Diritto e Fisco | Editoriale

La retribuzione del lavoratore dipendente

7 maggio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 maggio 2018



È la pietra miliare su cui poggia tutto il mondo del lavoro. Qualsiasi prestazione lavorativa senza corrispettivo è illegale. Vediamo in dettaglio

Non diamola per scontata, perché oggi la retribuzione lo è sempre meno. Non corrisponderla è delle violazioni più gravi commesse ai danni del diritto del lavoro, della Costituzione e della dignità dei cittadini. E scommettiamo che ognuno di voi si trova a contatto – proprio in questo preciso momento – con amici, figli, nipoti, conoscenti alle prese con lavoro gratuito, stage sottopagati, lavoro mascherato, in realtà volontariato, lavoro in nero, e chi più ne ha più ne metta. E pensare che la retribuzione è un corrispettivo stabilito per legge. E come tale “io ti do qualcosa (la mia manodopera fisica o intellettuale) e tu mi dai qualcosa in cambio (una retribuzione per il lavoro svolto)”. Non c’è dignità senza lavoro e non c’è lavoro senza retribuzione (o meglio non ci dovrebbe essere). Per far si che non ci si dimentichi della sua importanza, della sua centralità e per ribadire i diritti dei cittadini che lavorano ogni giorno con costanza, impegno e onestà (spesso dovendo fare i conti con ricatti e proposte indegne di lavoro), ribadiamo cosa sia la retribuzione del lavoratore dipendente e analizziamone gli elementi principali.

Lavoro dipendente: cos’è?

Per ogni imprenditore che avvia un progetto, un’impresa, un’azienda, c’è un lavoratore dipendente che – da dietro le fila – lavora per lui, e contribuisce, con il proprio lavoro fisico o intellettuale, a farla crescere, giorno per giorno. Operai, impiegati, quadri, dirigenti: senza di loro nessun progetto imprenditoriale vivrebbe il tempo di un battito di ciglia. Non a caso si chiamano risorse. Sono assunti (o così dovrebbero) con contratti da lavoro dipendente (o subordinato): un contratto tra due parti con cui il prestatore di lavoro (il dipendente) si obbliga mediante retribuzione a collaborare con l’impresa, prestando il proprio lavoro, intellettuale o manuale, alle dipendenze e sotto la direzione dell’imprenditore [1].

Questo rapporto di lavoro deve essere svolto ogni giorno dal dipendente nel rispetto degli obblighi di diligenza, obbedienza e fedeltà [2]: cioè con impegno e accuratezza nel portare avanti le proprie mansioni, osservando le disposizioni impartite, e rispettando e tutelando l’impresa per cui lavora.

Retribuzione del lavoratore dipendente: cos’è?

Dal canto suo, anche l’imprenditore che assume lavoratori dipendenti, deve rispettare determinati obblighi e diritti dei lavoratori, contenuti nello Statuto [3] e nel codice civile. Regole su comportamento, sicurezza sul lavoro, trasferimenti, disciplina dei licenziamenti e sulla retribuzione. Si, perché ogni contratto di lavoro dipendente si basa sul fondamento del corrispettivo economico.

La retribuzione è il principale diritto del dipendente e principale obbligo del datore, e rappresenta il corrispettivo economico della prestazione fornita all’imprenditore. Sappi quindi che la tua retribuzione di lavoratore dipendente deve poggiare su queste basi:

