Diritto e Fisco | Editoriale

Invito a comparire davanti all’Agenzia delle Entrate

22 Aprile 2018
Invito a comparire davanti all’Agenzia delle Entrate

Controlli fiscali: prima dell’accertamento fiscale ci può essere l’invito a comparire davanti all’ufficio per fornire giustificazioni e documenti a sostegno della propria posizione.

Hai ricevuto un invito a comparire dall’Agenzia delle Entrate: una lettera ti sollecita a prendere un appuntamento con il funzionario dell’ufficio territoriale che si occupa della tua posizione. Non vengono specificate le motivazioni di tale controllo se non il fatto che, dalla dichiarazione dei redditi da te presentata, risultano alcune incongruenze in merito a detrazioni e spese non supportate da idonea documentazione. Se non hai un commercialista a cui chiedere consigli, è molto probabile che ti starai preoccupando; magari, già immagini di ritrovarti di lì a breve con un accertamento fiscale e l’obbligo di pagare migliaia di euro di sanzioni. Ma non è detto che le cose vadano necessariamente così. Anzi, questa fase di confronto serve proprio a evitare lo scontro, a far chiarezza su alcune questioni e a dare al contribuente la possibilità di regolarizzarsi in tempo evitando “multe” più elevate. È del resto in linea con la nuova filosofia del fisco italiano, quella della compliance (ossia della collaborazione), il tentativo di trovare una soluzione pacifica alle anomalie fiscali. In questo articolo ti spiegheremo dunque come comportarti nel caso in cui ricevi un invito a comparire davanti all’Agenzia delle Entrate, su cosa possono vertere le richieste, quali sono i termini per l’adempimento, le conseguenze se non rispondi o se non produci i documenti richiesti e, infine, fino a dove si spinge il tuo diritto di difesa. 

Invito a comparire: cos’è?

La legge autorizza gli uffici dell’Agenzia delle Entrate a «invitare i contribuenti, indicandone il motivo, a comparire di persona o per mezzo di rappresentante per fornire dati e notizie rilevanti ai fini dell’accertamento nei loro confronti» [1]. Tale invito può essere inviato solo al contribuente la cui posizione è oggetto di accertamento: non dunque il suo consulente, il commercialista o il Caf che ha presentato, per suo conto, la dichiarazione dei redditi. 

L’invito deve essere “motivato”: deve cioè indicare le ragioni per cui viene richiesto il confronto; senza di queste, infatti, il contribuente non sarebbe messo nella condizione di preparare la difesa e produrre i documenti necessari a dimostrare la propria regolarità.

Nonostante la norma lo chiami «Invito a comparire», di vero e proprio “invito” non si può parlare. Se da un lato è vero che, se il contribuente non compare, non subisce alcuna sanzione né saranno i carabinieri a prenderlo con la forza e portarlo davanti agli uffici. Tuttavia la sua assenza sarà valutata in termini negativi e l’esito del controllo – mancando la prova contraria – sarà sfavorevole al contribuente. Questi non potrà quindi opporre le difese che, altrimenti, avrebbero potuto salvarlo dall’accertamento. Non solo. Come vedremo a breve, in caso di mancata comparizione, il contribuente non può poi ricorrere al giudice e constare l’accertamento fiscale deducendo le questioni che avrebbe potuto eccepire nel corso dell’invito a comparire.

Invio di questionari e richiesta di documenti

Oltre all’invito a comparire, l’Agenzia delle Entrate può poi inviare al contribuente questionari relativi a dati e notizie a carattere specifico, con invito a restituirli compilati e firmati [2]. Anche in questo caso, la mancata restituzione dei questionari sarà valutata a scapito dell’interessato. L’Amministrazione finanziaria può infine invitare i contribuenti, indicandone il motivo, a esibire o trasmettere atti e documenti rilevanti ai fini dell’accertamento nei loro confronti [3]; la mancata esibizione degli stessi impedisce la loro produzione in un eventuale giudizio di impugnazione dell’accertamento fiscale. Questo invito può essere trasmesso non solo all’interessato all’accertamento ma anche a ogni altro soggetto che abbia intrattenuto con lui specifici rapporti [4].

Verbale dell’incontro

L’esito dell’incontro deve essere verbalizzato. Bisogna cioè indicare per iscritto tutte le attività svolte e le difese rappresentate dal contribuente (eventualmente accompagnato dal proprio commercialista o consulente fiscale). Il verbale deve essere firmato dal contribuente o dal suo rappresentante. Di esso si può esigere una copia. L’omessa redazione del processo verbale comporta la nullità dell’accertamento.

Termini per l’adempimento

Dalla data di notifica dell’avviso a comparire decorre il termine fissato dall’ufficio per l’adempimento, che non deve essere inferiore a 15 giorni. 

Oggetto delle richieste

Le richieste devono concernere fatti oggettivamente determinabili. Sarebbe dunque lecito che il contribuente eccepisse di non essere in grado di specificare l’esatta percentuale di ricarico applicata sulla merce, specie qualora le merci siano eterogenee.

Che succede se il contribuente non risponde

Come abbiamo anticipato in precedenza, la legge [5] stabilisce una sanzione per chi non obbedisce all’invito dell’Agenzia delle Entrate: i documenti, dati e notizie non forniti nella fase di controllo non possono essere utilizzati per una successiva difesa.

Tutto ciò che il contribuente non produce o non fornisce in sede di invito a comparire non può essere utilizzato in momenti procedurali successivi, sia in occasione dell’accertamento con adesione che nella fase contenziosa ossia davanti al giudice.

Per integrare il c.d. “rifiuto di esibizione” è necessario però il dolo [6]. Occorre inoltre una specifica richiesta: non è cioè sufficiente che il contribuente non abbia prodotto documenti poi esibiti in sede giudiziale. La richiesta e il relativo rifiuto di esibizione devono emergere dal verbale, o dal questionario notificato unitamente all’invito a comparire.

Sono punite con una sanzione da 250 euro a 2.000 euro le violazioni seguenti:

  • mancata restituzione dei questionari inviati al contribuente o a terzi nell’esercizio dei poteri di cui alla precedente lett. a), quindi ai poteri di verifica e di accertamento in materia di imposte sui redditi e IVA, o loro restituzione con risposte incomplete o non veritiere;
  • inottemperanza all’invito a comparire e a qualsiasi altra richiesta fatta dagli uffici o dalla Guardia di Finanza nell’esercizio dei poteri loro conferiti.

note

[1] Art. 32 co. 1 n. 2 del DPR 600/73. Gli inviti in oggetto caratterizzano la procedura di accertamento sintetico (art. 38 del DPR 600/73) e le indagini finanziarie.

Essi non sono da confondere con l’invito al contraddittorio che, ai sensi dell’art. 5 del DLgs. 218/97, l’Agenzia delle Entrate notifica al contribuente per il futuro accertamento con adesione, invito che, tra l’altro, osta alla successiva istanza di adesione del contribuente alla ricezione dell’avviso di accertamento (art. 6 del DLgs. 218/97).

[2] Art. 32 co. 1 n. 4 del DPR 600/73. 

[3] Art. 32 co. 1 n. 3 del DPR 600/73.

[4] Art. 32 co. 1 n. 8-bis del DPR 600/73.

[5] Art. 32 co. 4 del DPR 600/73 (rilevante anche ai fini IVA ex art. 52 del DPR 633/72.

[6] Cass. sent. n. 24503/2015; n. 8539/2014.  


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