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Gratuito patrocinio a chi non vive coi genitori ma è a carico

24 Aprile 2018
Gratuito patrocinio a chi non vive coi genitori ma è a carico

La Cassazione ribadisce che per l’ammissione al beneficio del gratuito patrocinio la «nozione rilevante» non è quella di familiare fiscalmente a carico bensì quella di familiare convivente.

Non hai i soldi per pagare un avvocato, ciò nonostante devi fare una causa costosa e lunga. Non esistono avvocati pubblici: ci sono solo quelli privati che, come tali vanno pagati. Tuttavia, c’è la possibilità di usufruire del cosiddetto «gratuito patrocinio», un meccanismo che ti consente di scegliere il tuo avvocato di fiducia (purché iscritto in appositi elenchi tenuti dal consiglio dell’ordine di appartenenza) e di non pagarlo: la parcella gli sarà liquidata dallo Stato alla fine del processo. Chiaramente il gratuito patrocinio è consentito solo a chi presenta un reddito basso. Ai fini del calcolo di questo reddito però si deve tenere conto anche di quello dei familiari conviventi. Su tale questione, una recente sentenza della Cassazione [1] ha chiarito un punto spesso controverso: se cioè il gratuito patrocinio spetta a chi non vive coi genitori ma è fiscalmente a carico. Come sappiamo infatti la nozione di «fiscalmente a carico» è completamente diversa da quella di «convivenza». Vediamo quale delle due rileva ai fini del calcolo del reddito utile per il gratuito patrocinio.

Cos’è il gratuito patrocinio

Il gratuito patrocinio – anche detto «patrocinio a spese dello Stato» – ti consente di avere un avvocato gratis. Significa che non solo non devi pagargli l’onorario, ma neanche le spese vive e le tasse per l’avvio del processo. Anzi, se il legale ti dovesse chiedere anche il rimborso spese per una fotocopia commetterebbe un illecito disciplinare e tu potresti “denunciarlo” al consiglio dell’ordine.

Quale reddito per avere il gratuito patrocinio

La soglia di reddito per avere il gratuito patrocinio viene aggiornata ogni due anni con un decreto del Ministero della Giustizia. L’ultimo aggiornamento è avvenuto nel 2018. Ad oggi, si può ottenere un avvocato gratis se non si supera, nell’ultima dichiarazione, un reddito di 11.493,82 euro. 

Quale reddito rileva per avere il gratuito patrocinio?

Si tiene conto anche dei redditi che per legge sono esenti dall’Irpef o che sono soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta o ad imposta sostitutiva.

Per calcolare il reddito del richiedente al beneficio del gratuito patrocinio bisogna tenere conto di due importanti circostanze. La prima: bisogna calcolare anche i redditi che, per legge, sono esenti dall’Irpef o che sono soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta o ad imposta sostitutiva. In secondo luogo, se il richiedente convive con il coniuge o con altri familiari (ad esempio i genitori), i redditi da questi percepiti si sommano a quelli del richiedente. Ad esempio, se il richiedente percepisce un reddito di 5mila euro annui, ma convive con la madre che ha una pensione di 7mila euro anni, si supera il limite del gratuito patrocinio e quindi non spetta il beneficio.

Ciò che conta è il rapporto di convivenza e non quello di parentela. Come infatti ha chiarito in passato la Cassazione [2], bisogna sommare anche i redditi di chi, pur non essendo legato da vincoli di parentela o affinità, convive con il richiedente e contribuisce dal punto di vista economico e collaborativo alla vita in comune. È il caso, ad esempio, delle coppie di fatto.

Chi è fiscalmente a carico dei genitori può avere il gratuito patrocinio?

Secondo la sentenza della Cassazione qui in commento è irrilevante per l’ammissione al gratuito patrocinio che il figlio sia fiscalmente a carico dei genitori o che la moglie sia a carico del marito. Per non sommare tra loro i redditi e ottenere il beneficio non ci deve essere una situazione di convivenza.  conviva con loro

Pertanto non si sommano invece  i redditi del familiare che, pur risultando fiscalmente a carico del richiedente, non convive con lui [3].

