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Accertamento Agenzia delle entrate: termini

22 Aprile 2018
Accertamento Agenzia delle entrate: termini

Prescrizione e decadenza per le imposte sui redditi (Irpef, Irap, ecc.): entro quanto può arrivare l’avviso di accertamento fiscale per redditi non dichiarati o per omessa presentazione della dichiarazione dei redditi.  

C’è una sola cosa, più di ogni altra, che salva l’evasore da un accertamento fiscale: il tempo. Quanto l’Agenzia delle Entrate fa trascorrere diversi anni dal momento in cui è avvenuta l’irregolarità il contribuente può dirsi libero da qualsiasi rischio. Ma quali sono questi termini? Siamo di solito abituati a parlare di «prescrizione», ma in realtà non c’è solo questa da rispettare: esiste anche la meno nota «decadenza» che, peraltro, è un termine ancor più breve della prescrizione e più facile da realizzarsi. In questo articolo cercheremo quindi di fare chiarezza sull’argomento e di spiegare quali sono i termini per l’accertamento dell’Agenzia delle Entrate.

Ma perché è così importante conoscere i termini per l’avviso di accertamento fiscale? Semplice: perché se il contribuente dovesse ricevere l’atto impositivo dopo tale scadenza potrebbe far ricorso al giudice con buone possibilità (anzi, ottime) di vincere la causa. Chiaramente bisognerà prendere alcune precauzioni importanti prima di imbarcarsi in un giudizio e di tanto parleremo qui di seguito.

Cos’è l’accertamento fiscale

Prima di comprendere quali sono i termini per l’accertamento dell’Agenzia delle Entrate dobbiamo spiegare cos’è l’accertamento fiscale, o meglio detto l’avviso di accertamento. In pratica si tratta di un atto con il quale l’ufficio territoriale dell’Agenzia delle Entrate notifica al contribuente una pretesa di pagamento a seguito di un controllo fatto sulla sua posizione. Il controllo può aver ad oggetto la dichiarazione dei redditi da questi presentata, l’acquisto di alcuni beni di lusso (come auto o case) il cui valore appare eccessivo rispetto al suo stipendio oppure può scaturire dal controllo del conto corrente e dal rilevamento di bonifici o versamenti di soldi che non hanno riscontro nella documentazione fiscale. In pratica i controlli possono dipendere sia da una indagine sul luogo di attività del contribute che da un controllo “a tavolino” (ad esempio, informazioni fornite dal contribuente in risposta a questionari, controlli incrociati o indagini finanziarie). A volte si può trattare di controlli automatizzati, derivanti, per ipotesi, da segnalazioni ai fini dell’imposta del registro basate sulla registrazione di contratti di locazione che non risultano dichiarati nel quadro RB del modello REDDITI.

Contro l’avviso di accertamento il contribuente può fare ricorso oppure, ritenendolo fondato, potrebbe fare acquiescenza. L’acquiescenza è una rinuncia all’impugnazione e viene premiata con una riduzione della sanzioni. Come ultima alternativa il contribuente potrebbe presentare una proposta di accertamento con adesione (in questo caso, a seguito del contraddittorio e della definizione della pretesa tributaria, le sanzioni si applicano nella misura di 1/3 del minimo previsto dalla legge).

Come si riconosce un avviso di accertamento? Nulla di più facile: oltre al nome che dovrebbe essere riportato sulla parte superiore della lettera, c’è anche un contenuto inequivocabilmente chiaro: l’avviso di accertamento contiene una richiesta di pagamento e l’indicazione della irregolarità commessa dal contribuente.

Attenzione: se fai ricorso contro l’avviso di accertamento sei ugualmente tenuto a pagare un terzo dell’importo. Questo serve a disincentivare azioni giudiziarie infondate solo per “prendere tempo”.

L’avviso di accertamento peraltro – è questa una importante novità scattata a parte dal 2011 – è «provvisoriamente esecutivo». Cosa significa? Che l’Agenzia delle Entrate può subito iscrivere un’ipoteca o inviare gli atti all’Agenzia Entrate Riscossione per procedere al pignoramento, senza neanche bisogno di notificare la famigerata cartella di pagamento.

