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Donazione di quota indivisa di nuda proprietà

28 Aprile 2018
Donazione di quota indivisa di nuda proprietà

Ho ricevuto oltre 15 anni fa, da giovane (e celibe) una donazione di una quota indivisa di una nuda proprietà di un palazzo. È possibile donare a mia volta una piccola parte della mia quota (c.d. quotina) a un terzo (nello specifico mia moglie) senza procedere all’atto di divisione con le mie sorelle che sono gli altri eredi? Ho letto che solo di tasse e volture la divisione costa oltre 11-12 mila euro.

 

Il punto di partenza per rispondere al quesito è rappresentato dall’art. 1103 del codice civile, in base al quale ciascuno dei partecipanti alla comunione ha la libera disponibilità della propria quota,salvo eventuali limiti che derivino da specifici accordi, intervenuti tra i partecipanti.

Tali limiti possono per esempio riguardare l’obbligo di restare in comunione per un determinato periodo di tempo, (che comunque non può essere superiore ai dieci anni ai sensi dell’art. 1111 c.c.,quindi nel caso di specie il problema non si pone).

In ragione di ciò, la vendita della quota del bene o dei beni della comunione è di regola valida senza che alcuno dei compartecipi possa opporvisi e senza la necessità di sciogliere la comunione.

Tali conclusioni riguardano anche l’ipotesi di cessione non dell’intera quota, ma di una parte di essa.

In questo caso, a partecipare alla divisione, sarà chiamato, quale parte sostanziale del rapporto,unitamente agli altri comunisti ed all’acquirente della porzione di quota, anche il lettore quale comproprietario alienante, che rimarrà naturalmente titolare del diritto sulla comunione,limitatamente alla porzione di quota rimasta in sua proprietà.

Fermo restando quanto sopra in ordine alla comunione in generale, con specifico riguardo alla materia successoria, si fa presente che il codice civile riconosce il diritto di prelazione (vale adire, il diritto degli altri coeredi ad essere preferiti ad eventuali terzi) dei coeredi, ai quali deve dunque essere comunicata l’intenzione di cedere la quota o la parte di essa.

In mancanza, i coeredi hanno diritto di riscattare (cioè, pretendere la restituzione) della quota o parte di essa ceduta.

Il riferimento è all’art. 732 c.c., secondo cui “il coerede, che vuol alienare a un estraneo la sua quota o parte di essa, deve notificare la proposta di alienazione, indicandone il prezzo, agli altri coeredi, i quali hanno diritto di prelazione. Questo diritto deve essere esercitato nel termine di due mesi dall’ultima delle notificazioni. In mancanza della notificazione, i coeredi hanno diritto di riscattare la quota dall’acquirente e da ogni successivo avente causa, finché dura lo stato di comunione ereditaria. Se i coeredi che intendono esercitare il diritto di riscatto sono più, la quota è assegnata a tutti in parti uguali”.

Da ultimo si evidenzia che l’operazione dovrà opportunamente essere concertata con un notaio, al fine di configurare correttamente la cessione.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Ambrogio Dal Bianco



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