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Lo sai che? Figli a carico

Lo sai che? Pubblicato il 1 maggio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 1 maggio 2018

Le detrazioni che spettano al contribuente, il limite di reddito dei ragazzi (che aumenta dal 2019) e le agevolazioni per altri familiari.

Un tempo di parlava di «figli nati con la camicia». Altrove si diceva che «i bambini non nascono con il pane sotto il braccio». In entrambi i casi, il significato è lo stesso: i figli vanno mantenuti, almeno fino ad un certo punto della loro vita. E le spese dei figli a carico sono consistenti: da pappe, pannolini, pediatra e vestiti quando sono piccolini, a università, trasporto, spese per il cellulare, ancora vestiti, piscina, calcio o palestra quando sono più grandicelli. Se poi mangiano come dei tori, ecco che la spesa del supermercato aumenta ogni settimana, al punto che la cassiera, ormai, ci dà un commosso abbraccio dopo che abbiamo pagato il conto.

Lo Stato non ci regala né la camicia né il pane ma ci dà una mano per sostenere le spese dei figli a carico con lo strumento della detrazione fiscale. Un’agevolazione che dal 2019 sarà più sostanziosa. Vediamo.

Figli a carico: chi sono

Vengono considerati figli a carico da un punto di vista fiscale quelli naturali (compresi i bambini riconosciuti fuori dal matrimonio), quelli adottivi, affidati o affiliati, purché rispettino un limite di reddito che vedremo tra poco, ed a prescindere:

  • dall’età;
  • dal fatto che convivano o meno con i genitori;
  • dall’attività che svolgono (che siano studenti piuttosto che tirocinanti a titolo gratuito o poco più).

Pertanto, si ritiene fiscalmente a carico un figlio che, ad esempio:

  • abbia 26 anni e sia ancora disoccupato;
  • abiti in un’altra città o all’estero;
  • stia facendo uno tirocinio gratuito o con un rimborso spese che gli garantisce un reddito molto basso.

Figli a carico: il loro limite di reddito

Per essere considerati figli a carico fiscalmente bisogna rispettare un certo limite di reddito. Nel senso che, se il ragazzo lavora e guadagna più di una certa cifra ad una determinata età, il genitore non può usufruire delle agevolazioni.

Qual è questo limite di reddito? Fino al 31 dicembre 2018, è fissato in 2.840,51 euro, al lordo degli oneri deducibili. Dal 1° gennaio 2019, però, il limite di reddito è di 4.000 euro per i figli fino ai 24 anni in virtù della Legge di Bilancio 2018 [1], mentre per i figli con 25 o più anni resta la soglia precedente.

E se il figlio compie i 25 anni il 31 dicembre 2019? In questo caso, non avrà diritto al limite dei 4.000 euro ma a quello di 2.840,51 euro, anche se ha trascorso tutto l’anno come 24enne. Insomma, la data del compleanno è irrilevante.

La soglia di reddito riguarda tutto l’anno solare, indipendentemente dal periodo in cui viene prodotto. Significa che se un figlio lavora da agosto a dicembre e supera quella soglia, non sarà da considerare fiscalmente a carico per tutto l’anno, anche se da gennaio a luglio non ha avuto delle entrate.

Da precisare, inoltre, che questo limite include soltanto i redditi che concorrono alla formazione del reddito complessivo Irpef, soggetto a tassazione ordinaria. Pertanto, restano esclusi i redditi assoggettati:

  • ad imposta sostitutiva (o esenti da questa imposta);
  • a ritenuta a titolo d’imposta;
  • a tassazione separata.

Ci sono, tuttavia, certe regole contenute nel Tuir (il Testo unico delle imposte sui redditi) che ritengono rilevanti anche i redditi soggetti ad un diverso regime impositivo oppure esenti. Questi ultimi sono:

  • le retribuzioni corrisposte da enti e organismi internazionali, rappresentanze diplomatiche e consolari e missioni, dalla Santa Sede, dagli enti gestiti direttamente dal Vaticano e dagli enti centrali della Chiesa cattolica;
  • la quota esente prevista per i redditi di lavoro dipendente dei frontalieri, pari a 7.500 euro dal periodo d’imposta 2015.

Per quanto riguarda, invece, i redditi assoggettati ad imposta sostitutiva di lavoro autonomo professionale o artistico e d’impresa, sono rilevanti quelli dei contribuenti che si avvalgono:

  • del regime dei minimi;
  • del nuovo regime forfettario.

Vanno, inoltre, considerati:

  • i redditi degli immobili assoggettati alla cedolare secca sulle locazioni;
  • i redditi dell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale e delle relative pertinenze se non soggetta a Imu;
  • il 50% del reddito dell’immobile non affittato, assoggettato ad Imu ma situato nello stesso Comune in cui si trova l’abitazione principale.

 Figli a carico: cosa spetta?

Il Tuir stabilisce determinate detrazioni Irpef per i figli a carico, collegate al reddito complessivo dei genitori. Nel dettaglio:

  • 950 euro, per ciascun figlio di età pari o superiore a tre anni e non portatore di handicap;
  • 1.220 euro, per ciascun figlio di età inferiore a tre anni e non portatore di handicap;
  • 1.350 euro, per ciascun figlio di età pari o superiore a tre anni e portatore di handicap;
  • 1.620 euro, per ciascun figlio di età inferiore a tre anni e portatore di handicap.

