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Alberi nel giardino condominiale: c’è diritto al panorama?

26 Aprile 2018
Alberi nel giardino condominiale: c’è diritto al panorama?

Abito in un appartamento all’ultimo piano e a circa 4 mt dallo stabile sono stati piantati 8 pini marittimi, di cui 4 sono in prossimità della nostra casa. Dal salone si godeva fino a 5 anni fa di uno splendido panorama ma ora le piante sono cresciute a dismisura ostruendo la visuale e togliendo luce ed aria (con perdita di valore dell’immobile). Per la possibilità di danni dovuti all’apparato radicale esteso era stata chiesta anche una piantumazione sostitutiva, ma in sede di assemblea il condominio ha negato persino la potatura o almeno lo sfoltimento dei rami. Potrei far valere un diritto di panorama?

Un caso simile a quello in esame è stato oggetto di una recente sentenza pronunciata dalla Suprema Corte di Cassazione (sentenza n. 2.973 del 27 febbraio 2012).

In questa sentenza la Corte ha chiarito che, in presenza di alberi posti a distanza regolamentare, il diritto di veduta e la corrispondente servitù a non ostacolare questa veduta esistono solo se sono sorti in base:

– ad un contratto,

– oppure per usucapione

– o per destinazione del padre di famiglia.

Si precisa che:

– nel caso dell’usucapione affinché il diritto di veduta nasca è necessario (ma non è sufficiente) che la veduta venga esercitata per oltre venti anni,

– mentre nel caso della cosiddetta destinazione del padre di famiglia affinché il diritto di veduta nasca è necessario (ma non è sufficiente) che il fondo da cui si esercita la veduta e quello che la subisce siano in precedenza appartenuti allo stesso proprietario che poi ha posto o lasciato le cose nello stato di fatto dal quale risulta il diritto di veduta e la servitù.

Si è detto che è necessario, ma che non è sufficiente, perché la sentenza della Cassazione sopra citata ha aggiunto che, nel caso di acquisto per usucapione o per destinazione del padre di famiglia, per far nascere il diritto di veduta è anche necessario ed indispensabile che esistano opere visibili e permanenti ulteriori rispetto a quelle che consentono la veduta.

Riassumendo ciò vuol dire che, anche nel caso di specie, affinché si possa dire che esiste un diritto di veduta e, quindi, anche il diritto di ottenere di far ridurre la chioma degli alberi che la ostacola:

– occorre o che esista un contratto, stipulato tra il lettore e il proprietario del fondo su cui sono stati piantati gli alberi, che abbia riconosciuto a favore del lettore un diritto di veduta e abbia parallelamente gravato di una servitù il fondo su cui esistono gli alberi;

– oppure, in assenza di un contratto, occorre che il lettore abbia acquistato il diritto di veduta esercitandola per almeno venti anni oppure che abbia acquistato il suo appartamento nella stessa situazione di fatto realizzata dall’unico originario proprietario dell’appartamento e del giardino ma a  condizione (in entrambi i casi) che la veduta sia stata esercitata dal lettore attraverso la presenza di altre opere, visibili e permanenti, ulteriori rispetto al balcone o alla terrazza da cui si affaccia.

Da quello che il lettore ha riferito nel suo quesito, pare di poter comprendere che nel caso specifico non esiste un contratto che abbia fatto sorgere il diritto di veduta.

Perciò affinché il lettore possa dire di essere titolare di un diritto di veduta, occorre che dimostri di averlo acquistato o per usucapione o per destinazione del padre di famiglia, ma in tutti e due i casi occorre anche che il diritto di veduta sia stato e sia dal lettore esercitato attraverso non solo il balcone o il terrazzo da cui si esercita l’affaccio, ma attraverso altre opere visibili e permanenti.

In mancanza di queste opere visibili e permanenti ulteriori rispetto a quelle che consentono la veduta, il diritto di veduta (e la corrispondente servitù) non potranno sussistere.

Se così fosse, per poter ottenere la potatura dell’albero (od operazioni simili) non resterebbe che verificare, ed è il consiglio che si offre, se i regolamenti comunali prevedono comunque questa possibilità, per ragioni di igiene e/o sicurezza, relativamente agli alberi di proprietà privata individuati per tipologia e/o per dimensioni (talora queste operazioni sono obbligatorie oppure necessitano di autorizzazione comunale).

Resta in ogni caso possibile procedere, nel rispetto comunque della normativa locale, alla potatura e sfrondatura sulla base di apposita delibera dell’assemblea condominiale (se gli alberi sono di proprietà condominiale, come sembra dal quesito) a condizione che venga raggiunta la necessaria maggioranza prevista per le delibere relative alla manutenzione ordinaria dei beni comuni.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte



1 Commento

  1. E incredibile che ci siano ancora individui cosi beceri
    da considerare le piante un demerito per gli immobili, chissa cosa dovranno mai vedere; e patetico come i vari che si sono succeduti in parlamento ed al governo, tipo L’Ulivo, la quercia, la margherita e addirittura i verdi non abbiano creato una legge a tutela degli alberi e

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