Diritto e Fisco | Editoriale

Ape con pensione alta, quanto costa?

7 maggio 2018 | Autore:


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A quanto ammonta la penalizzazione sulla pensione per la restituzione del prestito Ape, se il trattamento è elevato?

Sei vicino al pensionamento e non vedi l’ora di uscire dal lavoro perché, facendo il calcolo della pensione, hai scoperto che il tuo trattamento mensile è abbastanza alto? Prima di chiedere l’anticipo pensionistico, cioè l’Ape volontario, valuta attentamente quanto costa l’Ape con una pensione alta.

L’anticipo pensionistico, difatti, è ottenuto grazie a un prestito bancario, ed ammonta a una percentuale della futura pensione: di conseguenza, più è alto l’Ape, più sarà alta la rata di restituzione del prestito che graverà sulla tua futura pensione. Devi anche sapere che a pesare sulla pensione non è soltanto l’importo del finanziamento da restituire, ma anche l’assicurazione contro il rischio di premorienza (che serve a fare in modo che i tuoi superstiti, aventi diritto alla reversibilità, non si trovino la pensione decurtata dal prestito Ape) e l’accesso al fondo di garanzia (che serve se la pensione e la tua liquidazione non sono bastano per restituire il prestito).

Per fortuna, esiste uno strumento gratuito che può aiutarti a calcolare quanto costa l’Ape: si tratta del simulatore Inps, un programma disponibile nel portale web dell’istituto in grado di verificare, in base all’importo della futura pensione, qual è l’Ape minima e massima che puoi ottenere e quale costo mensile comporta sulla pensione la restituzione del prestito pensionistico.

Oggi abbiamo provato il simulatore per voi, e abbiamo scoperto che, con una pensione netta di 2500 euro mensili e 3 anni e 7 mesi, l’importo trattenuto sulla pensione pesa parecchio, come un vero e proprio mutuo, nonostante si possa fruire di un credito d’imposta per alleggerire le rate.

Ma procediamo per ordine e, dopo aver ricordato come funziona l’Ape volontario, scopriamo quanto costa l’Ape per chi ha una pensione alta.

Come funziona l’Ape volontario

Ricordiamo che con l’Ape volontario il lavoratore può ricevere un assegno, a partire dai 63 anni di età, se possiede almeno 20 anni di contributi, sino alla data di maturazione della pensione di vecchiaia, con un anticipo massimo possibile pari a 3 anni e 7 mesi.

Considerando che l’età per la pensione di vecchiaia, attualmente, è pari a 66 anni e 7 mesi, l’anticipo poteva essere richiesto con un minimo di 63 anni di età; slitta però a 63 anni e 5 mesi di età, considerando che dal 2019 l’età pensionabile è elevata a 67 anni. In caso di ulteriori futuri aumenti del requisito dal 2021, la normativa sull’Ape volontario, ad ogni modo, prevede l’Ape supplementare in relazione agli anticipi già concessi: il lavoratore non rischia dunque di ritrovarsi senza reddito, ma avrà oneri di restituzione più elevati.

L’Ape volontario è infatti ottenuto, come abbiamo già osservato, grazie a un prestito bancario, che deve essere restituito in 20 anni, una volta perfezionati i requisiti per la pensione, e la cui restituzione incide sulla futura pensione.

L’Ape volontario è esentasse e non concorre a formare il reddito imponibile Irpef dell’interessato. Se si richiede il massimo di anticipo, pari a 3 anni e 7 mesi, l’Ape non può superare il 75% della pensione Inps certificata, mentre se la richiesta è inferiore a un anno l’Ape può arrivare fino al 90% del futuro assegno Inps.

