Diritto e Fisco | Editoriale

Poteri del datore di lavoro

11 maggio 2018 | Autore:


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In ogni rapporto di lavoro subordinato e dipendente il lavoratore deve rispettare quanto richiesto dal datore di lavoro. Quali sono i poteri del datore di lavoro?

Il lavoro, oggigiorno, e soprattutto la sua ricerca (o la sua mancanza) è sicuramente uno dei temi più rilevanti nel nostro paese. Il lavoro, oltre che un diritto, è anche un dovere, e nell’ambito dell’esercizio di una professione il lavoratore è tenuto a rispettare le obbligazioni derivanti dal suo contratto. Tra gli obblighi del lavoratore e della lavoratrice, inoltre, c’è quello naturalmente di rispettare le direttive impartite dal datore di lavoro, e quindi di portare a termine con diligenza i compiti che gli/le vengono affidati. Dal canto suo il datore di lavoro, in quanto capo e responsabile dell’effettivo e corretto esercizio dell’impresa, del raggiungimento dei risultati e dello svolgimento delle attività lavorative, deve poter controllare e verificare che il lavoro venga svolto secondo le modalità prefissate, nei termini che eventualmente siano stati assegnati e quindi, in linea generale, deve avere la possibilità di esercitare poteri concreti per mandare avanti l’azienda con efficienza, ed intervenire dove necessario per correggere il tiro. Vediamo pertanto quali sono i poteri del datore di lavoro.

Rapporto di lavoro: obbligazioni delle parti

Il rapporto di lavoro intercorre fra due soggetti, datore di lavoro e lavoratore, che non possono certo definirsi in posizione di parità contrattuale. Come in molti contratti, infatti, esistono una parte forte ed un contraente debole, anche nel caso dei contratti di lavoro questa disparità contrattuale sussiste, ed il contraente debole è chiaramente il lavoratore. Secondo quanto stabilito dal nostro codice civile, nel contratto di lavoro il lavoratore ha l’obbligo di eseguire la prestazione lavorativa alle dipendenze e sotto la direzione e supervisione del datore di lavoro e degli altri collaboratori dai quali dipenda gerarchicamente, collaborando all’impresa ed osservando le disposizioni che gli vengono impartite [1]. D’altro canto, il datore di lavoro ha l’obbligo, essendo il contratto di lavoro un contratto a prestazioni corrispettive, di corrispondere la retribuzione dovuta e di improntare l’attività rispettando i principi di buona fede e correttezza contrattuali. Il datore di lavoro deve, inoltre, garantire la sicurezza dei lavoratori, attraverso la predisposizione di tutte le misure idoenee a prevenire infortuni sul lavoro. Analizziamo pertanto nel dettaglio quali sono le tipologie di poteri che il datore di lavoro può esercitare sui lavoratori dipendenti.

Datore di lavoro: poteri

Dal punto di vista concreto, e quindi all’interno dell’ambito aziendale e di impresa del settore privato, per intenderci, il datore di lavoro deve esercitare la libertà di iniziativa economica che gli viene riconosciuta dalla nostra costituzione [2] rispettando la libertà e la dignità umana dei lavoratori. Nell’organizzare il lavoro da svolgere quindi, le modalità operative ed aziendali e tutte le operazioni necessarie per l’esercizio dell’attività di impresa, il datore di lavoro detta materialmente quelle che sono le regole per l’esecuzione e la disciplina della specifica attività professionale che i lavoratori sono chiamati ad esercitare. È quindi inevitabile e necessario, prima ancora che regolamentato legislativamente, che debba essere dotato dei relativi poteri necessari a consentirgli di far prosperare l’impresa attraverso lo sforzo congiunto di tutti i lavoratori che prestano la loro opera. I poteri che sono riconosciuti al datore di lavoro sono sostanzialmente tre, da analizzare quindi separatamente: il potere direttivo, il potere di controllo e di vigilanza, ed infine il potere disciplinare.

