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Colpire con una scopa: che rischi?

24 Aprile 2018
Colpire con una scopa: che rischi?

La scopa si può considerare un’arma impropria? Scatta il reato di lesioni personali aggravate?

Immaginiamo di avere un diverbio con il nostro vicino di casa: dai toni inurbani si passa ai fatti e lui inizia a provocarci e a minacciarci. Per dimostrargli di non aver alcuna paura nei suoi riguardi prendiamo il primo oggetto che ci troviamo davanti e glielo tiriamo addosso. Si tratta di una scopa da giardino, di quelle leggere che vengono usate per spazzare le foglie. Al pari di un giocatore di calcio toccato in area di rigore avversaria, lui si butta a terra fingendo un malore, ma noi non gli crediamo: sappiamo che il colpo in testa non era stato assestato con la dovuta forza. Fatto sta, però, che il vicino si fa accompagnare dal figlio all’ospedale. Il nostro timore è che ci voglia “marciare” e chiederci un risarcimento del danno cospicuo. Così la prima cosa che facciamo è telefonare al nostro avvocato e chiedergli preoccupati: cosa si rischia a colpire con una scopa una persona, magari con la giustificazione di essere stati da questa stessa prima minacciati? La risposta è stata fornita dalla Cassazione qualche giorno fa [1].

Quali sono le armi improprie

La legge distingue tra armi proprie (le pistole, i coltelli, i fucili, ecc.) e armi improprie.

Sono armi improprie gli oggetti che, pur avendo una diversa e specifica funzione, possono tuttavia occasionalmente servire, per le loro caratteristiche strutturali o in riferimento a determinate circostanze di tempo e di luogo, a fare male alle persone. Il caso tipico è quello della mazza da baseball: se un soggetto modifica la destinazione naturale del corpo di reato, da strumento sportivo ad oggetto per colpire persone o cose al fine di arrecare danno, la mazza dal baseball è da farsi rientrare nelle armi improprie.

Sono altresì armi improprie tutti i bastoni muniti di puntale acuminato, gli strumenti da punta o da taglio atti ad offendere, mazze, tubi, catene, fionde, bulloni, sfere metalliche, nonché qualsiasi altro strumento non considerato espressamente come arma da punta o da taglio, chiaramente utilizzabile, per l’offesa alla persona. Anche un oggetto appuntito, utilizzato come strumento di offesa, costituisce arma impropria.

Il coltello che non abbia un meccanismo di blocco della lama una volta aperto e che non sia appuntito e con doppia lama costituisce un’arma propria. 

La scopa può essere un’arma, a seconda del lato dal quale la si utilizza

Quali sono le conseguenze per l’uso di armi improprie?

Chi causa lesioni personali con un’arma impropria subisce un’aggravante nella pena. Così, ad esempio, se per il reato di lesione personale [2] c’è la reclusione da tre mesi a tre anni. Se le conseguenze delle lesioni hanno una: 

  • durata superiore a 20 giorni, il reato diventa perseguibile non più a querela di parte ma d’ufficio. Questo significa che se l’aggressore e la vittima si mettono d’accordo e il primo ritira la querela, il procedimento penale va avanti lo stesso;
  • durata superiore a 40 giorni scatta il diverso reato di lesioni gravi e, in questo caso, la pena è la reclusione da tre a sette anni [3].

Anche l’uso di un’arma impropria comporta che il reato è procedibile d’ufficio, con la conseguenza che se la vittima ci ripensa e ritira la querela il procedimento penale continua ugualmente e va avanti fino alla condanna del responsabile.

L’uso della scopa per colpire una persona: quali sono le conseguenze?

Veniamo infine all’uso della scopa. Secondo la Cassazione la scopa deve essere considerata un’arma impropria in quanto, sebbene di per sé abbia una funzione diversa da quella di colpire le persone, è comunque tale da far male e procurare lesioni, anche gravi. Le sentenze della Suprema Corte fanno comunque riferimento sempre al manico di scopa e non già alla parte inferiore, quella fatta di setole, che di per sé difficilmente possono far male (se non vanno a finire in un occhio). Per la stessa ragione è stata ritenuta un’arma impropria anche un ombrello (e, in questo caso, che si tratti di manico o punta è indifferente, essendo sempre un bastone). Per il reato non importa che la scopa sia stata usata da un uomo nei confronti di un altro uomo o da una donna (presunta indifesa) nei confronti del marito: la scopa comporta l’aggravante nel reato di lesioni personali o di lesioni gravi (a seconda del tempo necessario alla guarigione). E l’aggravante, come abbiamo visto, implica che la remissione della querela non ha alcun effetto. 


note

[1] Cass. sent. n. 17931/2018 del 20.04.2018.

