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Lavoro notturno e contratto metalmeccanici

29 Aprile 2018
Lavoro notturno e contratto metalmeccanici

> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 Aprile 2018



Dal 2012 non sono più adibito a svolgere lavoro notturno per via di una depressione ansiosa e con insonnia cronica che mi fu diagnosticata. Subisco da anni mobbing e lavoro stress correlato. Come viene definito il lavoro notturno dal contratto metalmeccanici?

Il lavoro straordinario, notturno e festivo nel settore metalmeccanici industria è disciplinato dall’ articolo 7 Titolo III del CCNL 5/12/2012.

Il periodo notturno è un periodo composto da almeno sette ore consecutive, calcolate nella fascia oraria che va da mezzanotte sino alle cinque del mattino. Il lavoratore notturno lavora almeno tre ore al giorno durante le ore predette, o svolge durante il periodo notturno almeno una parte del suo orario di lavoro secondo le norme definite dai contratti collettivi. In mancanza di contratto collettivo, si considera come lavoratore notturno qualsiasi lavoratore che svolga lavoro notturno per un minimo di ottanta giorni lavorativi l’anno.

Ai sensi dell’articolo 13 del decreto legislativo 8 aprile 2003, n. 66, il lavoratore notturno non può lavorare per più di 8 ore nelle 24 ore. Eventuali modifiche sono affidate alla contrattazione collettiva.

I lavoratori metalmeccanici hanno diritto al 20% in più di stipendio per il lavoro notturno svolto fino alle 22 e al 30% per il lavoro notturno svolto dopo le 22, Inoltre, se il lavoro notturno è svolto in un giorno festivo, l’indennità è del 60% dello stipendio normale, percentuali inferiori di aumento sono previste in caso di turni.

L’art. 2103 del codice civile stabilisce che il lavoratore deve essere adibito a mansioni per il quale è stato assunto o corrispondenti ad inquadramento superiore successivamente acquisito ed in caso di modifica degli assetti organizzativi aziendali, incidenti sulla posizione del lavoratore, può essere assegnato a mansioni di livello inferiore purchè rientranti nella stessa categoria legale.

Il datore di lavoro può assegnare il lavoratore a mansioni inferiori, ad esempio, al fine della conservazione del posto di lavoro o per motivazioni attinenti al suo stato di salute.

Con riferimento specifico al lavoro notturno, l’art. 11, riguardante le limitazioni al lavoro notturno, del decreto legislativo 8 aprile 2003, n. 6, evidenzia che:”L’inidoneità al lavoro notturno può essere accertata attraverso le competenti strutture sanitarie pubbliche. I contratti collettivi stabiliscono i requisiti dei lavoratori che possono essere esclusi dall’obbligo di effettuare lavoro notturno”.

In altre parole, non tutti i lavoratori possono essere adibiti al lavoro notturno in quanto, prevedendo delle mansioni più faticose e stancanti, deve essere svolto da lavoratori che presentino le condizioni psicofisiche previste dalla legge. L’art. 14 del decreto legislativo 8 aprile 2003, n. 6, relativo alla tutela in caso di prestazioni di lavoro notturno, statuisce che: “La valutazione dello stato di salute dei lavoratori notturni deve avvenire a cura e a spese del datore di lavoro, o per il tramite delle competenti strutture sanitarie pubbliche di cui all’articolo 11 o per il tramite del medico competente di cui all’articolo 17 del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e successive modificazioni, attraverso controlli preventivi e periodici, almeno ogni due anni, volti a verificare l’assenza di controindicazioni al lavoro notturno a cui sono adibiti i lavoratori stessi.

Durante il lavoro notturno il datore di lavoro garantisce, previa informativa alle rappresentanze sindacali di cui all’articolo 12, un livello di servizi o di mezzi di prevenzione o di protezione adeguato ed equivalente a quello previsto per il turno diurno”. In altri termini, le condizioni di salute dei lavoratori notturni avvengono, almeno ogni due anni, a cura e a spese del datore di lavoro presso l’Unità sanitaria di riferimento o da parte di medici competenti (dipendente da una struttura esterna pubblica o privata convenzionata con l’imprenditore per lo svolgimento dei compiti, libero professionista o dipendente del datore di lavoro).

Ai sensi dell’art. 16 del Decreto Legislativo 19/9/1994 n. 626, relativo alla sorveglianza sanitaria: “ La sorveglianza sanitaria è effettuata nei casi previsti dalla normativa vigente.

