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Giudice competente per mantenimento figlio naturale

28 Aprile 2018
Giudice competente per mantenimento figlio naturale

Quale rito segue la domanda proposta ex art. 337 septies c.c. da genitore di figlio maggiorenne nato fuori dal matrimonio per ottenere, da parte dell’altro genitore, un contributo di mantenimento? Ho già incardinato (con udienza fissata a breve) un procedimento ordinario avanti il tribunale per chiedere il mantenimento a favore di figlia maggiorenne nata fuori dal matrimonio. È proprio in vista della prima udienza che si giustifica l’esigenza di veder sciolto il mio dubbio, che riguarda la scelta tra il procedimento ordinario avanti il tribunale monocratico o, piuttosto, il rito camerale.

  

Al fine di rispondere al quesito è bene premettere, per comune memoria, che con la legge 54/2006, il legislatore per la prima volta ha espressamente previsto una tutela a favore dei figli maggiorenni non economicamente autosufficienti (art. 155 quinquies c.c.c).

Il contenuto di detto articolo, a seguito dell’emanazione della legge n. 219/2012 e del d. legs. n.154/2013, che ha operato una sostanziale parificazione tra i figli c.d. legittimi e quelli c.d. naturali, è stato trasfuso nell’attuale art. 337 septies c.c.

Ciò non ha, tuttavia, dissipato molti dei dubbi che erano sorti sin dalla prima lettura del testo come ad esempio, se esclusivamente al figlio maggiorenne vada riconosciuta la legittimazione ad agire contro il genitore inadempiente o se, diversamente, possa riconoscersi comunque una legittimazione concorrente tra il figlio maggiorenne e l’altro genitore convivente.

La giurisprudenza in punto di rito da applicare, a meno che non si tratti di una modifica delle condizioni della separazione e del divorzio, a parere dello scrivente, è uniforme nel ritenere che la procedura sia quella contenziosa ordinaria.

Il Tribunale di Modena con provvedimento del 27 gennaio 2011 statuiva che: “a) la pretesa di mantenimento del figlio maggiorenne si fonda sugli artt. 148 e 155 quinquies C.c., ed è oggetto di una domanda da proporsi nelle forme del giudizio ordinario di cognizione (cfr. di recente: Trib. Bari, I, 12/11/09, n. 3421) secondo cui: “è consentito al figlio di agire direttamente per gli alimenti nei confronti del genitore al di fuori del circuito delle modifiche camerali delle condizioni dì divorzio”.

Posizione ribadita anche dal Decreto del 24 novembre 2014 del Tribunale di Forlì il quale sostiene che:“Lo speciale procedimento camerale previsto dall’art. 38 disp. att. c.c., riguarda unicamente i provvedimenti relativi ai minori e i procedimenti in materia di affidamento e mantenimento dei minori, con conseguente inapplicabilità nei casi di figli maggiorenni, anche se non autosufficienti, per i quali deve essere adottato il rito ordinario contenzioso”.

Nello stesso filone si pone, da ultimo, anche un Decreto del Tribunale di Roma, sez. I civ., del 16 giugno 2017 che, nel caso di specie, pur optando per la conservazione degli atti, dispone che: “la controversia introdotta nelle forme del rito camerale proprie dell’art. 38 disp. att. c.c., nel caso di provvedimenti che riguardino la determinazione del mantenimento dei figli minorenni, esula dalle competenze collegiali avendo ad oggetto la modifica delle modalità di mantenimento di figlia maggiorenne, rientrando tra le competenze monocratiche. Tuttavia, la mancata eccezione delle parti in merito al procedimento instaurato, il pieno rispetto del principio del contraddittorio e delle garanzie difensive della parte resistente, e la constatazione che per consolidata giurisprudenza i provvedimenti aventi ad oggetto le modalità di affidamento e mantenimento dei figli nati fuori del matrimonio pur avendo la forma di decreto hanno contenuto decisorio (“al predetto decreto vanno riconosciuti i requisiti della decisorietà, in quanto risolve contrapposte pretese di diritto soggettivo, e di definitività, perché ha un’efficacia assimilabile “rebus sic stantibus” a quella del giudicato” Cass. n. 6132/2015), oltre al rilievo che allo stato un mutamento del rito imporrebbe la necessità di procrastinare i tempi della decisione con compromissione del principio costituzionale della ragionevole durata del processo, inducono ad emettere la decisione dovendosi ritenere rispettati i principi del giusto processo nell’ambito del procedimento instaurato con rito camerale”.

Nel caso di specie, pertanto, a parere dello scrivente, alla luce di quanto tutto quanto sopra, la richiesta di un assegno di mantenimento a favore di una figlia maggiorenne nata da una convivenza more uxorio, è stata dalla lettrice correttamente incardinata.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Serafina Funaro



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