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Miscellanea Specialisti, tirocini, società: così cambiano gli avvocati

Miscellanea Pubblicato il 17 dicembre 2012

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> Miscellanea Pubblicato il 17 dicembre 2012

Ecco un’anticipazione delle principali novità dell’imminente riforma forense.

Al via la riforma forense [1]: è ormai certa, salvo sorprese, l’approvazione della riforma forense che domani dovrebbe arrivare al Senato. L’ok definitivo ci sarà prima di Natale. Le nuove regole, manco a dirlo, incideranno sulla vita professionale di tutti i legali. Tirocinio, specializzazione e patrocinio in Cassazione sono le novità più significative.

Il tirocinio, della durata di 18 mesi, potrà essere svolto contestualmente ad attività di lavoro subordinato non solo privato, ma anche pubblico.

Al praticante, il professionista deve rimborsare le spese sostenute per conto dello studio; dopo il primo semestre potrà ricevere un compenso per l’attività prestata.

Per l’esame di stato le prove scritte si svolgeranno solo con il supporto di testi di legge, senza commenti.

Conquistata l’abilitazione, l’avvocato potrà specializzarsi, ma dovrà frequentare con successo un percorso formativo di due anni.

Per patrocinare in Cassazione il legale dovrà superare un esame che potrà essere sostenuto dopo cinque anni dall’abilitazione o dopo otto dall’iscrizione, previo corso alla Scuola superiore dell’avvocatura.

Una riforma gattopardesca [2]. La riforma forense finge di cambiare tutto affinché non cambi nulla. Sono le parole di Giovanni Lega, presidente di Asla, l’associazione che riunisce gli studi legali associati. “Per noi avvocati e studi legali organizzati non sono previste misure base come la possibilità di creare strutture multidisciplinari o l’inserimento di soci di capitale. Anzi, è stata cancellata la possibilità di costituire società di capitali. Niente è previsto per l’accesso alla professione con circa 30mila avvocati che ogni anno si abilitano alla professione e 140mila professionisti che vivono sotto la soglia dell’indigenza”.

Il presidente del Cnf, Guido Alpa, al congresso di Bari ha affermato che il 50% degli avvocati iscritti alla Cassa dichiara un reddito inferiore a 10mila euro. Su questo, la riforma non interviene. Le proposte di Asla prevedevano la presentazione della dichiarazione fiscale del praticante per accedere all’esame di stato, la regolarizzazione dei professionisti dipendenti e la possibilità per gli studi di utilizzare un brand.

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note

[1] Articolo di Francesco Falcone e Valentina Maglione, su II Sole 24 Ore, 17.12.12 pag. 7.

[2] Articolo di Gabriella Ventura, su Italia Oggi – Avvocati, 17.12.12, pag. 4.


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