  • corrispettività. Corrispettivo significa che “io lavoro per te, offrendoti la mia prestazione intellettuale o manuale, e tu mi paghi”. Hai quindi diritto alla retribuzione solo se hai effettivamente lavorato. A meno che la tua assenza da lavoro non sia giustificata e tutelata dalla legge. Non vale infatti il principio della corrispettività di fronte a diritti più grandi come ferie, malattia, infortunio, maternità, paternità, permessi (studio, donazioni di sangue e midollo osseo, 104, incarichi elettorali, cariche pubbliche), richiamo alle armi. In questi casi anche se non lavori hai comunque diritto a essere retribuito;
  • Irriducibilità. Sei stato assunto con un accordo retributivo di 1.300 euro al mese, ma dopo un anno il datore ti mette di fronte alla scelta di accettare una riduzione della retribuzione a 1.150 euro al mese. Non può farlo. Il datore deve rispettare questo principio e non può peggiorare la tua situazione retributiva riducendoti il corrispettivo. Può solo, nei limiti della legge [4], modificare le tue mansioni;
  • Uguaglianza (a metà). Esiste una norma sul rispetto della parità di retribuzione tra lavoratori? In realtà non del tutto. Non c’è una legge che imponga a un datore di lavoro privato di pagare tutti i suoi dipendenti (di pari responsabilità e mansioni) allo stesso modo. O meglio, dal minimo salariale garantito in su, la giurisprudenza ritiene possibile che un imprenditore favorisca dal punto di vista retributivo un dipendente piuttosto che un altro. Solo però dopo aver garantito il minimo salariale a entrambi. Ovviamente è assolutamente vietata la disparità di retribuzione su basi discriminatorie (religione, orientamento sessuale, convinzioni, handicap, età, ecc…) [5]
  • Giusta retribuzione. Nel momento in cui accettiamo un lavoro e decidiamo di fornire la nostra prestazione lavorativa, dobbiamo stare attenti (molto attenti) a questo principio, perché è quello che potrà sotterrare o meno la nostra dignità. La stessa Costituzione [6] sancisce che ogni lavoratore dipendente ha diritto a una retribuzione proporzionata alla qualità e alla quantità del suo lavoro, e sufficiente ad assicurare a sé e alla sua famiglia una vita libera e dignitosa. È così che i contratti collettivi stabiliscono soglie minime o minimi salariali al di sotto delle quali non si può andare. Al di sopra di questa soglia minima di giusta retribuzione dipendente e datore sono liberi di decidere il livello retributivo in accordo. La contrattazione collettiva quindi è l’oracolo da cui si attinge per conoscere i minimi retributivi.

Retribuzione del lavoratore dipendente: come viene decisa?

Hai ricevuto una proposta di assunzione e vuoi capire meglio, prima di firmare il contratto, quanto prenderai di stipendio e come viene stabilita questa cifra. La retribuzione del lavoratore dipendente viene stabilita attingendo dai contratti individuali, dalla contrattazione collettiva e dagli accordi interconfederali.

Oltre a questo devi sapere che la retribuzione che ti verrà offerta, in linea teorica si può negoziare con l’azienda (è frutto di un accordo tra le parti), fermo restando che non può essere inferiore ai minimi salariali stabiliti dai contratti. E sempre questa retribuzione sarà costituita da:

  • elementi base;
  • elementi accessori.

Retribuzione del lavoratore dipendente: gli elementi base

Gli elementi base di una retribuzione sono in pratica le voci che troverai nella busta paga riepilogativa, e comprendono:

  • i minimi contrattuali (la retribuzione minima stabilita nella contrattazione);
  • le indennità di contingenza;
  • scatti di anzianità (decisi all’interno del proprio contratto collettivo di categoria e corrisposti al traguardo di una determinata anzianità di servizio presso l’azienda). Una sorta di premio al dipendente fedele;
  • Edr (elemento distinto della retribuzione), una somma di 10,33 euro lordi per 13 mensilità.

Retribuzione del lavoratore dipendente: gli elementi accessori

Dati per assodati gli elementi base, nella retribuzione del lavoratore dipendente sono compresi anche degli elementi accessori, che per definizione si aggiungono allo stipendio:

  • maggiorazioni per il lavoro notturno, straordinario, festivo;
  • bonus e premi aziendali (legati all’andamento della produzione);
  • Superminimi (somme negoziate tra datore e dipendente in aggiunta al minimo contrattuale previsto);
  • Indennità risarcitorie o sostitutive (divisa per i portieri, indennità di cassa, reperibilità, intervento su ascensori, ecc);
  • Mensilità aggiuntive (la tredicesima, la quattordicesima);
  • Erogazioni liberali (regali di Natale, matrimonio, ecc).

Lavoratore dipendente: come può essere retribuito?

Anche se nella maggior parte dei casi, quando parliamo di lavoro, pensiamo a una retribuzione in denaro, questa non è l’unica forma in cui ci può essere proposto di venir pagati. Di norma le forme di retribuzione possibili sono:

  • in denaro. E in questo caso possiamo essere pagati a tempo (a ore o a giornata) o a cottimo (in base ai risultati raggiunti, ad esempio in base al numero di prodotti confezionati o venduti);
  • in natura. In questo caso ci verrà proposto un pagamento in beni o servizi. Ad esempio il vitto o l’alloggio, oppure noi forniamo la nostra prestazione ad un’azienda che in cambio ci rifornisce dei prodotti che produce e vende.

