Diritto e Fisco | Editoriale

Il socio risponde dei debiti della società?

19 Aprile 2018
Il socio risponde dei debiti della società?

Gli ex soci della srl sono responsabili della cartella di pagamento anche senza aver percepito nulla con il bilancio finale di liquidazione.

La tua società, una Srl, si è indebitata ormai così tanto da non essere più conveniente tenerla in vita. Prima che qualcuno la faccia fallire hai così deciso di nominare un liquidatore e di chiuderla. Ci vorrà davvero poco: non ci sono immobili o beni da dividere. Quei pochi crediti rimasti saranno ceduti ad un’altra società che intendi costituire con un prestanome. Nel frattempo però è stata notificata una cartella esattoriale di importo elevato: la attendevi da tempo perché sapevi di essere in arretrato con l’Iva e le altre imposte sui redditi. Ora però ti chiedi che fine farà questo debito, insieme a tutti gli altri, nel momento in cui chiuderete l’azienda. Tu e gli altri soci rischierete qualcosa? In altri termini, il socio risponde dei debiti della società? La questione è stata affrontata da una interessantissima sentenza della Cassazione di poche ore fa [1] che capovolge i propri precedenti orientamenti e fa piazza pulita di tutte le convinzioni degli imprenditori. Sarà che il creditore, in questo caso, era il fisco; sarà che sono molti quelli che chiudono le Srl per non rischiare il fallimento evitando così di pagare le tasse, la Suprema Corte ha deciso che i tempi sono maturi per cambiare interpretazione. Ecco allora cosa succederà da oggi.

Secondo la Cassazione, se la società viene liquidata, chiusa e cancellata dal registro delle imprese, ma prima di questo momento è stata notificata una cartella di pagamento, del debito ne rispondono i soci, ciascuno in proporzione alle proprie quote. Una responsabilità però che è limitata a quanto ottenuto con il bilancio di liquidazione (con la conseguenza che se l’ultimo bilancio viene chiuso a “zero”, i soci non non hanno alcuna responsabilità per i debiti lasciati).

I soci sono una sorta di eredi della società e quindi subentrano in tutti i suoi rapporti attivi e passivi, anche quelli processuali (le cause). Con la conseguenza che, nel giudizio tributario introdotto da una società di capitali, qualora la stessa venga cancellata durante le fasi successive del processo, sussiste la legittimazione passiva in capo agli ex soci, ancorché gli stessi non abbiano riscosso alcuna somma in sede di riparto finale. Il giudizio, dunque, può proseguire rivolgendosi agli ex soci, successori processuali della società, restando impregiudicata, tuttavia, la loro limitata responsabilità personale e patrimoniale a rispondere dei debiti insoluti lasciati dall’ente collettivo: responsabilità che è sempre circoscritta alle somme eventualmente riscosse con il bilancio finale di liquidazione

Leggi Società chiusa: che fine fanno debiti e crediti?

Il cambio di rotta trova fondamento in una sentenza delle Sezioni Unite del 2013 [2]; l’obiettivo è quello di impedire che la società debitrice possa, con un proprio comportamento unilaterale (la scelta di cancellarsi dal registro delle imprese), comportamento che peraltro sfugge al controllo del creditore, espropriare quest’ultimo del suo diritto. Ebbene al fine di evitare questa fraudolente condotta ai danni del creditore – sostiene la Corte – è necessario riconoscere che i debiti non liquidati della società estinta si trasferiscono in capo ai soci. E ciò tanto più che «il debito del quale, in situazioni di tal genere, possono essere chiamati a rispondere i soci della società cancellata dal registro non si configura come un debito nuovo, quasi traesse la propria origine dalla liquidazione sociale, ma s’identifica col medesimo debito che faceva capo alla società, conservando intatta la propria causa e la propria originaria natura giuridica».

Resta il fatto che gli ex soci, pur subentrando nel debito della loro società gestita,  possono ritenersi responsabili solo se e nei limiti di quanto riscosso a seguito della liquidazione. Il che è in linea con quanto detto dalle Sezioni Unite che individuano sempre nei soci coloro che sono destinati a succedere nei rapporti debitori già facenti capo alla società cancellata ma non ancora definiti all’atto della sua cancellazione, a prescindere dall’aver questi goduto o meno di un qualche riparto in base al bilancio finale di liquidazione.

A conclusioni diverse invece si deve giungere per quanto riguarda le sanzioni. Queste infatti sono intrasmissibili ai soci dopo l’estinzione della società a fronte del principio della riferibilità esclusiva alla persona giuridica delle sanzioni amministrative tributarie, principio introdotto nel 2003.

In poche parole per gli Ermellini, in barba a quanto affermato finora in numerosi opposti precedenti, non è rilevante che i soci abbiano beneficiato di redditi provenienti dalla liquidazione per subentrare nei rapporti passivi e nei giudizi.

Cosa significa in pratica? Che se una società chiude mentre ha in corso un processo contro l’erario (ad esempio per impugnazione di una cartella esattoriale o di un accertamento fiscale da parte dell’Agenzia delle Entrate) il processo prosegue nei confronti degli ex soci. Ma questo non significa che ne saranno responsabili illimitatamente perché resta la norma del codice civile che, almeno per le società di capitali (tra cui le Srl) limita la responsabilità a quanto ricevuto con il bilancio di liquidazione.


note

[1] Cass. sent. n. 9672/18 del 19.04.2018.

[2] Cass. sent. n. 6070/2013.

[3] Cass. sent. n. 23916/2013.


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1 Commento

  1. La sentenza qui “commentata” non ha affermato, come si evince dal Vostro articolo, che i soci di una società estinta rispondono dei debiti della società cancellata in proporzione alle loro quote, bensì che sussiste la legittimazione passiva dei soci in questione, a prescindere dalla inesistenza di un attivo in sede di liquidazione.

    Questo perché il creditore potrebbe avere interesse ad accertare il credito per azionare una garanzia o per l’ipotesi (remota, ma possibile) di sopravvenienza di attivo o di beni/somme non considerati nel bilancio di liquidazione.

    La sentenza non intende sovvertire i principi cardine di cui all’art. 2495 c.c. Consiglio un esame più attento della motivazione.

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