Diritto e Fisco | Editoriale

Schema Ponzi: come funziona e perché è illegale

19 Aprile 2018 | Autore:
Schema Ponzi: come funziona e perché è illegale

Il sistema di vendita piramidale è stato inventato 100 anni fa ma continua a mietere vittime nonostante sia illegale: come evitare le truffe anche su Internet.

L’ingegno dell’essere umano non ha confini. Alcuni lo utilizzano per salvare delle vite, altri per rovinarle. Charles Ponzi era uno di questi ultimi. Agli inizi del secolo scorso, questo italiano emigrato negli Stati Uniti creò un sistema per truffare gli investitori, noto come schema Ponzi, grazie al quale riuscì a racimolare qualcosa come 15 milioni di dollari (parliamo di circa 100 anni fa) pazientemente raccolti da 40.000 ingenui cittadini. La sua trovata era stata talmente geniale che oggi, 100 anni dopo, qualche sconsiderato continua a utilizzarla, pur sapendo di rischiare la galera. Un esempio su tutti: vi ricordate di Bernard Madoff? Era stato a capo del Nasdaq, cioè del mercato finanziario telematico di New York. Nel 2008 venne arrestato per avere ordito una truffa sul modello inventato da Ponzi, la più grossa della storia degli Stati Uniti: fu stimata tra i 50 ed i 65 miliardi (dico miliardi) di dollari. Maddof ammise le sue colpe e fu condannato a 150 anni di carcere. Ancora oggi, con lo sviluppo dell’e-commerce, questo meccanismo miete vittime e ingrossa le tasche dei truffaldini. In Italia è stato dichiarato illecito nel 2015 [1]. Ma lo schema Ponzi come funziona e perché è illegale? Come viene usato oggi e come si può evitare la truffa?

Schema Ponzi: come funziona

Come accennato, lo schema Ponzi è un sistema economico di vendita ideato un secolo fa da tale Carlo Pietro Giovanni Guglielmo Tebaldo Ponzi, in arte Charles Ponzi (ma anche Charles Ponci, Charles P. Bianchi ed altri soprannomi utili a mettere in atto i suoi imbrogli). Nato alla fine dell’800 in provincia di Ravenna, iscritto alla Sapienza di Roma senza arrivare alla laurea (e meno male, verrebbe da dire) emigrò negli Stati Uniti dove mise a punto il suo modello: promettere agli investitori dei forti guadagni a patto che questi reclutino altri investitori, a loro volta, vittime dell’inganno. Ma di quale inganno si tratta?

Si tratta di un sistema di vendita piramidale. Il primo anello della catena e quelli successivi portano, in effetti, a casa dei benefici consistenti a breve termine. Ma, per restare in piedi, lo schema necessita in continuazione di altre vittime disponibili a pagare. In sostanza, i guadagni arrivano dalle quote pagate dai nuovi «polli» e non di attività finanziarie o economiche. Significa che il sistema non rende alcun interesse, pertanto è destinato a scoppiare prima o poi e a provocare delle perdite soprattutto agli ultimi anelli della catena, cioè a chi mantiene i benefici dei primi ma si trova a pagare e basta.

Quindi, il funzionamento dello schema Ponzi si può riassumere in questi quattro elementi:

  • la promessa di elevati guadagni a breve termine;
  • il pagamento di quei benefici attraverso delle operazioni finanziarie poco chiare e documentate in modo confuso;
  • il coinvolgimento nel sistema di persone poco competenti nel settore finanziario;
  • l’investimento riguardante un solo promotore o una sola azienda.

Schema Ponzi: un esempio

Per capire meglio come funziona e perché è illegale lo schema Ponzi, facciamo un esempio pratico. Mettiamo che sia io il Charles Ponzi di turno (in comune abbiamo solo il nome, per carità). Mi rivolgo a te per proporti un investimento dal guadagno facile e a breve termine, ma senza entrare troppo nei dettagli, anzi: con la truffaldina abilità oratoria che mi contraddistingue, cerco di confonderti le idee per portarti sul mio terreno e convincerti dell’affare. E sai che cosa ti dico? Che non solo ti garantisco il guadagno ma che lo avrai a costo di perderci di tasca mia. Cosa che, ovviamente, non sono disposto a fare. Ma questo lo so soltanto io.

