Diritto e Fisco | Editoriale

Bollo auto: prescrizione

22 Aprile 2018
Bollo auto: prescrizione

Il termine di prescrizione del bollo auto in caso di notifica dell’avviso di accertamento o di notifica della cartella esattoriale.

Qualsiasi debito, dopo un po’ di tempo, cade in prescrizione se il creditore non lo rivendica. E questo vale anche per le tasse. «Cadere in prescrizione» significa che non bisogna più pagare. Neanche un giudice potrebbe costringerti a farlo. Il concetto di prescrizione si basa sull’idea che è ingiusto costringere una persona ad adempiere una prestazione per la quale lo stesso creditore ha dimostrato a lungo indifferenza. Ecco perché non si può tenere “col fiato sospeso” il debitore per una vita e poi magari, un giorno, risvegliarsi, bussare alla sua porta e pretendere un pagamento antico. Dicevamo che questo discorso vale anche per le imposte. Per ciascuna di esse la legge prevede un termine di prescrizione differente. Il bollo auto è la tassa che si prescrive nel minor tempo. È quella cioè che “scade” prima delle altre. Non solo. Una recente sentenza della Commissione Tributaria Regionale di Campobasso [1] ha stabilito un principio che tornerà utile a molti contribuenti per rivendicare la prescrizione del bollo auto ancor più facilmente e prima rispetto a quanto ci si può aspettare. Vediamo dunque quando cade in prescrizione il bollo auto e come il fisco può eventualmente interrompere tale termine. Fatto ciò, spiegheremo la sintesi di questa importante sentenza.

Bollo auto: quando cade in prescrizione?

Il bollo auto cade in prescrizione dopo tre anni. Il termine di tre anni però non decorre immediatamente, ossia dal giorno in cui si dovrebbe pagare l’imposta automobilistica, ma dal 1° gennaio dell’anno successivo. Facciamo qualche esempio per capire meglio come fare il calcolo. Immaginiamo che un automobilista debba pagare il bollo auto per l’anno 2017 e che non lo faccia; se entro il 31 dicembre del 2020 la Regione non gli invia alcuna richiesta di pagamento o un accertamento fiscale, è salvo: significa cioè che il bollo auto è caduto in prescrizione. Come visto, il termine di tre anni è partito dal 1° gennaio del 2018 ed è scaduto alla mezzanotte del terzo anno successivo ossia il 31 dicembre 2020. Se, invece, nel corso di questi anni, l’ente creditore dovesse inviare un accertamento fiscale o qualsiasi altro atto ufficiale in cui rivendica il pagamento del bollo auto, il termine di prescrizione “si interrompe”. L’interruzione comporta che, dal giorno dopo, i tre anni iniziano a decorrere nuovamente da capo e se di nuovo c’è totale inerzia da parte dell’amministrazione, il contribuente non deve più pagare.

In pratica, ogni atto di sollecito che viene notificato in modo formale, ossia con raccomandata a/r o con il messo comunale o con la posta elettronica certificata (Pec) fa interrompere la prescrizione.

Quindi, per liberarti definitivamente dal pagamento degli arretrati del bollo auto devi sperare che nel corso di tre anni – decorrenti dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui avresti dovuto pagare l’imposta automobilistica – non ti arrivi alcuna richiesta.

Bollo auto: quando cade in prescrizione se arriva un accertamento?

Spesso, però, la Regione si muove in tempo e notifica al contribuente un avviso di accertamento con cui gli notizia il fatto di non aver versato il bollo auto e lo avverte che, se non lo farà subito, procederà ad iscrivere a ruolo l’imposta e poi a delegare l’Agente della Riscossione affinché avvii la riscossione esattoriale (ossia il pignoramento o il fermo auto).

Qui è importante una precisazione. L’Agente della Riscossione esattoriale potrebbe essere Agenzia Entrate Riscossione o anche una società privata con cui la Regione ha stipulato una apposita convenzione. In ogni caso, il contribuente riceverà a casa quella che viene chiamata cartella esattoriale, ossia un titolo esecutivo che gli preannuncia l’esecuzione forzata. Sul punto ti consiglio di leggere l’articolo Cartella di pagamento: cos’è e come funziona; qui troverai numerosi suggerimenti su come difenderti.