La sorveglianza di cui al comma 1 è effettuata dal medico competente e comprende: 

a) accertamenti preventivi intesi a constatare l’assenza di controindicazioni al lavoro cui i lavoratori sono destinati, ai fini della valutazione della loro idoneità alla mansione specifica; 

b) accertamenti periodici per controllare lo stato di salute dei lavoratori ed esprimere il giudizio di idoneità alla mansione specifica. 

Gli accertamenti di cui al comma 2 comprendono esami clinici e biologici e indagini diagnostiche mirati al rischio ritenuti necessari dal medico competente”. Pertanto, la sorveglianza sanitaria è volta alla verifica costante delle condizioni di salute del lavoratori per lo svolgimento della propria mansione specifica.

Infine, come affermato dall’art. 15, decreto legislativo 8 aprile 2003, n. 6, Qualora sopraggiungano condizioni di salute che comportino l’idoneità alla pre

stazione di lavoro notturno, accertata dal medico competente o dalle strutture sanitarie pubbliche, il lavoratore verrà assegnato al lavoro diurno, in altre mansioni equivalenti, se esistenti e disponibili. In sostanza, solo il lavoratore che presenta perfette condizioni di salute psicofisica può essere destinato al lavoro notturno e queste condizioni devono essere verificate da parte dell’Usl di riferimento o del medico competente, attraverso visite, analisi, colloqui e ogni altro strumento a sua disposizione. Se dalla verifica emerge che le condizioni previste per legge non ci sono, il lavoratore viene destinato esclusivamente a lavoro diurno.

Il lavoratore che percepisce di essere stato sottoposto a stress, mobbing o comportamenti mortificanti per la sua persona da parte di colleghi, medici accertatori, supervisori o dal datore di lavoro, per vedere riconosciuti i propri diritti, può adire le vie legali, agendo in tribunale con una causa di lavoro per chiedere il riconoscimento della sua condizione.

La giurisprudenza conferma quanto detto:” L’accertamento sanitario previsto dall’art. 16, comma 2, lett. a) del d.lgs. 19 settembre 1994, n. 626, disposto dal datore di lavoro a mezzo del medico competente e diretto a constatare l’assenza di controindicazioni allo svolgimento del lavoro cui il lavoratore è destinato, ai fini della valutazione della sua idoneità ad una mansione specifica, può essere effettuato anche prima dell’assunzione del prestatore medesimo, dovendosi escludere che l’indagine medica debba coincidere con l’inizio del rapporto di lavoro”. Cass. civ. Sez. lavoro Sent., 19/11/2008, n. 27480.

“L’art. 17, comma 3, d.lg. 19 settembre 1994 n. 626, impone al medico competente di informare per iscritto il datore di lavoro ed il lavoratore qualora esprima un giudizio sulla inidoneità parziale o temporanea o totale del lavoratore, esclusivamente quando questo giudizio sia formalmente espresso a seguito degli accertamenti sanitari preventivi e periodici di cui all’art. 16, comma 2, e non gli impone affatto (ed anzi semmai gli vieta) di comunicare al datore di lavoro anche le diagnosi ed i rilievi effettuati nelle ben differenti e distinte visite mediche effettuate a richiesta del lavoratore ai sensi dell’art. 17 comma 1 lett. i), quando tale richiesta sia correlata ai rischi professionali”. Cass. pen. Sez. I, 01/08/2001, n. 33751.

Alla luce di quanto detto, a parere dello scrivente:

– il lavoratore che presenta perfette condizioni di salute psicofisica può essere destinato al lavoro notturno e queste condizioni devono essere verificate da parte dell’Usl di riferimento o del medico competente, attraverso visite, analisi, colloqui e ogni altro strumento a sua disposizione. Se dalla verifica emerge che le condizioni previste per legge non ci sono, il lavoratore viene destinato esclusivamente a lavoro diurno.

– Si considera come lavoratore notturno qualsiasi lavoratore che svolga lavoro notturno almeno tre ore al giorno per un minimo di ottanta giorni lavorativi l’anno.

– Se dalla verifica delle condizioni di salute del lettore emergesse la possibilità di affrontare il lavoro notturno, con esclusione delle attuali limitazioni, questi potrebbe richiedere un approfondimento da parte di uno specialista.

– In caso di mobbing è possibile ricorrere al Tribunale del Lavoro per vedere riconosciuti i propri diritti.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Rossella Blaiotta


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