Potere direttivo

Il potere direttivo del datore di lavoro, come si può intuire dal nome stesso, indica il potere di dirigere l’azianda, dando al lavoratore direttive su come la prestazione lavorativa dev’essere portata a compimento. Il datore di lavoro, e i suoi eventuali collaboratori, danno pertanto ai dipendenti – gerarchicamente – disposizioni sia in relazione alle modalità con le quali il lavoro dev’essere svolto che riguardo i tempi entro i quali va realizzato.

Potere di controllo e vigilanza

Il potere di controllo, detto anche di vigilanza, è strettamente connesso a quello direttivo, del quale in definitiva rappresenta un’emanazione pratica: il datore di lavoro, dovendo dirigere, deve poter controllare che le sue direttive vengano attuate e rispettate dal lavoratore. Il potere di controllo quindi è il potere del datore di vigilare sulla corretta esecuzione della prestazione lavorativa e sul rispetto del regolamento aziendale. Nel nostro sistema, in particolare, tra i poteri di controllo previsti dallo statuto dei lavoratori [3] rientrano:

  • la possibilità per il datore di lavoro di servirsi di guardie giurate, fermo restando che il loro utilizzo deve essere volto a tutelare i beni aziendali;
  • nominare personale preposto alla vigilanza, purchè i loro nominativi e compiti specifici vengano forniti e comunicati ai lavoratori, non essendo consentiti controlli occulti;
  • nei soli casi in cui siano strettamente indispensabili per tutelare i beni aziendali, è possibile anche effettuare visite personali di controllo sul lavoratore: in tutte le altre ipotesi, sono vietati controlli di questo tipo.

Potere disciplinare

In capo al datore di lavoro, quale supervisore del lavoratore e come suo capo, spetta anche l’obbligo di provvedere in campo disciplinare. Questo significa che tra i poteri del datore di lavoro rientra anche quello di comminare sanzioni in capo ai lavoratori che non abbiano adempiuto alle obbligazioni contrattuali derivanti dal rapporto di lavoro, e che pertanto siano inadempienti agli obblighi di diligenza e di fedeltà. Il lavoratore deve però aver potuto avere a disposizione il codice disciplinare, che il datore di lavoro avrà provveduto ad affiggere in azeinda. Anche nell’ipotesi del controllo disciplinare del datore di lavoro, lo statuto dei lavoratori specifica alcune previsioni, con la finalità di evitare che si verifichino eccessi ed abusi da parte del datore di lavoro nel comminare sanzioni disciplinari ai dipendenti. Per quanto riguarda quindi il potere disciplinare, il datore di lavoro:

  • deve mettere a disposizione, come abbiamo anticipato, il codice disciplinare, il quale deve essere posto in un luogo che sia accessibile a tutti i lavoratori (salvi alcuni specifici casi per i quali non sussista questo obbligo in capo al datore di lavoro);
  • deve contestare l’addebito disciplinare al lavoratore, in quanto quest’ultimo deve essere messo in grado di potersi difendere: senza previo addebito al lavoratore non gli può essere contestata alcuna sanzione disciplinare;
  • in caso di provvedimenti disciplinari più gravi del semplice rimprovero verbale, questi non si possono applicare prima che siano trascorsi cinque giorni dalla contestazione (fatta per iscritto) delle ragioni che abbiano originato il provvedimento stesso.

Il lavoratore o la lavoratrice ai quali sia stata contestata una sanzione disciplinare possono promuovere nei successivi 20 giorni la costituzione di un collegio di conciliazione ed arbitrato: la sanzione applicata, in queste ipotesi, si intende sospesa finchè il collegio non si è espresso in merito e, in tal caso, la sanzione resta sospesa sino alla pronuncia del collegio.

note

[1] Artt. 2094 e 2104 cod. civ.

[2] Art. 41 Cost.

[3] Legge n. 300 del 1970.

Autore immagine: Pixabay.

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