Pertanto, il figlio che va via di casa (per gli studi o per iniziare una propria vita) ma resta comunque a carico dei genitori da un punto di vista fiscale, può usufruire del gratuito patrocinio se non supera la soglia di reddito appena indicata (11.493,82 euro annui), anche se ha due genitori molto ricchi.

In teoria, quindi, per usufruire del gratuito patrocinio basterebbe staccarsi dalla convivenza e andare a vivere da soli.

Quando non contano i redditi dei conviventi

Quando però sono in contestazione i diritti della personalità o quando gli interessi del richiedente sono in conflitto con quelli degli altri membri del nucleo familiare con lui conviventi, si tiene conto del solo reddito personale. Questo succede ad esempio quando la moglie deve fare causa al marito, il figlio ai genitori, ecc. In questi casi, infatti, si tiene conto del solo reddito del richiedente nonostante una situazione di convivenza.


note

[1] Cass. sent. n. 17426/18 del 18.04.2018.

[2] Cass. sent. n. 44121/2012.

[3] Cass. sent. n. 33428/2014

Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 15 marzo – 18 aprile 2018, n. 17426
Presidente Blaiotta – Relatore Bruno

Ritenuto in fatto

1. Il Presidente del Tribunale di Taranto, con ordinanza emessa in data 13/7/2017, rigettava l’opposizione proposta da P.D. , avverso il provvedimento di diniego di ammissione al patrocinio a spese dello Stato.
2. Avverso tale provvedimento, proponeva ricorso per Cassazione il richiedente, a mezzo di difensore, ai sensi dell’art. 99, comma 4, d.P.R. 115/2002.
Nell’unico motivo di ricorso, deduceva vizio di violazione di legge in relazione all’art. 76, comma 2, d.P.R. 115/2002.
2.1 Premetteva la difesa, di avere depositato, in data 16/11/2015, richiesta di ammissione al beneficio del gratuito patrocinio. Venivano disposte indagini, dalle quali risultava che: l’interessato non aveva percepito alcun reddito nell’anno di imposta 2014; le dichiarazioni dei redditi di entrambi i genitori dell’istante, riportavano quale familiare a carico, al 50%, il figlio P.D. , essendo il loro reddito complessivo superiore alla soglia massima per poter usufruire del beneficio.
Sulla base di tali esiti, la richiesta di ammissione al beneficio, veniva dichiarata inammissibile dal G.i.p. del Tribunale di Taranto in data 05/12/2016. Avverso il provvedimento di diniego, l’istante proponeva impugnazione innanzi al Presidente del Tribunale, che rigettava l’opposizione evidenziando che dall’ultima dichiarazione dei redditi dei genitori dell’opponente acquisita agli atti, l’unica rilevante ai sensi dell’art. 76 d.P.R. n. 115/02, il reddito dei componenti della famiglia era sicuramente superiore al limite di cui agli artt. 76 e 92 del citato d.P.R. posto che, dalla suddetta dichiarazione, si evinceva che il P. è “vivente a carico” dei genitori, al di là del suo effettivo domicilio.
2.2 La difesa lamentava che il giudice era incorso in una violazione di legge. All’uopo rilevava che il ricorrente ed i suoi genitori hanno due residenze diverse.
Ai fini dell’ammissione al patrocinio gratuito, ai sensi dell’art. 76, D.P.R. 115/2002, il reddito computabile, ove l’interessato conviva con il coniuge o altri familiari, è costituito dalla somma dei redditi conseguiti, nel medesimo periodo, da ogni componente della famiglia, compreso l’istante.
Pertanto, la disciplina del patrocinio a spese dello Stato individua come reddito da considerare per l’ammissione al beneficio, quello derivante dalla somma dei redditi di ciascun convivente del richiedente. Si deve pertanto ritenere che la nozione rilevante ai fini dell’ammissione al beneficio non è quella del familiare fiscalmente a carico, bensì, quella del familiare convivente.
3. Il Procuratore Generale chiedeva l’annullamento senza rinvio del provvedimento impugnato con l’adozione di ogni conseguente statuizione.

