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Vendita sottocosto: non è evasione se l’azienda sta per chiudere

5 Luglio 2013 | Autore:
Vendita sottocosto: non è evasione se l’azienda sta per chiudere

Il Fisco non può considerare evasione fiscale la vendita sottocosto da parte dell’impresa che sta per chiudere e non ha soluzioni alternative.

Non commette evasione fiscale l’azienda prossima al fallimento che vende merce ad un prezzo inferiore al costo di produzione. La vendita sottocosto può rappresentare l’unica alternativa per l’impresa che sta per essere dichiarata fallita. In questo caso è illegittima la rettifica Iva che il Fisco ha effettuato presumendo che il sottocosto nascondesse un’evasione fiscale.

È quanto affermato dalla Cassazione in una recente sentenza [1]. La Corte ha ricordato che il Fisco può procedere alla rettifica Iva delle omissioni e delle false/inesatte dichiarazioni del contribuente solo sulla base di presunzioni gravi, precise e concordanti [2]. Ciò significa che gli uffici finanziari devono valutare più elementi indizianti (tra cui il contesto economico in cui l’azienda opera) che, complessivamente, consentono di ritenere come effettuate operazioni imponibili non dichiarate.

Secondo i giudici, non basta a far presumere l’evasione il fatto che il contribuente abbia venduto merce sottocosto, considerato che questa operazione commerciale va contestualizzata nell’ambito della crisi economico-finanziaria del contribuente e delle aziende in generale.

Dunque, il Fisco non può rettificare automaticamente le dichiarazioni dei contribuenti sulla base della mera presunzione che i ricavi siano superiori a quelli contabilizzati. L’amministrazione finanziaria deve tener conto della concreta situazione economica dell’azienda in quanto l’operazione di vendita sottocosto potrebbe costituire, non un’evasione fiscale, ma una scelta obbligata in vista dell’imminente dichiarazione di fallimento.

Il comportamento delle aziende deve essere analizzato più attentamente alla luce della crisi economica attuale che supera il concetto di economicità e anti economicità delle operazioni commerciali.  È evidente che il negozio che sta per fallire e chiudere i battenti non ha interesse a compiere operazioni economiche e convenienti; piuttosto è disposto ad accettare corrispettivi inferiori ai costi di produzione per beni che altrimenti rimarrebbero per sempre invenduti.


note

[1] Cass. sent. n. 16695 del 3 luglio 2013.

[2] Art. 54 Dpr 633/72.


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