L’anticipo minimo da richiedere deve essere comunque pari a 6 mesi e la futura pensione, al netto della ritenuta Ape, non deve essere inferiore a 1,4 volte il trattamento minimo (710,38 euro); inoltre il rateo dell’anticipo sulla pensione, da solo o assieme ad altri debiti pregressi, non può superare il 30% della prestazione stessa. Sono poi previste ulteriori preclusioni per chi ha esposizioni debitorie pregresse (vedi: Niente Ape per chi ha debiti) e per chi, soggetto al calcolo interamente contributivo della pensione, ha diritto a una futura pensione inferiore a 1,5 volte l’assegno sociale, cioè a circa 680 euro.

Qual è l’ammontare massimo dell’Ape volontario?

L’Ape volontario, come abbiamo detto, è esentasse, e il suo importo massimo non può superare rispettivamente:

  • il 75% dell’importo mensile del trattamento pensionistico, se la durata di erogazione dell’Ape è superiore a 36 mesi;
  • l’80% dell’importo mensile del trattamento pensionistico, se la durata di erogazione dell’Ape è superiore a 24 e pari o inferiore a 36 mesi;
  • l’85% dell’importo mensile del trattamento pensionistico, se la durata di erogazione dell’Ape è compresa tra 12 e 24 mesi;
  • il 90% dell’importo mensile del trattamento pensionistico, se la durata di erogazione dell’APE è inferiore a 12 mesi.

In ogni caso nulla vieta di chiedere un importo Ape più basso: meno è elevato l’assegno, più bassa sarà la futura penalizzazione sulla pensione.

Calcolo Ape con pensione alta

Prendiamo il caso di un lavoratore che vuole chiedere l’anticipo pensionistico massimo possibile, e che anticipa l’uscita dal lavoro di 3 anni e 7 mesi, con una pensione netta mensile di circa 2.500 euro (al lordo è pari a 3685 euro mensili).

Inseriti i dati nel simulatore Inps, abbiamo scoperto che l’importo mensile di Ape volontario richiedibile può essere compreso tra un minimo di euro 150 mensili e un massimo di 1896,86 euro. Questa cifra rappresenta il 75% di 2.529,15 euro, corrispondente alla pensione netta mensile calcolata allo stato attuale (si calcola cioè la pensione in base alla situazione alla data di domanda dell’Ape, senza proiezioni future).

Il risultato della simulazione con la normativa vigente e con le attuali aspettative di vita è il seguente:

  • importo mensile Ape: 1.896,86 euro;
  • numero quote mensili di Ape: 43 (l’assegno viene cioè erogato mensilmente per 3 anni e 7 mesi);
  • rata di rimborso mensile lorda: 641,39 euro;
  • credito d’imposta: 147,08 euro;
  • rata di rimborso mensile netta che verrà sottratta alla pensione futura: 494,31 euro (significa che dall’attuale pensione saranno tolti 494,31 euro ogni mese, esclusa la tredicesima).

Tirando le somme, con una pensione netta pari a 2.500 euro l’assegno mensile di anticipo pensionistico non arriva a 1.900 euro, e la restituzione del prestito costerà 500 euro per 20 anni. Un vero e proprio mutuo, che il cittadino si trova a pagare per uscire dal lavoro con un anticipo non così eccessivo (prima della riforma Fornero i requisiti richiesti erano più leggeri non solo degli attuali requisiti per la pensione di vecchiaia ordinaria, ma anche dei requisiti Ape, specie per le lavoratrici).

Come abbassare l’Ape?

Per fare in modo che l’Ape incida in misura minore sulla pensione, ad ogni modo, esistono delle alternative:

  • l’importo dell’Ape può essere innanzitutto abbassato, per chi è iscritto a un fondo di previdenza complementare, con la Rita, la rendita integrativa anticipata (in pratica, la pensione complementare è erogata in anticipo, per fare da supporto all’Ape volontario e richiedere un importo minore;
  • richiedere dei contributi aggiuntivi pagati dall’azienda: questa possibilità, detta Ape aziendale, è riservata ai lavoratori in esubero;
  • continuare a lavorare part time mentre si riceve l’Ape, per incrementare i contributi versati e, di conseguenza, l’importo della futura pensione.
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