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Comodato di appartamento, residenza e nucleo familiare

28 Aprile 2018
Comodato di appartamento, residenza e nucleo familiare

Moglie e marito fiscalmente autonomi concedono in comodato d’uso gratuito,  regolarmente registrato, parte dell’appartamento di proprietà ad un amico economicamente autonomo e quindi fiscalmente non più a carico della famiglia di origine, il quale trasferisce qui la residenza. L’amico fa parte del nucleo familiare dei coniugi oppure sono due nuclei familiari distinti?

A parere dello scrivente, con riferimento alla normativa e alla giurisprudenza prevalente, l’amico in questione:

– non fa assolutamente parte del nucleo familiare dei coniugi comodanti dell’immobile;

– non fa parte del nucleo familiare della famiglia di origine;

ma, in quanto economicamente autonomo e fiscalmente non più a carico, forma nucleo familiare distinto.

In altri termini, il comodatario utilizza gratuitamente il bene trasferendovi la residenza ma non entra nel nucleo familiare dei comodanti. Non vi è alcun collegamento tra le due situazioni giuridiche.

Quanto evidenziato, viene affermato per i seguenti motivi.

Il nucleo familiare comprende la famiglia anagrafica e i soggetti fiscalmente a carico, anche se non conviventi. Nel caso specifico, il nucleo familiare è composto da una sola persona, con residenza nell’immobile concesso in comodato gratuito, tale dato è importante ai fini del calcolo Isee, indicatore di situazione economica equivalente, strumento che permette di valutare in maniera sintetica la situazione economica delle famiglie e dei cittadini, tenendo conto di reddito, patrimonio (mobiliare e immobiliare) e delle caratteristiche di un nucleo familiare (per numerosità e tipologia). T.A.R. Sicilia Palermo Sez. III, 19/01/2010, n. 549.

Il comodato di immobile, ai sensi dell’art. 1803 del codice civile, è “il contratto col quale una parte consegna all’altra una cosa mobile o immobile, affinché se ne serva per un tempo [c.c. 1809] o per un uso determinato, con l’obbligo di restituire la stessa cosa ricevuta. Il comodato è essenzialmente gratuito.

Tale contratto soddisfa l’interesse del comodatario, che si serve del bene senza corrispondere alcun pagamento, e in questo senso configura una concessione che si fonda su un rapporto di parentela, amichevole o di semplice cortesia. Si tratta di una gratuità interessata in quanto anche il comodante ottiene un vantaggio, anche se non di tipo economico.

Nelle famiglie accade spesso che gli immobili vengano dati in comodato a figli, parenti o anche per questioni di praticità, in maniera tale ad esempio che vi sia qualcuno che se ne occupi in maniera esclusiva.

La giurisprudenza conferma quanto detto.

La distinzione tra comodato e locazione poggia fondamentalmente sul carattere di essenziale gratuità del comodato, laddove si realizzano gli estremi costitutivi del contratto di locazione quando per il godimento di un bene sia pattuita una controprestazione, in qualsiasi misura e sotto qualsiasi forma. Ne consegue che, a fronte della domanda volta all’accertamento di un rapporto locativo, al fine di ottenere la condanna del convenuto al pagamento del canone, oppure volta all’accertamento di un’occupazione senza titolo, al fine di ottenere la condanna del convenuto al pagamento dell’indennità di occupazione, compete esclusivamente al convenuto provare il possesso di un titolo, come il comodato, che ne assicuri non solo il legittimo godimento del bene, ma anche il carattere essenzialmente gratuito.” Cass. civ. Sez. III, 06/08/2013, n. 18660.

Il carattere essenzialmente gratuito del comodato, che lo contraddistingue dal contratto di locazione, non viene meno nelle ipotesi in cui sia posto a carico del comodatario il pagamento di canoni per luce ed acqua, ovvero il versamento dei tributi e delle spese inerenti l’immobile concesso in uso, o ancora le spese di riparazione della res al fine di consentire l’uso ed il godimento della medesima. In circostanze siffatte, invero, il compenso corrisposto dal comodatario assume carattere meramente simbolico e non costituisce il corrispettivo per il godimento del bene, atteso che il descritto peso non determina la nascita di un vero e proprio rapporto sinallagmatico tra le reciproche prestazioni delle parti, in termini di vantaggi e sacrifici, come accade nell’ambito di un contratto di locazione.” Trib. Foggia, 08/03/2012.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Rossella Blaiotta


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