Diritto e Fisco | Editoriale

Bonus merito docenti 2018

23 Aprile 2018 | Autore:
Bonus merito docenti 2018

Il lavoro va premiato e valorizzato. Per questo è stato istituito un bonus merito per il docente più intraprendente e valido di ogni scuola. Ma a quanto ammonta e di cosa si tratta? Vediamolo.

Durante una recente puntata de “I Soliti ignoti”, condotta da Amadeus, si è scoperto che un bambino, che si presentava tra le identità misteriose, aveva ricevuto dalla sua scuola il cosiddetto ‘premio bontà’ per aver organizzato una festa per aiutare una compagna in difficoltà, che non voleva più mangiare. Allora ci è venuto in mente il cosiddetto bonus merito docenti, istituito dal Ministero dell’Istruzione (Miur), per premiare il lavoro meritevole del docente che più si è fatto valere; tutto questo affinché regni la meritocrazia e il lavoro svolto con impegno e serietà sia risarcito in maniera equa e valorizzato, perché l’operato stesso degli insegnanti e di qualsiasi lavoratore serio equivale a un bene da salvaguardare e sviluppare. Un incentivo a proseguire su questa strada corretta e preziosa. Ma a chi viene indirizzato? A quanto corrisponde la somma ricevuta in ‘premio’? Proviamo a rispondere a queste domande. Sicuramente il bonus merito è rivolto ai docenti più validi che si sono contraddistinti per il loro lavoro, ma a chi viene assegnato e chi lo decide?

Bonus merito docenti 2018: fondi del Mof per il premio ai docenti valutati come i migliori degli istituti

Innanzitutto occorre dire che, per l’anno scolastico 2017/2018, il Ministero dell’Istruzione, in accordo con i relativi sindacati di categoria, ha deciso di stanziare dei fondi ad hoc a favore del Fondo per il miglioramento dell’offerta formativa (MOF), per assegnare appunto un bonus di merito a tutti gli insegnanti più bravi. I fondi sono suddivisi in ambito nazionale su tutte le scuole di ogni ordine e grado, ma distribuiti in base al ‘peso specifico’ rappresentato dall’organico che vi opera. Ovviamente si cercherà anche di andare a coprire le aree più ‘bisognose’ e in difficoltà.

Per quanto riguarda l’entità totale dei fondi stanziati e resi disponibili, essa è variabile. Nel 2016 addirittura è stata di circa 200 milioni di euro. Per il 2017 e il 2018, invece, c’è da registrare una leggera diminuzione rispetto a quanto previsto. Per quest’anno l’ammontare dovrebbe aggirarsi intorno ai 130 milioni di euro, dal 2019 si dovrebbe ritornare ad avere un incremento e giungere sino a 160 milioni di euro; ma l’obiettivo restano sempre i 200 milioni di euro, a cui ritornare. Una speranza in tale senso potrebbe venire da un particolare accordo con i sindacati per arrivare a creare un unico fondo [1].

A chi viene assegnato il bonus merito?

Se la scelta di ogni Istituto è libera, non è però arbitraria. Si devono rispettare dei criteri oggettivi di valutazione del merito [2], più che soggettivi. E, soprattutto, per quanto la decisione finale spetti al dirigente scolastico (che dovrà fissare soprattutto l’entità economica del bonus, a sua discrezione), quest’ultimo non sarà il solo a decretare il nome dei docenti più meritevoli. Viene, per la circostanza, infatti istituito un vero e proprio Comitato di valutazione.

A questo Comitato spetta il compito di individuare, segnalare e stilare un elenco dei docenti migliori, tra cui il dirigente sceglierà per l’appunto quelli a cui spetta più di tutti gli altri il bonus di merito, in base a dei criteri il più possibile oggettivi stabiliti dal Comitato e in grado di evidenziare la professionalità. Il dirigente dovrà motivare la sua scelta.

Composizione del Comitato di valutazione per il bonus di merito

Ma vediamo, invece, come è formato il Comitato di valutazione, che dura in carica tre anni.  Esso è composto da tre docenti (due li sceglie il collegio, l’altro il consiglio d’istituto) e due genitori nella scuola dell’infanzia e per il primo ciclo d’istruzione (viceversa, un allievo e un genitore per il secondo ciclo); i genitori e gli alunni sono scelti dal consiglio d’istituto congiuntamente con una persona esterna di provata competenza. Solo quando tutte le componenti sono state individuate si può cominciare ad operare attivamente. Le decisioni nelle votazioni sono prese a maggioranza e una seduta del Comitato, per essere valida, deve raggiungere il numero legale (ossia la metà più uno dei componenti, dunque almeno quattro su sette).

Il soggetto esterno sarà individuato dall’Ufficio scolastico regionale e scelto, pertanto, tra gli insegnanti, i dirigenti scolastici e i tecnici. Sarà il Ministero dell’istruzione stesso a cercare di coordinare tutti i vari uffici scolastici, fissando delle linee comuni.

Inoltre c’è da dire che il collegio è libero di accettare sia proposte di nomi che autocandidature; ma – come per ogni votazione – il voto deve essere espresso con scrutinio segreto. Lo stesso vale per il consiglio d’istituto.

Vi sono tuttavia delle eccezioni a tale ‘schema’. In scuole particolari come convitti, istituti omnicomprensivi e centri provinciali per l’istruzione degli adulti (CPIA), la decisione spetta a un commissario straordinario e possono essere previsti due alunni invece di due genitori nei Cpia.

