Diritto e Fisco | Editoriale

Peculato per uso telefono

20 Aprile 2018 | Autore:
Peculato per uso telefono

Quando è peculato? Cos’è il peculato d’uso? Cosa rischia il dipendente che utilizza il telefono della pubblica amministrazione per fini personali?

La guerra ai fannulloni è stata dichiarata; la lotta agli sprechi pure. Nondimeno, anche sull’onda dello sdegno popolare causato da condotte di dipendenti pubblici che si comportano come proprietari dei beni loro affidati, ancora oggi si sente parlare, alla radio o in televisione, di furto ai danni della pubblica amministrazione.

Queste condotte sono tanto più odiose se solo si pensa che chi ruba alla pubblica amministrazione ruba a tutti i cittadini. Tra questi comportamenti, quello che integra il reato di peculato è senz’altro uno dei più gravi. Con questo articolo parleremo in particolar modo del peculato per uso telefono, cercando di capire quando è reato e quando, invece, non lo è.

Peculato: cos’è?

Prima di affrontare il peculato per uso telefono, spieghiamo brevemente cos’è il peculato in generale. Il peculato non è altro che l’appropriazione indebita del pubblico funzionario: se questi, avendo per ragione del suo ufficio o servizio il possesso o comunque la disponibilità di denaro o di altra cosa mobile altrui, se ne appropria, è punito con la reclusione da quattro anni a dieci anni e sei mesi [1].

Gli esempi di peculato si sprecano: si va dal funzionario che si appropria del denaro che solitamente maneggia in ragione del suo lavoro (tesoriere di un ente pubblico o funzionario della ragioneria), al pubblico ufficiale che utilizza la strumentazione fornitagli (telefono, fotocopiatrice, autovettura, ecc.) per i propri scopi.

Peculato d’uso: cos’è?

Si parla di peculato d’uso per individuare una forma più blanda di appropriazione indebita, caratterizzata dalla temporaneità dell’utilizzo del bene non proprio.

Secondo il codice penale, si ha peculato d’uso e la pena è ridotta (reclusione da sei mesi a tre anni) quando il colpevole ha agito al solo scopo di fare un uso momentaneo della cosa, e questa, dopo l’uso momentaneo, è stata immediatamente restituita [2].

Chi è il pubblico ufficiale?

Il peculato è un reato proprio: vuol dire che può essere commesso solamente da chi riveste una determinata qualità, che è quella di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio.

Per pubblico ufficiale deve intendersi colui che esercita una funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa. Mentre non ci sono dubbi sulle prime due funzioni, riferibili a parlamentari, consiglieri regionali e giudici, la terza presenta sicuramente un raggio d’azione più esteso. Svolgono una funzione amministrativa tutti coloro che dipendono da una pubblica amministrazione ed esercitano funzioni fondamentali per essa: si pensi ai cancellieri nei tribunali, agli insegnanti nelle scuole, ai medici negli ospedali, ai carabinieri, ecc.

L’incaricato di un pubblico servizio svolge, al contrario, funzioni residuali, ma non mansioni meramente manuali: ad esempio, l’infermiere è, di norma, un incaricato di un pubblico servizio. Sono incaricati di pubblico servizio anche coloro che sono investiti di una concessione pubblica: si pensi al settore della concessione radiotelevisiva.

Peculato per uso telefono: cos’è?

Nei paragrafi precedenti abbiamo detto che il peculato consiste nell’appropriazione indebita compiuta da un pubblico ufficiale oppure da un incaricato di un pubblico servizio. Passiamo ora all’argomento principale di questo contributo: cos’è il peculato per uso telefono?

Il peculato per uso telefono non è altro che il peculato che ha ad oggetto l’apparecchio telefonico messo a disposizione del dipendente per l’esercizio della sua attività lavorativa.

In altre parole, il peculato per uso telefono consiste nell’utilizzo per fini egoistici di una strumentazione fornita dalla pubblica amministrazione per altri scopi: per ragioni di servizio, appunto.

Peculato per uso telefono: cosa si rischia?

Secondo la giurisprudenza, chi commette peculato per uso telefono rischia una reclusione dai sei mesi ai tre anni: si tratta della forma “attenuata” di peculato, quella prevista per chi fa un uso solamente momentaneo del bene pubblico. Si presume, infatti, che chi utilizzi il telefono per scopi personali, soddisfatti questi, la restituisca. Si tratta, quindi, di un “prestito”, non di un’appropriazione vera e propria.

Così la Corte di Cassazione: «La condotta del pubblico agente che, utilizzando illegittimamente per fini personali il telefono assegnatogli per ragioni di ufficio, produce un apprezzabile danno al patrimonio della pubblica amministrazione o di terzi o una concreta lesione alla funzionalità dell’ufficio, è sussumibile nel delitto di peculato d’uso» [3].

Classico esempio di peculato per uso telefono è quello del dipendente pubblico che approfitta dell’apparecchio telefonico del suo ufficio per chiamare a casa oppure per contattare gli amici.

Si ha peculato per uso telefono sia nel caso in cui si utilizzi un apparecchio fisso che in quello in cui si adoperi un telefono cellulare: ciò che è importante, ai fini della configurazione del reato, è che ci sia un danno per l’ente pubblico.

Peculato per uso telefono: è sempre reato?

In realtà, l’impiego del telefono di servizio per scopi personali non costituisce sempre reato di peculato d’uso. Non lo è, innanzitutto, quando ricorrano situazioni eccezionali: si pensi ad un’emergenza familiare che il dipendente può risolvere solamente effettuando una chiamata immediata. Ugualmente, non si configura il reato di peculato per uso telefono se la condotta è stata autorizzata.

Ancora, non c’è reato di peculato se la condotta dell’agente non arrechi danno alla pubblica amministrazione. Si pensi a chi effettui solamente una chiamata, neanche lunga; oppure a chi telefoni più volte, ma per brevissimo tempo.

In particolare, la Corte di Cassazione ha stabilito che, quando il funzionario pubblico utilizzi il telefono di servizio per scopi personali, non commette reato se la tariffa telefonica è regolata dai contratti “tutto incluso”: si tratta delle tariffe che prevedono il pagamento di un canone fisso, a fronte del quale l’utenza può effettuare tutte le chiamate che vuole [4].

Il reato di peculato si integra solamente se c’è un danno effettivo per l’amministrazione. Il danno, però, potrebbe anche essere di tipo funzionale, piuttosto che economico. Si pensi al funzionario che, abusando del telefono dell’ufficio, lo occupi effettuando chiamate a ripetizione.

Secondo la giurisprudenza, in questa ipotesi, anche se non vi fosse un danno economico immediato per via della tariffa “tutto incluso”, la pubblica amministrazione subirebbe comunque un danno a causa dell’impossibilità di utilizzare correttamente la strumentazione messa a disposizione dei dipendenti. Il funzionario che si trasforma in “telefonista” intralcia il corretto svolgimento dei lavori e, pertanto, incorrerà nel delitto di peculato d’uso [5].


note

[1] Art. 314 cod. pen.

[2] Art. 314, co. 2, cod. pen.

[3] Cass., sez. Un., sent. n. 19054/2012 del 20.12.2012.

[4] Cass., sent. n. 8509/2017 del 22.02.2017.

[5] Cass., sent. n. 46282/2014 del 10.11.2014.

Autore immagine: Pixbay.com


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