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Lo sai che? Come esportare in Cina

Lo sai che? Pubblicato il 10 maggio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 10 maggio 2018

Quali sono le tasse che si pagano alla dogana per esportare prodotti in Cina? Cos’è l’imposta sul consumo? Cos’è la Vat?

Vendere i propri prodotti in Cina è l’obiettivo di tantissimi imprenditori: riuscire ad introdursi nel più grande mercato del mondo significa offrire beni e servizi ad una popolazione di quasi un miliardo e mezzo di persone. In realtà, già tante società italiane sono riuscite ad imporsi in Cina: si tratta per lo più di brand molto noti riferibili al settore alimentare e della moda. Vendere in Cina, però, non è semplice: il problema non è costituito solamente dalla distanza (oggi superabile grazie alle nuove tecnologie), ma dalla difficoltà di far breccia in una cultura totalmente diversa da quella occidentale. Usi e costumi diversi rappresentano un ostacolo non da poco. Al di là di questi problemi, poi, ci sono gli ostacoli di tipo economico. Con questo articolo cercheremo di capire come esportare in Cina e quali tasse bisogna pagare.

Esportare in Cina: quali tasse?

Come nel caso dell’importazione dalla Cina, anche esportare in Cina sottopone l’imprenditore al pagamento di alcune tasse: le più rilevanti sono i dazi doganali, l’imposta sul valore aggiunto (in Cina non si chiama Iva ma Vat, che sta per Value Added Tax) e la cosiddetta imposta sul consumo. In effetti, niente di eccezionale: più o meno tutti sanno che, per attraversare il confine, occorre pagare alla dogana. In realtà, questi dazi sono un lontano ricordo per le transazioni effettuate all’interno del mercato unico europeo, cioè dei Paesi che hanno aderito al mercato libero all’interno dell’Unione europea, abolendo tasse di ogni sorta. La Cina, chiaramente, non ha eliminato le tasse all’importazione o all’esportazione, però applica un trattamento privilegiato a tutti i Paesi (come l’Italia) che fanno parte dell’Organizzazione mondiale del commercio (Omc, oppure in inglese Wto, che sta per World trade organization). Vediamo di cosa si tratta.

Esportare in Cina: cosa sono i dazi doganali?

Abbiamo detto che chi vuole esportare in Cina i propri prodotti deve pagare i dazi doganali. Questa tipologia di tassa va direttamente a beneficio del governo di Pechino ed è calcolata sulla base di aliquote differenziate a seconda del tipo e dell’origine del bene esportato. Per l’Italia, quale Paese appartenente all’Organizzazione mondiale del commercio (a cui la Cina ha aderito nel 2001), si applicano aliquote di importazione ridotte rispetto a quella generale. Ulteriori riduzioni tariffarie sono previste in via generale sulla base di quote tariffarie per un numero limitato di prodotti tra cui farina, mais, riso, zucchero, lana, cotone e fertilizzanti. La scelta della tariffa doganale da applicare spetta all’ufficio doganale presso il quale si effettua la dichiarazione di esportazione. Sarà questo ufficio, quindi, a stabilire quale dazio applicare.

Esportare in Cina: cos’è la Vat?

Abbiamo detto che esportare in Cina comporta, innanzitutto, il pagamento dei dazi doganali. Non meno importante, però, è la Vat, cioè la Value Added Tax, che corrisponde, in buona sostanza, alla nostra Iva. Questa viene calcolata secondo tre aliquote diverse che cambiano in base al prodotto; per la maggior parte dei beni essa è pari al 17% (in Italia è del 22%!) del valore della merce aumentata del dazio doganale. In altre parole, la base imponibile su cui calcolare la Vat è così composta:

  • Valore del prodotto + dazi doganali.

Valore del prodotto aumentato dei dazi doganali corrisponde al cosiddetto valore in dogana del prodotto.

Esportare in Cina: cos’è l’imposta sul consumo?

Chi intende esportare in Cina non deve pagare solamente i dazi e la Vat, ma anche l’imposta sul consumo. Di cosa si tratta? L’imposta sul consumo è una particolare tassa che si paga solamente per prodotti ritenuti non necessari, cioè che non sono di primaria importanza. Sono soggetti all’imposta di consumo, tra gli altri:

  • alcol;
  • cosmetici;
  • gioielli;
  • pneumatici;
  • motocicli;
  • petrolio;
  • yachts;
  • orologi di lusso;
  • tabacco.

L’imposta sul consumo corrisponde ad un’accisa gravante sia sui beni esportati che su quelli venduti sul territorio nazionale. La sua determinazione si basa su un sistema che fa riferimento sia al valore che alle quantità, oltre a prevedere aliquote che variano a secondo del tipo di prodotto, dall’1% fino addirittura al 40%.

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Autore immagine: Pixabay.com


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