Le votazioni devono avvenire nel pieno rispetto della trasparenza e legalità. In caso di eventuale conflitto d’interesse è legittimata l’astensione. Ovviamente, le regole che si è dato il Comitato devono essere incluse in uno statuto e rese pubbliche e consultabili [4].

I criteri da seguire per l’assegnazione del bonus merito

Ma quali sono le linee guida su cui basarsi per la consegna del bonus merito? Per quanto non vi siano dei ‘canoni fissi’, poiché ogni scuola può dotarsi delle ‘regole’ che ritiene più opportune, vi sono tuttavia dei capi saldi comuni, condivisi e condivisibili e facilmente intuibili e inopinabili [5].

Principalmente sono tre gli ambiti in cui interviene la valutazione di merito. Oltre alla validità qualitativa del metodo di insegnamento, anche i risultati raggiunti, sia per il miglioramento del rendimento degli alunni, ma anche per l’uso di metodi innovativi e d’avanguardia di insegnamento; inoltre il contributo dato nella formazione dei colleghi in qualità di tutor e nell’attuazione di atteggiamenti positivi che possano essere d’esempio, diventando buone pratiche da imitare. Dunque un insegnamento nel nome della sperimentazione, dell’innovazione, dell’efficienza e dell’efficacia, della praticità e della novità anche dal punto di vista dell’attitudine allo studio, in grado di coinvolgere studenti e altre realtà scolastiche.

Ed è così che si passa da un piano locale e singolo, a uno più vasto e generale, nazionale e collettivo pertanto. I vari uffici scolastici regionali, infatti, dovranno stilare alla fine di ogni triennio scolastico (in questo caso 2016-2018) una relazione in cui spieghino, precisino e motivino i criteri di valutazione attuati e i risultati cui essi hanno portato.

Sarà, poi, un apposito Comitato tecnico scientifico nominato dal Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, a trarre le somme e le conclusioni, definendo i principi fondamentali da seguire nel valutare il merito dei singoli docenti, così che tutti gli enti scolastici possano adeguarvisi. Tali linee guida possono mutare nel tempo, in base alle precedenti esperienze maturate.

Nessun membro del comitato potrà percepire una ricompensa economica, neppure come rimborso spese, indennità o gettoni di presenza.

Ogni docente può chiedere la valutazione assegnatagli, purchè concerna obbligatoriamente l’ultimo triennio; ovviamente tale valutazione può avvenire anche in caso abbia cambiato scuola, poiché il direttore tecnico o il dirigente stesso si faranno comunicare tutti i dati in merito necessari dalla scuola di provenienza. L’insegnante può fare ricorso al provveditore, la cui decisione sarà in via definitiva. Ma c’è da aggiungere che la valutazione di merito concernerà anche le attività organizzate, il coinvolgimento di altri colleghi, le pubblicazioni effettuate e anche il rapporto che ha saputo instaurare con le famiglie dei suoi allievi, non solo con gli alunni stessi. A penalizzare, viceversa, saranno sanzioni disciplinari.

Sanzioni disciplinari vs bonus di merito

Ma quando gli effetti negativi delle sanzioni disciplinari stesse rientrano e non sono più inficianti al fine del bonus di merito? Dopo due anni da quando è scattata la sanzione disciplinare, lo statale può chiedere che siano annullati gli aspetti controproducenti e compromettenti della stessa.

Le sanzioni hanno vari gradi: possono partire dalla censura per arrivare alla destituzione ovvero alla rimozione dall’ufficio o dall’impiego o dal grado; passando per la sospensione dall’attività fino a un mese nei casi meno gravi, fino a sei in quelli più importanti. Tuttavia per gli insegnanti la prima misura presa è il richiamo con un avvertimento formale scritto per costringere al rispetto dei propri obblighi di legge.

Merito durante il periodo di un anno di formazione o di prova

Tuttavia esiste anche un altro caso particolare, durante il quale gli insegnanti sono soggetti a valutazione di merito: un periodo di formazione e prova, che durerà al massimo un anno scolastico, con un minimo almeno di sei mesi. Durante questo arco di tempo egli potrà seguire corsi di formazione od aggiornamento, che sono considerati propedeutici e che potrebbero allungare il periodo minimo dei 180 giorni: se non supera positivamente il primo, ne avrà un secondo a disposizione prima di ottenere una valutazione negativa dal Comitato; ma questo secondo sarà l’ultima possibilità a sua disposizione e non ne avrà altre.

Al termine dei 180 giorni, viceversa, il docente potrebbe passare in ruolo. Infine, occorre precisare assolutamente che questo bonus per merito è cosa diversa dal bonus docenti 2018 da 500 euro.


note

[1] Una possibilità prevista dall’articolo 39-bis del nuovo CCNL della scuola.

[2] Come sancito dalla legge 107/2015 con l’articolo 1, ai commi 126 e 129 in particolare (ma anche 127, 128, 130).

[3] In base all’articolo 1 della Legge 190/2012 così come modificato dal decreto legislativo 25 maggio 2016, n. 97 (FOIA).

[4] In caso di necessità, un punto di riferimento è rappresentato dal decreto legislativo 33/2013 e le successive modifiche attuate dal decreto legislativo 9712016 (in vigore dal 23 giugno 2016) con l’art. 20, commi 1 e comma 2.

[5] Il riferimento normativo in merito è l’articolo 11 del testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, modificato dai commi 125-128.

Autore Immagine: Pixabay.com


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