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Fisco: cosa sono i controlli incrociati

10 maggio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 maggio 2018



L’agenzia delle entrate può effettuare delle verifiche sui contribuenti per identificare eventuali evasori, attraverso poteri di controllo che compredono anchei controlli incrociati.

Essere in regola col pagamento delle tasse è un dovere di tutti i contribuenti, sancito dal legislatore e dalla costituzione. Dovrebbe essere un dovere non soltanto civico, in realtà, dal momento che il pagamento dei tributi consente ai cittadini di godere di una serie di servizi statali, che sono finanziati proprio grazie al versamento delle tasse. Purtroppo, come sappiamo tutti, il nostro paese ha un’elevata percentuale di evasori fiscali e sacche di lavoro nero, che l’amministrazione finanziaria cerca – attraverso nuovi sistemi, anche molto all’avanguardia dal punto di vista tecnologico e informatico – di contrastare, mediante politiche attive e controlli a posteriori sulle dichiarazioni dei redditi. In particolare, per quanto riguarda le partite iva, sono previsti dal nostro sistema fiascale una serie di controlli stringenti, ben al di là delle singole dichiarazioni dei redditi, che comprendono anche una tipologia chiamata controlli incrociati. Vediamo quindi cosa si intende per controlli del fisco e cosa sono i controlli incrociati per le partite iva.

Controlli del fisco: quali sono

Quando si parla di controlli fiscali, bisogna chiarire un paio di questioni pratiche su come funzionano i controlli dell’agenzia delle entrate. Dal punto di vista tributario – finanziario – contabile, infatti, esistono differenti tipologie di controlli. Ricordiamo infatti che l’amministrazione finanziaria è dotata dei più ampi poteri sia di indagine che di controllo, relativi alla veridicità delle dichiarazioni e della corrispondenza di quanto concretamente dichiarato (e pagato) dal contribuente in realtà. Senza entrare troppo nel dettaglio di una materia altamente stratificata come quella tributaria e di contabilità pubblica, possiamo brevemente suddividere come segue quali sono i controlli che il fisco può effettuare: controllo formale e controllo sostanziale.

Controlli del fisco: il controllo formale

Con l’invio della dichiarazione dei redditi da parte dei contribuenti ha inizio una fase di controllo del fisco, che viene effettuata sulla liquidazione delle imposte in maniera automatica. In seguito a questo primo momento, c’è poi un controllo a campione, di tipo formale. Questa tipologia di controllo può essere effettuata fino al 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione dei redditi.

Controlli del fisco: il controllo sostanziale

Rispetto al controllo formale, il controllo sostanziale (detto anche controllo di merito) ha lo scopo di non limitarsi ad una verifica – appunto – meramente formale, in quanto il fisco procede andando ad effettuare una verifica nel merito delle dichiarazioni del contribuente. Esiste però anche un’altra tipologia di controlli, ovvero quella dei controlli incrociati, che permettono all’ente della riscossione di effettuare delle verifiche molto precise e con dati provenienti da più fonti. Cosa sono i controlli incrociati?

Controlli incrociati: cosa significa

I controlli incrociati sono una particolare tipologia di controlli effettuati dall’amministrazione finanziaria sulle partite iva. In passato, per controllare le partite iva l’amministrazione finanziaria verificava la corrispondenza fra i dati che venivano dichiarati dai contribuenti con e nelle varie dichiarazioni dei redditi. Attualmente, invece, le partite iva sono sottosposte a controlli più stringenti, attraverso una verifica incrociata (da qui il nome, controlli incrociati) fra quanto riportato nelle dichiarazioni dei redditi e una serie di altri dati finanziari ed economico-reddituali, che vengono estrapolati dai conti correnti e dalle spese, anche in contanti, che il contribuente ha effettuato e sostenuto. Se dunque esiste una discrasia superiore al 20 % fra quanto dichiarato e quanto speso, e quindi fra i guadagni che risultano incassati e il tenore di vita effettivamente mantenuto, allora scatta una verifica più intensa di questi dati da parte dell’amministrazione finanziaria. Questo perchè il superamento del 20% di spese sostenute rispetto a quanto guadagnato fa presumenre al fisco che ci siano guadagni in nero non dichiarati, facendo quindi scattare il redditometro. In concreto, dunque, per le partite iva che risultino sospette vengono incrociati i dati delle fatture emesse con le liquidazioni periodiche trasmesse al fisco, per vedere se le entrate dichiarate e fatturate risultano in definitiva essere comunque coerenti con lo stile di vita e le spese effettivamente sostenute, che sono peraltro verificabili. Come si fanno i controlli incrociati?

Controlli incrociati: il ruolo di Serpico

I controlli incrociati sulle partite iva sono agevolati dall’utilizzo di un sistema informatico all’avanguardia, una sorta di cervello elettronico attivo 24 ore su 24: Serpico. Nell’effettuare in concreto l’incrocio dei dati, e per ottenere risultati rapidamente, l’amministrazione finanziaria si serve di un server che lavora ininterrottamente ogni giorno, dal nome Serpico (acronimo di servizi per i contribuenti). Questo server incrocia tutti i dati bancari e finanziari dei contribuenti, inclusi i pagamenti, gli acquisti e le movimentazioni bancarie, per identificare eventuali incongruenze, sintomo – come abbiamo detto – di possibile evasione fiscale.

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Autore immagine: Pixabay.

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