Diritto e Fisco | Editoriale

I diritti dell’avvocato nei confronti del cliente

22 Aprile 2018
I diritti dell’avvocato nei confronti del cliente

Dal pagamento della parcella per la consulenza (anche telefonica) all’obbligo di non nascondere nulla di cui è a conoscenza: tutti i dovere del cliente-assistito nei confronti dell’avvocato-difensore.

Dopo aver parlato dei diritti del cliente verso l’avvocato, la par condicio impone che si parli ora dei diritti dell’avvocato verso il cliente. Buona parte dei professionisti, a questo punto, penserà subito al diritto a ottenere il pagamento della parcella o all’anticipo. Ma i diritti di un buon avvocato non risiedono solo negli aspetti economici. Il cliente ha l’obbligo di tenere un comportamento corretto e rispettoso, sia in sede di trattative che durante l’esecuzione del mandato. Ecco perché dedichiamo questa guida a coloro che si limitano a vedere nel legale un mero strumento per accedere al tribunale, senza voler invece riconoscere a questa figura tutte le prerogative di una funzione pubblica e, nello stesso tempo, privata.

Prima però di parlare dei diritti dell’avvocato verso il cliente ci preme sottolineare un aspetto che spesso viene ignorato. Il cliente deve rispettare il tempo dell’avvocato. L’avvocato non vende cause, ma sforzi intellettivi (e a volte anche fisici). In altre parole vende tempo: il proprio tempo. Quella del legale è una prestazione professionale che non ha ad oggetto un bene materiale. Pertanto il cliente resta vincolato a corrispondere la parcella anche nel caso di una semplice attività stragiudiziale, come nel caso delle consulenze. Da questo principio discendono gran parte di tutte le altre regole che a breve elencheremo.

Procediamo dunque con ordine e vediamo quali sono i principali diritti dell’avvocato nei confronti del cliente: lo faremo in modo sintetico, senza addentrarci troppo in ogni singolo aspetto che, altrimenti, richiederebbe una specifica trattazione.

La carta dei diritti dell’avvocato verso il cliente

1. Il cliente non deve tacere nulla di cui è a conoscenza e che potrebbe portare l’avvocato a non accettare l’incarico. Uno dei principi cardini del codice civile in materia di obbligazioni contrattali è quello relativo al comportamento «secondo buona fede». Ciascuna parte deve rivelare all’altra tutto ciò che sa e che potrebbe portare l’altra a non concludere l’affare. Ecco perché, prima di avviare una causa, il cliente deve comunicare al proprio legale tutti gli aspetti “deboli” della propria difesa e quelli “forti” dell’avversario. Spesso invece avviene che l’avvocato scopre le “magagne” del proprio cliente solo leggendo gli atti avversari, a causa già avviata.

2. Il cliente non può dichiarare di essere nelle condizioni economiche per ottenere il gratuito patrocinio dopo aver ricevuto la consulenza. Difatti l’avvocato potrebbe rifiutare il mandato, non essendo tenuto ad accettare questa forma di remunerazione. Nel qual caso, però, il cliente avrebbe ottenuto la consulenza gratuitamente o, comunque, ad un costo inferiore rispetto al dovuto, facendo leva sulla propria incapacità di onorare la parcella.

3. Al contrario il cliente non può fingere di avere la possibilità di pagare l’avvocato quando invece non le ha. Millantare disponibilità economiche inesistenti, inducendo in errore l’avvocato sul rispetto degli accordi conclusi, costituisce un reato: quello di insolvenza fraudolenta.

4. Allo stesso modo, il cliente deve immediatamente comunicare al proprio avvocato l’aggravamento delle proprie condizioni economiche nel corso dell’esecuzione del mandato, qualora queste potrebbero pregiudicare il rispetto dei patti conclusi e, quindi, il pagamento della parcella a fine della causa.

