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Marchio con logo creato ad hoc: ecco cosa fare

28 Aprile 2018
Marchio con logo creato ad hoc: ecco cosa fare

Sono una consulente social marketing ( racconto le aziende o i brand nei social). Se una mia cliente volesse registrare il marchio col suo soprannome e il suo nome e cognome es. “Mary – Maria Rossi”, con un logo creato ad hoc può farlo?  Il soprannome risulta registrato ma se insieme al suo nome e cognome no. Dopo che es. Mary risulta registrato non può esserlo più da altre parti aggiungendo tratti distintivi (un’icona vicino o altro)? Nella comunicazione si può usare solo Mary o ogni volta si dovrà scrivere Mary – Maria Rossi? Ho notato che è stato registrato il marchio verbale col significato. Se si ricalca il significato si commette illecito? Su wikipedia scrivendo il soprannome compare il significato.

 

È certamente possibile registrare il marchio con un logo creato ad hoc, se non ancora registrato presso l’Ufficio brevetti italiano e quello europeo.

In questo caso, si sarebbe dinanzi al classico “marchio misto” che altro non è che un insieme di marchio denominativo (il naming), consistente in una semplice dicitura digitata con tastiera a caratteri di stampa, e marchio figurativo, caratterizzato da una grafica avente dei caratteri di fantasia, con loghi e colori che insieme assumono un simbolo univoco, così da permettere al consumatore di differenziare quel logo da altri all’interno del mercato. Il marchio misto, quindi, ha il fine di unire parole a figure, così da assumere, nel suo insieme, una rappresentazione unica. Pertanto, se la scritta Mary + nome e cognome viene affiancata da altre figure e/o loghi che, insieme, assumono un significato o un simbolo differente da quella attualmente registrata, nessuna opposizione potrà essere sollevata dal precedente titolare di quel marchio. Se, viceversa, quel logo alla vista ha un qualcosa di comune con il soprannome già registrato, allora la cliente della lettrice correrebbe il rischio di ricevere un’opposizione dal controinteressato e, così, subire un eventuale giudizio per violazione del relativo diritto intellettuale. Una volta registrato, “Mary” dovrà sempre agire con quel simbolo, che così rappresenterà, per l’appunto, il suo “marchio di fabbrica” per chi già la conosce e per gli altri che, tramite la pubblicità, vengono a conoscenza della figura e vogliono relazionarsi con quest’ultima. Potrà comunicare col soprannome, ma dovrà avere nelle pubblicità e nelle presentazioni quel logo ben in evidenza, al fine di evitare contestazioni.

Con riguardo al significato, occorre precisare che non sono oggetto di tutela, tutte quelle espressioni di uso comune e che, pertanto, non derivino dall’ingegno dell’autore. Ad esempio, non si potrà registrare il marchio denominativo “acqua” perché di uso comune nella popolazione e non distintivo. A parere di chi scrive, il significato di una parola – a meno che non sia stato “scoperto” dall’autore sulla base di ricerche storiche remote – non può essere tutelato dal marchio, perché non rappresentativo di un’innovazione. Tuttavia, se da un lato non può essere tutelato come marchio denominativo, potrebbe essere tutelato come marchio misto: pertanto, se l’autore ha registrato il nome e il suo significato con dei caratteri particolari, uniti a colori e disegni, quell’insieme sarà tutelato dall’ordinamento giuridico e non si potrà registrare un marchio misto avente caratteristiche simili. Diversamente, nulla vieterà alla cliente della lettrice di inventare un logo, distante dal marchio già registrato, con il significato della parola, in quanto – ad avviso dello scrivente– non creerebbe alcuna confusione nei confronti del consumatore e/o cliente a cui il prodotto è destinato.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla



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