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Le Guide Pirateria online: cosa rischio?

Le Guide Pubblicato il 9 maggio 2018

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> Le Guide Pubblicato il 9 maggio 2018

Dal file sharing allo streaming, passando per il download: quali operazioni violano il diritto d’autore? Ecco una guida rivolta a tutti gli utenti di internet.

Internet ha reso tutto più semplice: dalle ricerche al recupero di informazioni, dalla visione di filmati ai metodi di comunicazione, tutto oramai passa attraverso la rete. «Da grandi poteri derivano grandi responsabilità», verrebbe da dire. Eppure, non è detto che tutto quello che facciamo in internet con il nostro computer sia legale. Siamo sicuri di essere a posto con la coscienza? Dai download allo streaming, a volte anche inconsapevolmente non sappiamo che stiamo commettendo un illecito, spesso sanzionabile penalmente. Se un tempo i pirati erano banditi che solcavano i mari per razziare e depredare le altre navi, oggi i pirati sono virtuali: non hanno più una benda su un occhio e l’uncino al posto della mano, bensì gli occhiali con vetri spessi come fondi di bottiglia e il mouse come arma. Un Jack Sparrow 2.0, insomma. Con questo articolo cercheremo di capire quali condotte sono illegali, cos’è la pirateria online e cosa si rischia.

Pirateria online: cos’è?

Come sempre, prima di affrontare un argomento è sempre opportuno spiegare di cosa si sta parlando; fare un po’ di chiarezza terminologica, insomma. E quindi, prima di rispondere alla domanda che molti si stanno ponendo («Pirateria online: cosa rischio?»), spieghiamo cosa si intende per pirateria online. Quando parliamo di pirateria online facciamo riferimento a tutti i reati che possono essere commessi navigando in internet. Un po’ come il pirata del seicento, dunque, il pirata informatico adopera gli strumenti in suo possesso per poter derubare. Il pirata di internet, molto spesso, non si rende neanche conto di rubare, credendo semplicemente di usufruire di un servizio libero e gratuito. Difatti, appropriarsi di contenuti o di prodotti protetti da copyright è talmente semplice che è davvero difficile essere consci del furto che si sta commettendo. Bene, vi state ancora chiedendo cosa rischio in caso di pirateria online? Proseguite nella lettura.

Pirateria online: quando si configura?

La pirateria online copre una serie di condotte, tutte illecite: la prima di esse è sicuramente il download illegale, cioè l’attività di chi scarica sul proprio computer un prodotto (un software, ad esempio) che sia protetto da licenza. Si può parlare di pirateria online, però, anche con riguardo a coloro che guardano in streaming (cioè, sul computer attraverso la connessione internet) video o filmati protetti o riservati agli abbonati: è il caso dell’appassionato di calcio che, non pagando l’abbonamento alle tv private, decide di “piratare” la partita e di vederla online. Per comprendere quali illeciti commette il pirata online occorre necessariamente su queste due condotte. Vediamo allora di rispondere alla domanda dell’articolo: «Pirateria online: cosa rischio?».

Pirateria online: cos’è il download illegale?

L’atto di pirateria online più tipico è il download illegale. In cosa consiste? Il download è quell’operazione comune che consiste nello “scaricare” sul proprio computer un software, cioè un programma per pc, oppure, più in generale, un file (mp3, film, foto, ecc.). Chi non l’ha mai fatto? Bene, il problema è che il software non sempre è libero (software open source), né tantomeno lo è il file: essi, cioè, non sempre possono essere portati sul proprio computer senza autorizzazione di chi ne possiede la licenza. Sia il software che il file, infatti, sono di norma protetti da copyright, cioè dal diritto d’autore che tutela gli interessi (economici e non) di chi ha partorito, grazie al proprio ingegno, l’opera. In tutte queste ipotesi, quindi, l’operazione di download è illegale ed è addirittura perseguibile per legge.

Download illegale: cosa dice la legge?