Essendo la cartella di pagamento anche una forma di sollecito al versamento dell’imposta automobilistica, essa interrompe la prescrizione. Quindi, se dalla data dell’avviso di accertamento a quella della notifica della cartella esattoriale decorre più di un triennio, il bollo auto è caduto in prescrizione e non va più pagato.

Se invece la cartella di pagamento arriva prima dei tre anni, allora il bollo va pagato.

Tuttavia, anche dopo l’arrivo della cartella di pagamento la prescrizione torna a decorrere da capo. Con la conseguenza che, se dopo la notifica della cartella, l’Esattore non agisce o non invia alcun altro atto, si potrebbe verificare di nuovo la prescrizione che, anche in questo caso, è sempre di tre anni.

Se l’Esattore avvia le procedure di pignoramento o un preavviso di fermo interrompe la prescrizione. E così via.

In sintesi, possiamo definire questa regola: il bollo auto si prescrive in tre anni; ogni richiesta di pagamento – qualsiasi forma essa abbia (avviso di accertamento, cartella esattoriale, sollecito di pagamento, pignoramento, fermo auto, ecc.) – interrompe la prescrizione, con la conseguenza che il termine torna a decorrere di nuovo da capo. Per non pagare il bollo auto è quindi necessario che, nell’arco di tre anni, il contribuente non riceva alcuno di questi atti.

L’iscrizione a ruolo interrompe la prescrizione del bollo auto?

C’è una cosa che spesso si ignora. Tra la notifica dell’avviso di accertamento e l’arrivo della cartella esattoriale, la Regione svolge una particolare attività che serve per delegare l’Agente della riscossione al recupero coattivo del proprio credito. Questa attività consiste nella cosiddetta iscrizione a ruolo del bollo auto. In buona sostanza significa che il credito viene riportato in un apposito documento, consegnato all’Esattore con la delega al recupero. Ebbene, ci si è chiesto se l’iscrizione a ruolo interrompe la prescrizione del bollo auto. La risposta data dalla Commissione Tributaria Regionale di Campobasso è stata negativa. Il che, ovviamente, si risolve in un vantaggio del contribuente perché, non interrompendo il termine, sarà più facile che i tre anni si compiano.

Secondo il principio espresso dai giudici molisani, la sola iscrizione a ruolo dalla tassa automobilistica non determina l’interruzione della prescrizione del bollo auto in quanto tale atto, è solo interno all’ente e, non essendo percepito dal contribuente (non gli viene notificato) non può produrre effetti nei suoi confronti. Come detto, infatti, posso interrompere la prescrizione solo gli atti (come i solleciti) che vengono spediti al debitore.

La sentenza delle Sezioni Unite sulla prescrizione del bollo auto

Nel novembre del 2016, le Sezioni Unite della Cassazione [2] hanno espresso un’importantissimo principio che è servito a chiarire un aspetto determinante nella prescrizione delle cartelle di pagamento e, quindi, anche per quanto riguarda la prescrizione del bollo auto. Per comprendere il senso e l’importanza della pronuncia dobbiamo fare un passo indietro. L’allora agente della riscossione, Equitalia Spa, ha sostenuto, in tutte le cause intentante per far dichiarare prescritte le cartelle, un’originale interpretazione: la cartella di pagamento, se non impugnata nei 60 giorni dalla sua comunicazione, diventerebbe simile a una sentenza del giudice poiché definitiva e non più contestabile; pertanto seguirebbe la stessa prescrizione degli atti giudiziari che è di 10 anni. Questo avrebbe significato che anche la prescrizione del bollo auto, una volta arrivata la cartella e non impugnata, avrebbe cambiato termine e da tre anni sarebbe passata a dieci.