Quali tipi di accertamenti può ricevere un contribuente?

Per quanto riguarda l’Irpef, l’Irap, l’Ires e l’Iva, gli accertamenti possono essere:

  • analitici (riguardanti uno o più specifici recuperi, basati sulla violazione “diretta” della normativa tributaria, come il disconoscimento delle spese di rappresentanza);
  • analitico-induttivi o presuntivi (basati su presunzioni gravi, precise e concordanti, quindi ad esempio tramite il c.d. “tovagliometro”, gli studi di settore, le percentuali di ricarico, i parametri contabili, il redditometro e così via);
  • induttivi (possibili a fronte di gravi inadempienze del contribuente come l’omessa dichiarazione o la complessiva inattendibilità della contabilità; in tal caso, l’imponibile può essere determinato anche con presunzioni prive dei requisiti di gravità, precisione e concordanza e in forza di qualsiasi elemento in possesso degli uffici).

Termini di decadenza dell’avviso di accertamento

Veniamo ora alla parte centrale e più importante dell’articolo: entro quanto tempo deve arrivare un avviso di accertamento? Come detto ci sono due termini da rispettare. Il primo è quello della cosiddetta decadenza: questo termine o viene rispettato o non viene rispettato (e in tal caso l’accertamento è illegittimo). Non c’è cioè possibilità – come invece per la prescrizione – di posticiparne la scadenza con un semplice sollecito o una qualsiasi raccomandata.

Vediamo dunque quali sono i termini di decadenza di un accertamento fiscale.

Per Irpef, Ires e Irap esiste un’unica disciplina per quanto riguarda i termini di decadenza. In particolare, l’avviso di accertamento va notificato, a pena di decadenza:

  • entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, tutte le volte in cui oggetto dell’accertamento è una irregolarità: si pensi al caso del contribuente che ha non dichiarato dei guadagni o ha elevato delle spese o riportato delle detrazioni non spettantegli;
  • entro il 31 dicembre del settimo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, tutte le volte in cui oggetto dell’accertamento è l’omessa dichiarazione dei redditi.

Sino all’annualità 2015 (dichiarazioni trasmesse nel 2016), è in vigore la disciplina e l’accertamento va notificato, a pena di decadenza, rispettivamente entro il quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, quinto se si tratta di dichiarazione omessa.

Ad esempio, se una persona nel 2017 ha ricevuto sul conto corrente un bonifico che non riesce a documentare e l’Agenzia delle Entrate intende tassarglielo presumendo che si tratti di un reddito, lo può fare fino al 31.12.2023 (si tratta infatti di redditi che avrebbero dovuto essere riportati nella dichiarazione del 2018). Invece, se nel 2017 si omette di presentare la dichiarazione dei redditi, l’Agenzia delle Entrate può inviare un accertamento entro il 31 dicembre 2025.

Termini di prescrizione dell’avviso di accertamento

Per recuperare le imposte sui redditi non pagate come Irpef e Irap, nonché per l’Iva, l’Agenzia delle Entrate deve muoversi entro 10 anni. È questo il termine di prescrizione. Quindi questo significa che si realizza prima la decadenza che, come visto, è più corta. Ma una volta che l’avviso di accertamento è stato notificato entro i termini di decadenza (quinto o settimo anno), iniziano a decorrere i termini di prescrizione. Questo significa che se dovesse giungere una cartella di pagamento o un’ipoteca o un pignoramento dopo il decennio questo sarebbe illegittimo.

Le sanzioni tributarie si prescrivono sempre in 5 anni, così come – secondo l’orientamento maggioritario – anche gli interessi.

Tutti i tributi dovuti a Comuni e Regioni (Imu, Tasi, Tari ecc.) si prescrivono in 5 anni tranne il bollo auto che invece si prescrive in 3 anni.


note

Autore immagine: 123rf com


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