Devi «solo» fare una cosa: per avere la garanzia di questo guadagno, devi portarmi altri investitori, in modo da creare un sistema più «solido». A te sembrerà una scelta logica. Non solo: avendo il guadagno massimo in tempi minimi, sarai così contento che parlerai bene di me e consiglierai a parenti ed amici di consegnarmi i loro soldi. A me, invece, tutto questo permetterà di aumentare il capitale a disposizione da cui attingere per pagare i benefici ai primi della lista. Perché il nocciolo della questione è proprio questo: come faccio a pagare dei guadagni a tutti se i soldi non fruttano alcunché? Lo faccio così: l’investitore A mette a disposizione 100 euro per avere un guadagno, ipotizziamo, di 10 euro. Un guadagno che andrò a riconoscere «pescando» dalle quote versate dagli investitori B e C, ai quali pagherò i rispettivi benefici prendendo i soldi degli investitori D, E, F e così via. Ovviamente, – probabilmente prima di finire l’alfabeto – arriverà un momento in cui non avrò la possibilità di riconoscere il guadagno a chi arriverà in coda perché non avrò più soldi da andare a prelevare. A quel punto, prendo quello che ho racimolato da tutti quanti e sparisco nel nulla senza nemmeno salutare. Cambio aria, mi faccio una nuova identità e ricomincio da capo. Avrete, sicuramente capito perché è illegale lo schema Ponzi.

Schema Ponzi: come viene usato oggi

Lo schema Ponzi è stato adottato in questi 100 anni non solo da piccoli truffatori ma, come dicevamo all’inizio, anche da qualche magnate come Madoff. Oggi, dopo lo sviluppo di Internet e dell’e-commerce, il nemico corre in Rete. Alcuni siti offrono delle occasioni pazzesche, come prodotti tecnologici originali a prezzi stracciati, a volte con il 70-80% di sconto (parliamo di marchi come iPhone, Samsung, Asus, ecc.). Su alcuni di questi siti sono state aperte delle istruttorie da parte dell’Antitrust (è il caso di Girada.it), altri sono stati denunciati di recente, come Sytshare.it o Dueamici.it, allo scopo di accertare se il loro sistema di vendita online risponde effettivamente alla logica piramidale, cioè allo schema Ponzi e, quindi, ad un modello illegale.

Come funziona questo meccanismo su Internet? In modo molto simile a quello che Ponzi faceva un secolo fa. Si propone un’offerta ad un consumatore a condizione che questi porti altre persone interessate all’acquisto di un prodotto di valore pari o superiore. Queste società, di solito, si costituiscono con un capitale sociale molto basso (sono per la maggior parte srl che mettono in partenza non più di 1.000 euro) e propongono il modello di business buy and share, cioè compra e condividi. Nulla di nascosto: lo dicono chiaramente sia sulla home page del loro sito sia all’interno del contratto. E per molti cliente si tratta di un vero affare. Almeno così dicono nelle loro recensioni. Qual è il problema, allora?

Il problema è che per avere un prodotto scontato ci devono essere degli altri acquirenti. Persone che posso reclutare o che arrivano al sito per conto loro. E che l’articolo comprato verrà spedito solo quando il contributo degli altri avrà permesso di arrivare al prezzo pieno del prodotto. Facciamo un esempio.

Tramite uno di questi siti voglio comprare un iPhone che costa 1.000 euro ma che viene proposto a 450. Modello originale, nuovo di zecca. Uno sconto del 55%. Devo prenotarlo e pagarlo subito. Ma mi verrà inviato solo dopo che altri avranno fatto degli acquisti di quello o di altri prodotti fino ad arrivare al prezzo pieno (che in realtà, a discrezione del sito, può superare i 1.000 euro).

Se il meccanismo non contempla il reclutamento, il sistema non è illegale perché non risponde ad una forma piramidale. Tuttavia, la truffa si può svelare al momento della (non) consegna. Mentre i primi a prenotare (e a pagare) ricevono di norma il prodotto in tempi accettabili, gli ultimi della catena rischiano di avere pagato e non vedere mai l’articolo prenotato, perché anche loro avranno bisogno di successivi acquirenti per riceverlo. In qualche caso, si parla di milioni di euro mancanti per rispettare gli impegno verso i clienti. Nel frattempo, il sito si tiene il denaro. E, appena annusa odore di bruciato, chiude i battenti e chi si è visto si è visto.

Schema Ponzi: come evitare le truffe

La solita (e scontata) regola del «fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio) suggerisce alcune regole di comportamento per evitare di rimanere vittime di una truffa ordita con lo schema Ponzi. Ad esempio:

  • non investire quando si ricevono troppe pressioni per farlo;
  • non acquistare dei prodotti (specialmente quelli finanziari) troppo fumosi o, comunque poco chiari proposti da singoli soggetti che non hanno un’organizzazione solida alle spalle;
  • non credere al guadagno facile a doppia cifra in tempi brevi: non è che sia improbabile, è che proprio non esiste sul mercato (su quello serio e affidabile, almeno);
  • non accettare una proposta che garantisca un guadagno fisso mensile: le oscillazioni del mercato lo rendono piuttosto improbabile, quindi è facile che si tratti di una truffa;
  • non firmare un impegno con qualcuno senza avere ricevuto esaustiva documentazione in merito.

note

[1] Legge n. 173/2015.


1 Commento

  1. È uscita una delibera dell’agcom che ha dichiarato legittimo e sostenibile il sistema di Girada. Leggi il bollettino Anno XXVIII – n. 9 pubblicato il 12 marzo 2018 sul sito agcm.com

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