Retribuzione del lavoratore dipendente: può essere sospesa?

Come abbiamo ribadito, la retribuzione è a tutti gli effetti il corrispettivo per il lavoro svolto, e in quanto tale non può in alcun modo essere sospesa a discrezione del datore, a meno che:

  • il lavoratore dipendente non faccia assenze ingiustificate;
  • il lavoratore non si macchi di comportamenti scorretti nei confronti dell’azienda, che danno luogo a sanzioni disciplinari (in tal caso, prima del licenziamento, una delle punizioni è la sospensione dal soldo);
  • l’azienda non vada incontro a problemi o crisi che ne comportino la proposta di riduzione dell’orario di lavoro, di cassa integrazione, di contratti di solidarietà (tutto comunque deve passare al vaglio della legge e dello statuto dei lavoratori e non comporta sospensione totale dello stipendio). In caso contrario, se il datore sospende il contratto di lavoro unilateralmente e in modo arbitrario, deve comunque versare al dipendente la retribuzione e i contributi.

Retribuzione del lavoratore dipendente: può essere diminuita?

La tua retribuzione può essere decurtata o diminuita a discrezione del tuo capo? Assolutamente no. Ribadiamo infatti il principio della irriducibilità della retribuzione del lavoratore dipendente. Regola in base alla quale il datore di lavoro non può peggiorare la situazione retributiva del suo dipendente, decidendo di pagarlo di meno. Può soltanto, seguendo in modo certosino i dettami della legge, modificare le mansioni, in base a dichiarate esigenze aziendali.

Retribuzioni aggiuntive del lavoratore dipendente: cosa sono?

Quando parliamo di retribuzioni aggiuntive del lavoratore dipendente ci riferiamo a tutti quei compensi che vanno al di là dello stipendio mensile stabilito. Sono ad esempio la tredicesima (o gratifica natalizia) e la quattordicesima (la cui presenza e ammontare sono decisi dai diversi contratti collettivi di categoria). Sono a tutti gli effetti stipendi extra percepiti dai lavoratori.

Retribuzione non corrisposta: cosa fare?

E se tutti questi elementi analizzati fossero tutte belle parole, rimaste però tali? Se avessi smesso da tempo di ricevere il tuo stipendio, nonostante il tuo impegno immutato per l’azienda in cui lavori? Avresti qualche arma in mano per obbligare il tuo datore a pagarti? Scuramente si. Anzi, è assolutamente necessario agire in questo caso. Più si smette di pretendere i propri diritti, più ce li porteranno via. E più staremo in silenzio più saremo complici della distruzione del mercato del lavoro, quello sano, che contribuisce allo sviluppo della comunità.

In caso di retribuzione non pagata dal datore puoi agire in diversi modi:

  • presentando le tue dimissioni per giusta e senza preavviso (non perdi in questo modo il diritto alla disoccupazione);
  • inviando al datore una lettera di messa in mora (non serve un avvocato per farlo);
  • cercando una mediazione, interpellando la Direzione territoriale del lavoro (Dtl). Qui le possibilità sono due: conciliazione facoltativa (si richiede per iscritto la convocazione di una commissione, per fissare un’udienza tra le parti e cercare un accordo); conciliazione monocratica (se la conciliazione facoltativa cade nel vuoto, si inviano in azienda gli ispettori del lavoro per verificare il rispetto delle normative);
  • se la conciliazione non va a buon fine non resta che la complicata via della causa civile ordinaria. In pratica porti la tua azienda in Tribunale.

Per avere maggiori dettagli in materia, consultare “Come obbligare il datore di lavoro a pagare lo stipendio”

note

[1] Art. 2094 cod. civ.

[2] Art. 2104-2105 cod. civ.

[3] L. 300/70 del 20 maggio 1970.

[4] Art. 2013 cod. civ.

[5] D.lgs. n. 216/03 del 9 luglio 2003.

[6] Art. 36 Cost.

Autore immagine: Pixabay 


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