Fortunatamente questa interpretazione non è passata. Per cui, secondo la Suprema Corte, anche dopo i 60 giorni dalla notifica della cartella, la prescrizione del bollo auto è di tre anni.

Cosa succede se non si paga il bollo auto

Ricordati che se non paghi il bollo auto, hai un debito nei confronti della Regione non particolarmente elevato. Con la conseguenza che non potrai mai subire il pignoramento della casa, che scatta solo per debiti superiori a 120mila euro (l’ipoteca invece richiede debiti superiori a 20mila euro). Ma è possibile rischiare il pignoramento del conto corrente o dello stipendio o della pensione. Fatto sta che l’agente della riscossione ha trovato molto più semplice costringere il contribuente a pagare il bollo auto tramite il cosiddetto fermo amministrativo, anche conosciuto come fermo auto o ganasce fiscali. Si tratta di un provvedimento che impedisce il debitore di circolare con la propria macchina fino a quando non ha regolarizzato il pagamento o chiesto la rateazione e, in tal caso, pagato la prima rata.

Attenzione però: il fermo auto può avvenire solo se si riceve 30 giorni prima un preavviso notificato con raccomandata a.r. Anche questo preavviso serve a interrompere la prescrizione del bollo auto.


note

[1] Ctr Campobasso sent. n. 1039/1/17 del 22.11.2017.

[2] Cass. Sez. Unite, sent. n. 23397 del 18.11.16.

C.T. Reg. Campobasso 22.11.2017 n. 1039/1/17

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La Regione Molise con l’atto di cui in epigrafe interponeva appello avverso la sentenza con la quale la Commissione Tributaria Provinciale di Campobasso accoglieva il ricorso proposto dall’odierno appellato relativo all’omesso pagamento della tasse automobilistica per l’anno 2012 l’ente impositore evidenziava che il diritto alla riscossione e al recupero della imposta evasa non poteva ritenersi prescritto in quanto trattandosi di pagamento di tassa automobilistica per l’anno 2012,l’avviso di accertamento era stato ritualmente consegnato alle P.I. per la notifica al contribuente entro il 31 Dicembre 2015 (come da documentazione allegata in atti).

Si costituiva in giudizio l’appellato il quale eccepiva la infondatezza dell’appello chiedendo il rigetto dello stesso.

Alla odierna udienza, l’appello veniva riservato per la decisione.

MOTIVI DELLA DECISIONE

La Commissione Tributaria Provinciale di Campobasso in accoglimento del ricorso proposto dall’odierno appellato, annullava l’avviso di accertamento emesso dalla Regione Molise per ottenere il pagamento della somma a titolo di tassa automobilistica per l’autovettura intestata al contribuente.

Il contribuente infatti, affermava che Latto impositivo gli era stato notificato successivamente al 31.12.2015 ovvero oltre il termine triennale previsto dall’art. 5 DLgs. n. 953 del 1982.

In virtù del disposto normativo sopra richiamato cioè dell’art. 5 DLgs. n. 953 del 1982 (convertito nella L. n. 53 del 28 febbraio 1983), l’azione dell’Amministrazione Finanziaria tesa al recupero delle tasse per effetto dell’iscrizione dei veicoli o autoscafi nei pubblici registri e delle relative penalità si prescrive con il decorso del terzo anno successivo a quello in cui doveva essere effettuato il pagamento.

Preliminarmente, occorre precisare che, l’Ente impositore eccepiva che ai fini della interruzione del termine di prescrizione era sufficiente la consegna dell’atto impositivo all’organo notificatore, restando quindi irrilevante la data di ricezione dello stesso da parte del contribuente.

Questa Commissione, ritiene che, la norma in esame ha efficacia prescrizionale e, pertanto, il termine entro cui recuperare il credito di imposta può essere interrotto solo con un atto recettizio o a valenza esterna che costituisca in mora il debitore e sia quindi portato tempestivamente a conoscenza del medesimo.