Chi ha almeno 4 figli a carico può, inoltre, usufruire:

  • delle detrazioni sopra citate, aumentate di 200 euro per ciascun figlio a partire dal primo;
  • un’ulteriore detrazione di 1.200 euro in qualità di bonus complessivo e unitario per la famiglia numerosa. Questo beneficio non aumenta se il numero dei figli a carico è superiore a quattro.

Figli a carico: come vengono attribuite le detrazioni ai genitori

Le detrazioni per i figli a carico spettano ad entrambi i genitori, purché non siano legalmente ed effettivamente separati, nella misura del 50% ciascuno. Ciò non vieta al padre e alla madre di decidere, di comune accordo, che uno dei due si prenda l’intera detrazione perché ha un reddito complessivo più elevato.

Se, invece, la coppia è separata o divorziata oppure il loro matrimonio è stato annullato con scioglimento e cessazione degli effetti civili, la detrazione spetta:

  • al 100% al genitore affidatario;
  • al 50% a ciascun genitore se entrambi hanno l’affidamento del figlio.

Sta a loro decidere, come nel caso precedente, se lasciare interamente la detrazione a chi dei due ha il reddito più elevato.

Se un coniuge è fiscalmente a carico dell’altro (vedi sotto), la detrazione per i figli compete esclusivamente a quest’ultimo sulla base del suo reddito complessivo.

È possibile anche applicare per il primo figlio (sempre che il gioco valga la candela) le detrazioni previste per il coniuge a carico, a patto che:

  • l’altro genitore manchi (cioè sia deceduto) o non abbia riconosciuto il figlio ed il contribuente non è sposato oppure si è legalmente ed effettivamente separato in un secondo momento;
  • se ci sono dei figli adottivi, affidati o affiliati del solo contribuente non sposato o successivamente separato.

Figli a carico: può subentrare fiscalmente il fratello?

Non è detto che debbano sempre essere i genitori ad avere in carico il figlio. Se quest’ultimo è disoccupato, può essere ritenuto fiscalmente a carico di un fratello convivente sempre che:

  • uno dei genitori non lavori e l’altro lo faccia saltuariamente con un reddito basso, anche se superiore a 2.840,51 euro;
  • il fratello che si prende in carico la situazione lavori stabilmente, abbia un reddito molto superiore e provveda, di fatto, al mantenimento della famiglia.

Altri familiari a carico

In una famiglia non ci sono, ovviamente, solo i figli. Il contribuente può avere in carico altri parenti. È il caso del coniuge non legalmente e non effettivamente separato, anche se non convivente o residente all’estero. In questo caso, il contribuente ha diritto ad una detrazione Irpef lorda variabile da 0 a 800 euro a seconda del suo reddito complessivo. La detrazione spetta anche in caso di unioni civili tra persone dello stesso sesso e alle stesse condizioni.

Inoltre, possono essere considerati fiscalmente a carico:

  • il coniuge legalmente ed effettivamente separato;
  • i discendenti dei figli;
  • i genitori (compresi quelli adottivi);
  • i generi e le nuore;
  • il suocero e la suocera;
  • i fratelli e le sorelle (anche unilaterali);
  • i nonni e le nonne.

Per questi familiari, però, è necessario:

  • rispettare il limite di reddito;
  • essere conviventi oppure percepire assegni alimentari non risultanti da provvedimenti dell’autorità giudiziaria, purché siano attestati mediante autocertificazione oppure altri mezzi di prova come l’intestazione di utenze, il contratto di affitto dell’immobile, ecc.

Avendo questi familiari a carico (cioè tutti tranne i figli ed il coniuge non legalmente ed effettivamente separato) spetta una detrazione Irpef di 750 euro da distribuire tra chi ha diritto alla detrazione e da parametrare al relativo reddito complessivo.

Le detrazioni competono dal mese (e non dal giorno) in cui si verificano le condizioni per averne diritto e fino al mese (e non al giorno) in cui queste condizioni vengono meno.

L’applicazione delle agevolazioni fiscali per familiari a carico avviene secondo quest’ordine:

  • coniuge;
  • figli;
  • altri familiari.

L’Agenzia delle Entrate, però, ha chiarito che è possibile stravolgere quest’ordine (ad esempio nel caso in cui sia un’altra persona ad avere effettivamente alle spalle il peso economico della famiglia) a condizione che:

  • abbia un reddito complessivo più elevato;
  • sostenga effettivamente il carico economico del familiare.

Figli a carico: le detrazioni per i contribuenti extracomunitari

I cittadini extracomunitari che richiedono le detrazioni per familiari a carico devono essere in possesso di una documentazione attestante lo status di familiare, che può essere alternativamente formata da:

  • documentazione originale prodotta dall’autorità consolare del Paese d’origine, con traduzione in lingua italiana e asseverazione da parte del Prefetto competente per territorio;
  • documentazione con apposizione dell’Apostille, per i soggetti che provengono dai Paesi che hanno sottoscritto la Convenzione dell’Aja del 05.10.61;
  • documentazione validamente formata dal Paese d’origine, ai sensi della normativa vigente in loco, tradotta in italiano e asseverata come conforme all’originale dal Consolato italiano del Paese d’origine.

note

[1] Legge n. 205/2017.


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