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Lezioni private: l’insegnante deve aprire partita Iva?

28 Aprile 2018
Lezioni private: l’insegnante deve aprire partita Iva?

Un ingegnere (non ancora abilitato alla professione, ma solo laureato) impartisce presso abitazioni, lezioni private ai ragazzi. Può aprire partita iva, ovviamente con regime forfettario? Se si, con quale codice attività?

 

Deve innanzitutto essere evidenziato che l’obbligo dell’apertura di partita Iva per chi svolga soltanto attività di insegnamento attraverso la somministrazione di lezioni private esiste soltanto (in base all’articolo 5 del d.p.r. 633 del 1972) se l’attività assuma le caratteristiche della continuità e dell’abitualità.

Nel caso in cui invece l’attività sia occasionale, cioè episodica, non è necessario aprire partita Iva e per le lezioni svolte si dovrà unicamente emettere, di volta in volta, una ricevuta fiscale con una marca da bollo di euro 2,00 se l’importo della prestazione superi gli euro 77,47.

La legge non fornisce una indicazione precisa per stabilire quando l’attività cessi di essere occasionale e assuma i caratteri della professionalità, abitualità e continuità (non è cioè stabilito un limite di reddito al di sopra del quale l’attività cessi di essere considerata occasionale e diventi abituale con relativo obbligo di aprire la partita Iva).

Di regola, se si tratta di lezioni continuative relative ad un periodo di tempo non breve e che coinvolgano più allievi, è chiaro che non si potrà più parlare di attività occasionale, ma ci si troverà di fronte ad una attività continua, abituale e professionale per la quale sarà obbligatorio aprire la partita Iva (il codice è quello Ateco 85.59.90 che identifica gli “altri servizi di istruzione nca” tenendo presente che sul sito dell’Agenzia delle Entrate è comunque presente l’elenco completo e sempre aggiornato dei codici delle attività).

Si noti  che anche laddove fosse obbligatoria l’apertura della partita Iva, se le lezioni avessero ad oggetto materie universitarie o materie di insegnamento impartite nelle scuole pubbliche le prestazioni sarebbero esenti dall’iva.

Questo vuol dire che se l’attività di insegnamento attraverso lezioni private è continua ed abituale occorrerà comunque aprire partita Iva, ma quando si dovrà emettere la fattura non si dovrà addebitare al cliente l’iva se la lezione privata impartita a titolo personale ha avuto ad oggetto una materia universitaria o insegnata nelle scuole pubbliche (l’esenzione dall’iva è prevista dall’articolo 10, punto 20, del d.p.r. n. 633 del 1972).

Occorrerà naturalmente indicare l’esenzione in fattura (scrivendo: “esente da Iva ai sensi dell’articolo 10, punto 20, del d.p.r. n. 633 del 1972”).

Si precisa che ciò che si è appena detto in materia di esenzione Iva non tiene conto dell’eventuale adesione al nuovo regime forfettario: se, infatti, il soggetto titolare di partita Iva che somministra lezioni private aderirà al regime forfettario sarà esonerato, tra le altre cose, dall’obbligo di rivalsa dell’Iva (cioè non dovrà addebitarla ai propri clienti, cioè agli allievi a cui fa lezione) in via generale proprio in quanto aderente al regime forfettario.

Se, invece, l’insegnante titolare di partita Iva non aderirà al regime forfettario, le sue prestazioni saranno comunque esenti dall’Iva in base però alla norma indicata sopra (articolo 10, punto 20, del d.p.r. n. 633 del 1972).

Per quanto concerne l’aspetto previdenziale è infine obbligatorio aprire una posizione presso la gestione separata Inps al superamento della soglia dei 5.000,00 euro lordi annui.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte



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