5. Il cliente è tenuto a pagare all’avvocato anche la consulenza, sia questa telefonica o in studio. A tal fine, questi deve essere consapevole che, se anche non chiede prima a quanto ammonta l’onorario, sarà comunque tenuto a versarlo, non potendosi affidare all’uso, accettato da altri professionisti, di rendere le consulenze gratuitamente.

Il cliente ha diritto a ottenere il preventivo anticipato e scritto solo prima di un’azione giudiziale.

6. Il cliente non può imporre all’avvocato una strategia difensiva che questi non condivide poiché, in ogni caso, l’avvocato resta personalmente responsabile delle scelte processuali non corrette, anche se imputabili al proprio assistito.

7. Il cliente non può subordinare il pagamento della parcella dell’avvocato al buon esito della causa. La prestazione del professionista è – come si suol dire – una prestazione «di mezzi» e non «di risultato». Significa che il legale non è tenuto a vincere la causa, ma a comportarsi nel modo più diligente per far sì di ottenere un risultato soddisfacente. Se questo non si verifica (il che potrebbe avvenire per ragioni non dipendenti dalla condotta dell’avvocato), il cliente deve comunque corrispondere l’onorario.

8. Il cliente non può registrare a conversazione con il proprio avvocato all’interno dello studio di questi. Lo studio è infatti un luogo di «privata dimora» dove l’eventuale registrazione, fatta di nascosto e senza autorizzazione, non avrebbe peraltro alcun valore legale e non potrebbe essere utilizzata in un giudizio.

9. In caso in cui l’avvocato rinunci al mandato in corso di causa, il cliente ha l’obbligo di sostituirlo nel più breve tempo possibile. Difatti, finché non viene materialmente sostituito, il professionista ha l’obbligo di continuare a presenziare alle udienze per non lasciare privo di difesa l’ex assistito. Quest’ultimo deve quindi, al più presto, sollevare il legale da tale onere.

10. Alla cessazione del mandato, il cliente deve ritirare dallo studio dell’avvocato tutte le carte a questi lasciate per la propria difesa, firmando una liberatoria.

11. Il cliente non può controllare l’operato del proprio avvocato nominando un secondo avvocato senza che il primo ne sia al corrente. Il rapporto tra cliente e avvocato è di tipo «fiduciario». Se manca tale fiducia il rapporto si può estinguere. È tuttavia diritto del cliente nominare contemporaneamente più di un avvocato in difesa congiunta o disgiunta.

12. Il cliente deve rimborsare tutti i costi vivi sostenuti dall’avvocato per la difesa, come trasferte, spese di cancelleria, bolli, diritti, fotocopie. Il cliente deve anche tenere indenne l’avvocato dalle spese necessarie alla nomina di un avvocato domiciliatario.


3 Commenti

  1. Scusate ma i diritti dei clienti quali sono. Inoltre bisogna pagare la parcella ma è possibile quantificare costi di una causa prima di incominciare? Sarà vero che gli avvocati fanno la fame, ma secondo la mia esperienza i clienti a volte rischiano molto di più a causa di una condotta non sempre meritevole di fiducia. Chi ci difende a noi clienti? Esiste un contratto da firmare per tutelare il cliente dal punto di vista economico.

    1. Ciao,
      avrai certamente sentito parlare di “colleganza”, questa è la parolina magica sulla quale si regge la lobby di tutti i cosiddetti professionisti !
      Ti traduco un vecchio proverbio: tra corvi e corvi non si levano gli occhi !
      La deontologia professionale è cosa sconosciuta e puntualmente disattesa !
      Mi fermo qui !

  2. “La prestazione del professionista è – come si suol dire – una prestazione «di mezzi» e non «di risultato». Significa che il legale non è tenuto a vincere la causa, ma a comportarsi nel modo più diligente per far sì di ottenere un risultato soddisfacente. Se questo non si verifica, il cliente deve comunque corrispondere l’onorario”.
    Siamo al top! Dalle mie parti si dice “cornuto e mazziato”, nel senso che se perdo la causa per colpa del legale, devo anche pagarlo per l’impegno profuso! Tipica mentalità italica. Mah…

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