Diritto e Fisco | Editoriale

Se l’assunzione non indica i compiti da svolgere che fare?

20 Aprile 2018
Se l’assunzione non indica i compiti da svolgere che fare?

Lettera di assunzione generica: il riconoscimento della qualifica del lavoratore dipendente che viene costretto ad eseguire mansioni inferiori rispetto a quelle assegnate nella lettera di assunzione.

Sei stato assunto, di recente, da una società. La lettera di assunzione era molto generica e non specificava concretamente quali sarebbero stati i tuoi compiti effettivi, di cosa ti saresti occupato e a quale settore saresti stato adibito. Ora però ti trovi davanti a una situazione imprevista e imbarazzante: a volte ti viene chiesto di svolgere mansioni di una certa delicatezza, che implicano responsabilità a tuo avviso incompatibili con il livello di preparazione da te acquisito; altre volte (e più di frequente) ti vengono commissionati compiti manuali, quasi degradanti. «Forse la colpa è mia» avrai pensato «che non ho fatto mettere nero su bianco quali sarebbero stati gli incarichi che avrei dovuto svolgere». Ti senti insomma incastrato. Come si risolve il problema da un punto di vista legale? In altri termini che fare se l’assunzione non indica i compiti da svolgere?

Le mansioni vanno individuate all’atto dell’assunzione

Una volta assunto, il lavoratore ha diritto ad essere adibito solo a quelle mansioni concordate tra le parti e che sono state formalizzate all’atto della stessa assunzione. Proprio per questo il datore di lavoro ha l’obbligo di far conoscere al lavoratore, al momento dell’assunzione stessa, il suo inquadramento, ossia il livello (e/o la categoria) e la qualifica che gli vengono assegnate in relazione alle mansioni attribuitegli [1].

Se non c’è corrispondenza fra le mansioni pattuite in contratto e quelle effettivamente assegnate, il lavoratore può rivolgersi al giudice, facendo causa all’azienda, e chiedere l’assegnazione alle mansioni contrattuali e il risarcimento del danno.

Come si determina la qualifica del dipendente?

La determinazione della qualifica e, per conseguenza, del livello di inquadramento, avviene con riferimento alla classificazione definita dai contratti collettivi [2]. Potrebbe però succedere – e accade spesso – che il Ccnl si esprima in termini generali e astratti. Spetterà allora al datore di lavoro individuare il profilo professionale corrispondente alle mansioni svolte in concreto dal lavoratore e successivamente inquadrare lo stesso nel corrispondente livello.

Il lavoratore può anche essere adibito alle cosiddette mansioni promiscue ossia allo svolgimento di più mansioni corrispondenti a diversi livelli professionali previsti dal Ccnl.

Si possono modificare le mansioni in corso di lavoro?

Una volta assunto e regolarizzato, il dipendente non può essere assegnato ad altre mansioni rispetto a quelle indicate inizialmente nel contratto. Potrebbe tutt’al più essere adibito ad altre mansioni purché riconducibili allo stesso livello e categoria legale di inquadramento delle ultime effettivamente svolte oppure corrispondenti all’inquadramento superiore che abbia successivamente acquisito (ad esempio per effetto di una promozione). Neanche un accordo scritto con il datore potrebbe derogare tale regola. 

Ci sono solo due casi in cui è possibile un’assegnazione a mansioni diverse: 

  • per esigenze legate all’attività produttiva (modifica degli assetti organizzativi aziendali, tale da incidere sulla posizione del lavoratore stesso);
  • oppure, se c’è l’accordo delle parti, per: a) conservazione dell’occupazione (si pensi a un’azienda che si pone davanti all’alternativa tra il licenziamento o l’adibizione del dipendente a diverse mansioni), b) per l’acquisizione di una diversa professionalità, c) per il miglioramento delle condizioni di vita.

Che fare se la lettera di assunzione non indica i compiti da svolgere?

Come dicevamo in apertura, succede spesso che la lettera di assunzione non indichi esplicitamente i compiti che concretamente il dipendente dovrà svolgere, ma contenga solo il riferimento al livello di inquadramento e alle mansioni. Ciò è del tutto legittimo, ma non toglie che il datore di lavoro abbia un potere più ampio di assegnazione del dipendente a mansioni differenti. Quindi, se il lavoratore viene adibito a mansioni diverse da quelle che gli vengono formalmente riconosciute, può rivolgersi al tribunale e rivendicare una diversa qualifica e un diverso livello di inquadramento.

Più in particolare possono verificarsi tre diverse ipotesi. Vediamole singolarmente:

a) Il lavoratore esegue di fatto delle mansioni di livello inferiore (quindi più squalificanti e umili) rispetto a quelle per le quali era stato assunto. Egli può agire in tribunale per chiedere il riconoscimento delle mansioni indicate nella lettera di assunzione. Il tribunale condannerà il datore ad assegnare il dipendente alle mansioni come da contratto; potrà anche riconoscergli un risarcimento del danno alla personalità (si pensi al deperimento delle competenze professionali non esercitate.

b) il lavoratore esegue mansioni superiori, per un periodo di tempo limitato, rispetto a quelle per le quali era stato formalmente assunto. Anche in questo caso egli potrà agire in tribunale affinché il giudice condanni il datore a riconoscergli la qualifica superiore rispetto al formale livello di inquadramento. In tale ipotesi non ci sarà certo un risarcimento del danno all’immagine (non essendo stata lesa), ma scatterà il pagamento delle differenze retributive (cioè la maggiorazione cui avrebbe avuto diritto per le mansioni superiori) comprese le ferie non godute e monetizzate, il Tfr, ecc.

c) Il lavoratore inizialmente svolge le mansioni per le quali è stato assunto ma dopo, nel corso del rapporto di lavoro, viene demansionato, ossia gli vengono attribuiti compiti di livello inferiore. Questa è un’ipotesa assai ricorrente: il demansionamento è una delle ipotesi più frequenti di cause tra aziende e dipendenti. Ebbene, in questo caso il lavoratore può rivolgersi al giudice e chiedere la riassegnazione alle mansioni per le quali è stato assunto con risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale. 


note

[1] Art. 96 disp.att. cod. civ.

[2] Cass. sent. n. 20805/2016.


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