Diritto e Fisco | Editoriale

Si può cambiare lo stile della propria firma?

22 Aprile 2018
Si può cambiare lo stile della propria firma?

Sigle, scarabocchi, lettere puntate o disegni grafici: che valore hanno le firme incomprensibili e che succede se uno cambia grafia nel corso della vita?

Fino ad oggi hai sempre firmato tutti i contratti, le scritture private e i documenti con uno stile ben preciso: hai cioè scritto accuratamente il tuo nome e cognome che, pur risentendo della tua grafia, erano facilmente leggibili. Hai firmato per esteso, dimodoché chiunque potesse leggere il tuo nome e cognome. È arrivato però il momento di darti un po’ di importanza: hai visto che tutte le persone impegnate sono solite firmare velocemente, con una sigla buttata quasi per caso, come se avessero altre cose più importanti da fare. Hai così intenzione anche tu di fare altrettanto. Magari, visto che hai anche una certa vocazione estetica, vorresti personalizzare la firma con uno scarabocchio artistico, che sia anche unico e riconoscibile. Un po’ come facevano i pittori di una volta. A questo punto però ti chiedi se si può cambiare lo stile della propria firma nel corso della propria vita e quali possono essere le conseguenze di una tale scelta. Immagina ad esempio tutti i contratti che hai sino ad oggi sottoscritto, i documenti, la carta d’identità, la stessa firma depositata in banca per il libretto degli assegni. Come faranno gli altri o la pubblica amministrazione ad accertare che la nuova firma sia davvero tua? Bé, se hai un problema simile, dopo la lettura di questo articolo le cose ti appariranno più chiare e semplici. Ecco dunque ciò che devi sapere se intendi cambiare la firma.

Non puoi capire quali conseguenze derivano dall’eventuale modifica della grafia di una firma se prima non sai qual è il significato e lo scopo della firma. La firma serve per ricondurre al suo autore una determinata volontà espressa in un documento: quella, ad esempio, di accettare un contratto, emettere un ordine di pagamento, riconoscere un debito, ecc.

Facciamo un esempio. Immaginiamo che Mario e Giovanni concludano un contratto. Mario si impegna a dare a Giovanni cento euro e Giovanni, in cambio, gli vende il suo cellulare usato. Decidono di mettere tutto per iscritto visto che Mario ha intenzione di fare prima una prova di un giorno sul dispositivo per vedere se davvero funziona bene. Mario però firma il contratto di vendita con una grafia diversa dal solito. Nel momento in cui Giovanni andrà a chiedergli il pagamento, il contratto sarà comunque valido nonostante la sottoscrizione con uno stile differente. E questo perché comunque essa rivela il suo artefice: Mario.

Quindi, a ben vedere, chi può avere interesse a contestare la firma è proprio il suo autore quando ritiene che il segno messo sul foglio non provenga dalla sua penna. Non sarà certo la controparte (nel nostro esempio Giovanni) a eccepire il difetto di firma, anche se dovesse rilevare una diversità di grafia tra due sottoscrizioni.

Nel caso di scritture private, infatti, la legge autorizza le parti a disconoscere la firma; in tal caso sarà chi intende valersi del documento a dover documentare l’autenticità della sottoscrizione con una apposita causa. In tal causa verrà nominato un perito grafologo il quale riuscirà a comprendere, in base a una serie di dati impercettibili all’occhio (come la pressione sul foglio usata nel firmare, lo stile della scrittura, la velocità della penna, ecc.) vi può essere coincidenza di autore.

Se invece la firma viene messa davanti a un notaio o a un altro pubblico ufficiale, non vi è nessun problema ad usare un segno diverso dal solito perché è proprio compito di quest’ultimo assicurarsi della corrispondenza tra il firmatario e le generalità che appaiono riportate sul documento.

Ci sono però dei casi in cui l’autenticità della firma viene verificata tramite confronto con un’altra, dello stesso soggetto, già “depositata” in precedenza. È il caso degli assegni. Quando una persona chiede il carnet degli assegni alla propria banca, il dipendente gli fa firmare un foglio: la sottoscrizione sarà quindi “registrata” in un terminale e verrà confrontata dallo sportellista tutte le volte in cui qualcuno esigerà il pagamento di un suo assegno. Quindi, in tali casi, bisognerà ricordarsi di firmare con la vecchia scrittura.

Del resto la legge non dice come si debba firmare un atto o un documento pubblico. Richiede solo l’uso di un supporto tendenzialmente indelebile (ossia la penna e non una matita o, peggio ancora, il sangue) e che la firma sia autografa, ossia fatta di pugno dal suo autore. Sarebbe quindi inesistente la firma fatta al computer. Per questa ragione la legge non può richiedere neanche particolari stili di firma, ben potendo questa essere apposta anche in stampatello. La firma è un elemento che serve a risalire all’identità del sottoscrittore, un po’ come le impronte digitali, per attribuirgli la paternità della manifestazione di volontà contenuta nel foglio scritto. Proprio perciò la firma deve avere degli elementi di personalizzazione che possano far risalire al suo autore. E li ha quasi sempre. Anche se ti sembra di falsificare la firma di un altro o di avere la sigla identica a quella di un tuo amico, ai periti calligrafici non sfuggono dei dettagli che ad occhio nudo sono invisibili o sembrano insignificanti.

In sintesi, poiché scopo della sottoscrizione è identificare, con ragionevole certezza (e senza dover ricorrere a indagini tecniche successive) la persona che l’ha apposta, questa è libera non solo di firmare come meglio crede, ma anche di cambiare la firma nel corso della propria vita senza che ciò possa rilevare sui contratti o sui pubblici documenti (tanto più che, su questi ultimi, la sottoscrizione viene messa dinanzi a un pubblico ufficiale che ha proprio lo scopo di accertare l’autenticità della firma).



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