In effetti, secondo la giurisprudenza maggioritaria, la prescrizione dei diritti è interrotta solo da un atto che valga a costituire in mora il debitore avente carattere recettizio (in tema d’imposta dì registro v. Sez. 5, Sent. n. 14301 del 19.6.2009, Rv.608796-01,per le violazioni al codice della strada v. Sez. 1, Sent. n. 23251 del 17.11.2005, Rv. 586227-01).

Il decorso del termine di prescrizione triennale per la sua riscossione, previsto dall’art. 5 comma 51 DL 30 dicembre 1986, n. 953, convertito con modificazioni nella L. 28 dicembre 1983, n. 53 non è interrotto dalla sola iscrizione a ruolo del tributo da parte dell’Amministrazione Finanziaria, in quanto della procedura si sviluppa tutta all’interno di quest’ultima e, pertanto, producendosi l’effetto interruttivo della prescrizione, ai sensi dell’art. 2943 c.c. solo in forza di un atto che valga a costituire in mora il debitore-è inidonea ad essere percepita ed a produrre effetti nella sfera giuridica del destinatario della pretesa (Cassaz. Civ. Sez. 6-5 Ordinanza n. 315 del 9.1.2014, Rv.629224-01).

Il termine entro il quale l’ente impositore può far valere l’obbligazione tributaria derivante dal pagamento dei bollo è quindi di natura prescrizionale (e non decadenziale) in quanto risponde ad una esigenza che intende escludere che il debitore possa trovarsi in una situazione di incertezza in una materia ispirata al principio di legalità al quale principio sono tenuti ad uniformarsi sia l’ente impositore sia l’agente della riscossione (v. Sentenza Corte di Cassazione n. 9302/2012 e n. 26804/2013).

Né in tal senso possono eventualmente rilevare ingiustificati ritardi derivanti da disfunzioni burocratiche o artificiose protazioni nello svolgimento dei compiti assegnati all’Amministrazione Finanziaria o agli organi della notificazione.

Si ribadisce al riguardo che la interruzione della prescrizione è un atto che deve giungere nella sfera legale di conoscenza del contribuente entro il termine previsto dalla legge non rilevando nemmeno l’epoca, eventualmente antecedente in cui l’atto impositivo sia stato affidato all’ufficiale giudiziario o all’ufficio postale per la notifica.

Invero, in materia non può essere applicata la regolare della differente decorrenza degli effetti della notificazione per il notificante e per il destinatario (cd. ” postalizzazione”) che è applicabile solo agli atti processuali e non anche a quelli sostanziali.

In effetti, ai fini della interruzione della prescrizione, l’ente impositore ha la possibilità di agire con la dovuta tempestività e affinché l’atto produca i suoi effetti e necessario che pervenga all’indirizzo del destinatario in tempo utile.

Quindi, la prospettazione della Regione Molise, secondo la quale la consegna dell’atto impositivo all’agente notificatore entro il 31.12.2012 produrrebbe effetto interruttivo ai fini della prescrizione appare del tutto infondata.

Questa Commissione ritiene dunque che l’appello deve essere rigettato con conseguente conferma della decisione impugnata, dal momento che è incontestabile che l’avviso di accertamento fu ricevuto dall’appellato successivamente al 31.12.2015.

Sussistono giusti motivi per la compensazione delle spese del grado di appello, per la novità e la complessità della materia trattata, in relazione alla quale non si registrano univoci orientamenti giurisprudenziali ed altresì, nel caso di specie sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato.

P.Q.M.

La Commissione, definitivamente pronunciando, rigetta l’appello e conferma la sentenza impugnata. Spese di questo grado di giudizio compensate. Sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato.


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2 Commenti

  1. Ma piuttosto che rischiare tutto questo non è forse meglio pagare come ognuno dovrebbe fare??? Chi è che scrive queste demenziali???

    1. Domanda molto intelligente. Lei suppone che l’articolo sia rivolto ai “furbetti”, senza nemmeno tenere in considerazione che l’Ente possa sbagliare e inviare notifiche di tasse non dovute o dopo 5-10 anni quando molti neppure si ricordano l’avvenuto pagamento. mah!

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