[2] Art. 582 cod. pen.

[3] Art. 583 cod. pen.

[4] Art. 585 cod. pen.

Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 19 gennaio – 20 aprile 2018, n. 17931
Presidente Vessichelli – Relatore Scordamaglia

Ritenuto in fatto e considerato in diritto

1. Con sentenza deliberata il 10 novembre 2015, il Giudice di pace di Vallo della Lucania dichiarava non doversi procedere per intervenuta remissione di querela, ritualmente accettata, nei confronti di E.M. in relazione al reato, alla stessa imputato, di lesione personale commesso ai danni di R.G. , colpito al capo con una scopa.
2. Avverso l’indicata sentenza ha proposto ricorso per cassazione il Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte di appello di Salerno, denunciando:
2.1. il vizio di violazione di legge, in relazione agli artt. 4, comma 1, lett. a), d. lgs. 28 agosto 2000, n. 274) e 21, comma 1, cod. proc. pen., sul rilievo che il giudice censurato non avrebbe dovuto pronunciarsi in ordine al reato posto alla sua cognizione, poiché il fatto contestato all’imputata integrava il delitto di lesione personale aggravato dall’uso di un’arma impropria, di cui agli artt. 582 e 585, comma 2, cod. pen., escluso dal catalogo dei reati di competenza del giudice di pace;
2.2. il vizio di violazione di legge, in relazione all’art. 152, comma 1, cod. pen., in quanto, poiché il delitto di lesione personale aggravato dall’uso di un’arma impropria è perseguibile d’ufficio, l’intervenuta remissione di querela non avrebbe potuto dispiegare alcun effetto estintivo.
3. Il ricorso è fondato.
3.1. In effetti, per affermata giurisprudenza di questa Corte, in tema di lesioni personali volontarie, ricorre la circostanza aggravante del fatto commesso con armi quando il soggetto agente utilizzi un manico di scopa, trattandosi di arma impropria, ai sensi dell’art. 4, comma 2, l. n. 110 del 1975, per il quale rientra in questa categoria qualsiasi strumento, che, nelle circostanze di tempo e di luogo in cui sia portato, sia potenzialmente utilizzabile per l’offesa della persona (Sez. 5, n. 54148 del 06/06/2016, P.M. in proc. Vaina, Rv. 268750; Sez. 5, n. 27768 del 15/04/2010, P.G. in proc. Casco, Rv. 247888).
Né può ravvisarsi un pregiudizio per l’imputata, posto che la contestazione in fatto del reato è tale da consentirle un pieno esercizio del diritto di difesa, così come insegnato da questa Corte con l’affermazione del principio di diritto per il quale l’attribuzione al fatto contestato di una qualificazione giuridica diversa da quella enunciata nell’imputazione non determina la violazione dell’art. 521 cod. proc. pen., qualora la nuova definizione del reato non determini in concreto una lesione dei diritti della difesa derivante dai profili di novità che da quel mutamento scaturiscono (Sez. U, n. 31617 del 26/06/2015, Lucci, Rv. 264438; Sez. U, n. 36551 del 15/07/2010, Carelli, Rv. 248051; Sez. U, n. 16 del 19/06/1996, Di Francesco, Rv. 205619).
Esulando, pertanto, il delitto di lesione personale aggravata dalla competenza del giudice di pace, siccome disciplinata dall’art. 4 d.lgs. 274 del 2000, il giudice, investito del giudizio in ordine ad esso, avrebbe dovuto spogliarsene.
3.2. Inoltre, poiché a norma degli artt. 582, comma 2, e 585, comma 1, cod. pen., il reato di lesione personale aggravato dall’uso dell’arma è procedibile di ufficio (Sez. 5, n. 8640 del 20/01/2016, P.G. in proc. R, Rv. 267713), la intervenuta remissione di querela è irrilevante.
4. Le suesposte argomentazioni impongono l’annullamento senza rinvio della sentenza impugnata, con conseguente trasmissione degli atti al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Vallo della Lucania per l’ulteriore corso.

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata e dispone trasmettersi gli atti al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Vallo della Lucania per l’ulteriore corso.


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