Considerato in diritto

1. I motivi di ricorso sono fondati e, pertanto, il ricorso deve essere accolto, con conseguente annullamento del provvedimento impugnato con rinvio al Tribunale di Taranto.
2. Ai sensi dell’art. 76, comma secondo, d.P.R. n. 115 del 30 maggio 2002, se il richiedente convive con il coniuge o con altro familiare, il reddito computabile ai fini della ammissione al beneficio del gratuito patrocinio è costituito dalla somma dei redditi conseguiti nel periodo, da ogni componente della famiglia, compreso l’istante.
Nel caso in esame, il provvedimento impugnato è incentrato sulla circostanza che il richiedente risulta essere fiscalmente a carico dei genitori, benché non sia convivente con loro. La circostanza che l’istante ed i genitori siano residenti in luoghi diversi è desumibile dal provvedimento di rigetto, dove si afferma che è ininfluente l’effettivo domicilio dell’istante.
3. Ebbene, la valutazione espressa dal Tribunale, è fondata sulla erronea equiparazione tra soggetto fiscalmente a carico di un determinato nucleo familiare e soggetto convivente. Si tratta di condizioni non coincidenti e non equiparabili ai fini della determinazione del reddito valutabile per l’ammissione o il diniego del beneficio.
Sul punto, in un caso del tutto assimilabile al presente, si è già espressa questa Sezione, affermando il seguente principio: “Ai fini dell’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, nel reddito complessivo dell’istante, ai sensi dell’art. 76 del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, non deve essere computato il reddito del familiare non convivente fiscalmente a carico. ” (Sez. 4, n. 33428 del 07/03/2014, Rv. 261565). Nella motivazione, si è precisato che tale interpretazione risulta coerente con le diverse finalità sottese alla disciplina del patrocinio a spese dello Stato e di quella relativa alla regolamentazione tributaria. Quest’ultima, nel prendere in esame il caso del familiare non convivente fiscalmente a carico, mira a dare rilevanza all’incidenza del peso determinato dai familiare, ancorché non convivente, sul contribuente dichiarante. Per contro, la disciplina del patrocinio a spese dello Stato individua il reddito compatibile con il beneficio in rapporto allo stato di convivenza, ravvisando in essa una condizione fattuale che determina per ciascun familiare la possibilità di fare affidamento non solo sul proprio personale reddito ma anche su quello degli altri familiari conviventi.
Pertanto, deve concludersi che la nozione rilevante ai fini dell’ammissione e della conservazione del beneficio del gratuito patrocinio, non è quella di familiare a carico bensì quella di familiare convivente.
5. Ne consegue l’annullamento con rinvio dell’ordinanza impugnata al Presidente Tribunale di Taranto che si atterrà ai principi sopra richiamati.

P.Q.M.

Annulla il provvedimento impugnato con rinvio al Presidente del Tribunale di Taranto.


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1 Commento

  1. La notizia relativa alle spese vive che, secondo l’autore dell’articolo, non sarebbero dovute al difensore dell’assistito, non risponde a verità. L’interpretazione fornita dalla Giurisprudenza sulle norme in materia è nel senso che non tutte le spese sono esenti, ma soltanto quelle strettamente connesse alla difesa. Se si richiede la ricevuta per il depositato di un atto, viene richeista la marca da bollo. Se si intende intimare i testimoni con raccomandata anziché con l’Ufficiale Giudiziario, pur essendo previsto dal codice di rito, le relative spese non verranno rimborsate in sede di liquidazione del Giudice, ecc., ecc. Tra quanto previsto astrattamente dal DPR 115/2002 e quello che succede nelle aule giudiziarie o nelle concellerie c’è un abisso!
    Francesco

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