Come tanti cerchi concentrici, pirateria online, download illegale e file protetto sono nozioni che non possono essere scisse. Cosa dice la legge a proposito del download illegale? È reato? Secondo la legge sul diritto d’autore [1] il download di un file protetto da copyright è punibile con una mera sanzione economica: 134 euro, aumentabile fino a 1032 nel caso in cui il materiale scaricato sia ingente. A ciò si aggiunge la confisca del materiale illecito. I problemi sorgono nel momento in cui al download di materiale protetto segua la condivisione dello stesso: si tratta del famoso file sharing, cioè della condivisione di file, che avviene ad esempio attraverso programmi come emule e µtorrent. Cosa accade in questo caso?

File sharing: cosa dice la legge?

Il pirata online che non si limita a scaricare un file ma a condividerlo rischia una sanzione penale. La legge, infatti, dice che chi diffonde illegalmente, a scopo di lucro, opere protette da copyright è soggetto alla reclusione da sei mesi a tre anni e alla multa da 2.582 a 15.493 euro [2]. Il perché della dura risposta sanzionatoria è chiaro: chi effettua il singolo download per sé danneggia senz’altro l’autore dell’opera, ma non così tanto come chi condivide con il mondo intero di internet il “furto” che ha commesso scaricando illegalmente il file. Il pirata che spartisce il bottino arreca un danno patrimoniale senz’altro maggiore. Sia chiaro: i software che consentono il file sharing non sono di per sé illegali, lo è l’utilizzo che di essi viene fatto. È l’oggetto della condivisione ad essere illecito. Se, al contrario, l’operazione di file sharing è compiuta senza perseguire alcun scopo di lucro, si commette sempre reato ma la sanzione consiste nell’applicazione di una semplice multa che va da 51 a 2065 euro [3]. La pena è aumentata (reclusione fino ad un anno o multa non inferiore a 516 euro) se il reato è commesso su un’opera altrui non destinata alla pubblicità, ovvero con usurpazione della paternità dell’opera (o con deformazione, mutilazione o altra modificazione dell’opera medesima) qualora ne risulti un’offesa all’onore o alla reputazione dell’autore. Quindi, in pratica:

  • Il download illegale non è reato, anche se è comunque punito con una sanzione amministrativa pecuniaria;
  • la condivisione del download illegale, se effettuata a fini di lucro, è punibile fino a tre anni di reclusione;
  • la condivisione del download illegale senza fine di lucro costituisce reato ma è punibile con la sola multa o, al massimo, con la reclusione fino ad un anno in determinati casi.

File sharing: come difendersi?

Il pirata online che ha condiviso il proprio bottino senza fine di lucro può evitare il procedimento penale. La legge, infatti, dice che il pirata è ammesso a pagare, prima dell’apertura del dibattimento, ovvero prima dell’emissione del decreto penale di condanna, una somma corrispondente alla metà del massimo della pena stabilita (quindi, all’incirca 1.032,50 euro), oltre le spese del procedimento. Così facendo, egli estingue il reato.

File sharing: è sempre illegale?

Abbiamo già ricordato che il file sharing, cioè la condivisione dei file con gli altri internauti, non è un’operazione di per sé illegale: lo diviene se si condivide il frutto di uno o più download illegali. Allo stesso modo, però, sarebbe illegale condividere le copie di un prodotto acquistato regolarmente. Infatti, bisogna specificare che acquistando l’originale di un’opera protetta da diritto d’autore si possono effettuare tutte le copie che si desiderano, ma anche in tal caso l’utilizzo deve essere personale e ad un eventuale controllo è necessario dimostrare di essere in possesso della versione originale dell’opera. Quindi, chi effettua copie di un’opera legalmente acquistata non commette reato fintantoché non le diffonde, anche senza scopo di lucro.

Pirateria online: cos’è lo streaming?

