dell’errata diagnosi).

Se, dunque, il lettore avrà a disposizione una perizia che accerti l’errore diagnostico e sarà munito delle prove necessarie a dimostrare i danni subiti ed anche della cartella clinica e di ogni altra utile documentazione medica relativa alla vicenda, potrà avviare le pratiche risarcitorie nei confronti dello specialista e/o della struttura sanitaria presso cui lo specialista ha svolto la sua prestazione medica (secondo le norme della nuova legge sulla responsabilità degli esercenti le professioni sanitarie e cioè della legge n. 24 del 2017).

L’iter prevede che venga innanzitutto inviata una richiesta risarcitoria scritta (preferibilmente attraverso un legale) allo specialista e/o alla struttura sanitaria (pubblica o privata) presso la quale si sono svolti gli accertamenti sulla figlia del lettore, alla quale richiesta è scontato che la struttura sanitaria e/o lo specialista rispondano indicando la compagnia assicurativa che poi incaricherà un proprio perito per i relativi accertamenti.

Alla visita eseguita dal medico della compagnia assicurativa potrà seguire o un accordo fra le parti sull’entità del risarcimento oppure, se il perito della compagnia dovesse affermare che non sussiste alcun errore, la necessità da parte del lettore di avviare le procedure per ottenere il risarcimento attraverso i meccanismi della legge n. 24 del 2017 (che prevede obbligatoriamente, prima di ricorrere al giudice, un tentativo di conciliazione da effettuarsi o con un accertamento tecnico preventivo svolto da un perito terzo nominato dal giudice – la cui perizia può essere la base per un accordo fra le parti – o ricorrendo alla procedura di mediazione dinanzi agli organismi privati previsti dalla legge).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte



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