Abbiamo finora parlato, nell’ambito della pirateria online, del download non autorizzato e della condivisione di file così ottenuti. Passiamo ora all’altra condotta tipica di chi naviga nelle tempestose acque di internet: lo streaming. Come tutti sanno, lo streaming consente di utilizzare internet per trasformare il proprio supporto (computer fisso, tablet o smartphone) in una vera e propria televisione. Non sempre, però, lo streaming è consentito, nel senso che esso non proviene sempre da chi è autorizzato a detenere e trasmettere quelle immagini. Vedere un video in streaming costituisce un atto di pirateria online? Scopriamolo.

Streaming: è legale?

Nel caso dello streaming bisogna distinguere tra l’utente che si limita ad usufruire del servizio guardando il contenuto offerto e colui che, al contrario, è titolare del sito streaming. Supponendo, in entrambi i casi, che il filmato sia protetto da copyright e che non si abbiano le licenze per trasmetterlo, la situazione è la seguente:

  • l’internauta che si limita a guardare il video non commette alcun illecito;
  • colui che offre il servizio, al contrario, incorre nelle sanzioni sopra viste per il file sharing, con le differenze di pena dovute dalla presenza o meno del fine di lucro.

Lo streaming di opere protette, qualora non autorizzato, costituisce quindi una violazione dei diritti d’autore, al pari del download illecito.

Pirateria online: si può linkare ad un sito streaming?

Un problema che si pone di frequente è quello se costituisca condotta illecita inserire, nel proprio sito internet, un collegamento ad altro sito che offre un servizio streaming legale. In altre parole: può costituire violazione del diritto d’autore un semplice link ad altro sito? In merito a questa problematica, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea [4] ha detto che anche il semplice link ad un sito diverso dal proprio che offra un servizio di  streaming, se non autorizzato da detto sito, può costituire illecito. Ma non sempre. Il “copia e incolla” di un link a un altro sito richiede l’autorizzazione dell’avente diritto (ossia del titolare del contenuto linkato) solo quando il sito ospitante si rivolge a un pubblico nuovo rispetto a quello cui si rivolge invece il sito linkato. Per esempio: se Tizio inserisce il link del sito “A” all’interno del sito “B”, dovrà chiedere l’autorizzazione al proprietario dei diritti solo se il sito “B” sia rivolto a un pubblico diverso da quello a cui si affaccia il sito “A”. Cosa significa in pratica? Che nella gran parte dei casi questo consenso non è necessario. Infatti, secondo la Corte, tutte le volte che il sito linkato sia ad accesso libero e gratuito (per esempio un sito che fa informazione o che accolga dei contenuti audio o video visibili a chiunque, senza bisogno di autenticazioni o di pagare alcunché) allora si può affermare che il pubblico sia lo stesso di quello del sito ospitante: si tratta, cioè, della generalità degli utenti della rete. In tali casi, quindi (quando cioè entrambi i siti siano ad accesso libero e gratuito) non è possibile sostenere che il sito che ospita il link prenda di mira un pubblico nuovo rispetto a quello cui si rivolge il titolare dei diritti. Al contrario, l’autorizzazione diventa obbligatoria quando il sito ospitato consenta l’accesso ai propri contenuti solo dietro abbonamento o sia protetto da password o misure tecnologiche simili. I giudici di Lussemburgo hanno, in pratica, ribadito un concetto cardine del web: quello che viene messo gratuitamente e liberamente nella disponibilità degli utenti della rete deve rimanere tale e non può essere sottoposto a limitazioni o autorizzazioni in nome del copyright. I diritti d’autore (almeno quelli relativi alla libertà di un “copia e incolla” dei link) muoiono nel momento stesso in cui l’autore del contenuto decide di aprire le proprie pagine all’intero web.

note

[1] Art. 174-ter, legge n. 633/1941 (legge sul diritto d’autore).

[2] Art. 171-ter, lett. a), legge n. 633/1941.

[3] Art. 171, lett. a) bis, legge n. 633/1941.

[4] Sentenza Svensson, C-466/12, confermata successivamente dall’ordinanza sul caso BestWater – C-2315/2014.  

Autore immagine: Pixabay.com


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