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Caduta in autobus: chi risarcisce?

25 Aprile 2018
Caduta in autobus: chi risarcisce?

Responsabilità per incidenti stradali sui mezzi pubblici, autobus, pullman, metropolitana e tram: chi paga i danni?

Come tutte le mattine sei salito sull’autobus di linea che ti porta al lavoro. Questa volta hai avuto la fortuna di non trovare troppa gente all’interno. Anche se i posti a sedere sono tutti occupati, hai spazio a sufficienza per sentirti libero da quel contatto fastidioso con gli estranei che, negli orari di punta, ti costringe a stare chiuso a guscio. Senonché l’acqua della pioggia, portata dentro dagli ombrelli dei passeggeri, ha reso la superficie del pavimento del pullman scivolosa. Nulla di peggio per le tue scarpe nuove che, alla prima frenata brusca, slittano. Il fatto è che, proprio in quel momento, non eri ben saldo agli appoggi in ferro; in più l’assenza di altre persone davanti a te, a sorreggerti dalla scivolata, ti ha fatto cadere in avanti. Dalla caduta hai riportato alcune contusioni che ti hanno costretto a ricorrere alle cure del pronto soccorso. A questo punto vorresti chiedere i danni alla compagnia municipale per l’infortunio, ma secondo il conducente la responsabilità è tua che non ti sei aggrappato per bene durante la corsa. Chi ha ragione? In caso di caduta in autobus chi risarcisce? La risposta è stata data dalla Cassazione con una recente ordinanza [1].

Il codice civile [2] detta un principio chiave in materia di responsabilità del conducente di un mezzo (pubblico o privato) nei confronti dei passeggeri. In particolare si stabilisce che il vettore risponde dei sinistri che colpiscono il viaggiatore durante il viaggio a meno che non dimostra di aver adottato tutte le misure idonee ad evitare il danno.

Chi trasporta altre persone deve quindi prestare la massima diligenza alla propria guida e alla strada al fine di evitare eventuali incidenti. Alla luce di ciò il vettore potrebbe essere chiamato a rispondere anche dei danni provocati da un evento fortuito, quale, ad esempio, il crollo di un ponte nel caso in cui, essendo note le condizioni di pericolosità della strada, non è stato tanto diligente da cambiare percorso. Se l’autobus finisce con la ruota su una buca stradale, il conducente non può scaricare la colpa sul Comune ma dovrà risarcire gli eventuali passeggeri danneggiati e poi, eventualmente, rivalersi contro l’amministrazione.

Sussiste una presunzione di responsabilità a carico del vettore. Il viaggiatore deve solo dimostrare di aver pagato il biglietto e di aver subito un danno durante il viaggio: spetta al vettore, invece, l’onere di provare di avere adottato tutte le misure idonee per prevenire gli infortuni. Si tratta di una responsabilità contrattuale, in quanto il vettore assume l’obbligo di trasportare incolume il viaggiatore a destinazione.

L’adozione di tutte le misure necessarie contro i sinistri esonera il vettore dalla responsabilità. Si pensi allo strato gommoso antiscivolo presente nel mezzo, quale idoneo ad impedire le cadute dei passeggeri anche in presenza di umidità causata dalla pioggia; ed ancora si pensi al buon stato di manutenzione dei gradini di salita e discesa. Se il conducente prova che il danno subito dal passeggero è avvenuto per via di un fatto imprevedibile e non evitabile con la normale diligenza allora il danneggiato non può richiedere alcun risarcimento. Si pensi a chi, nonostante la corsa del mezzo pubblico, non si aggrappi alle maniglie o alle sbarre presenti lungo l’autobus proprio per consentire ai passeggeri un valido ancoraggio.

Un altro classico esempio di responsabilità del vettore è quando il mezzo chiude le porte nonostante vi sia un passeggero che, per quanto lento, sia ancora in fase di salita o di discesa dal mezzo e, bloccandolo tra i bracci metallici, riprende la corsa. Anche in questo caso vi è un obbligo di prestare la massima attenzione all’utenza. Non rileva il fatto che vi siano dei segnalatori acustici come nel caso della metropolitana [3].


note

[1] Cass. ord. n. 9811/18 del 20.04.2018.

[2] Art. 1681 cod. civ.

[3] Cass. sent. n. 249/2017. Nel contratto di trasporto di persone, il viaggiatore danneggiato ha l’onere di provare, oltre all’esistenza e all’entità del danno, il nesso esistente fra il trasporto e l’evento dannoso, mentre incombe al vettore, al fine di liberarsi della presunzione di responsabilità posta a suo carico dall’art. 1681, primo comma c.c., la prova che l’evento dannoso era imprevedibile e non evitabile usando l’ordinaria diligenza, ferma restando la possibilità che l’eventuale condotta colposa del danneggiato assuma rilievo ai sensi della previsione dell’art. 1227 c.c. (nella specie, relativa ai danni occorsi ad una donna, rimasta schiacciata dalla porte di u convoglio della metropolitana, il fatto che la donna non si fosse attenuta alle segnalazioni acustiche e al dovere di non interporre ostacoli alla chiusura nulla toglieva al fatto che – in presenza di dispositivi antischiacciamento – le portiere non si sarebbero dovute chiudere e che il macchinista non avrebbe dovuto far ripartire il treno prima di avere verificato la completa chiusura delle porte di tutti i convogli).

Corte di Cassazione, sez. III Civile, ordinanza 25 gennaio – 20 aprile 2018, n. 9811
Presidente Vivaldi – Relatore Moscarini

Fatti di causa

D.C. ricorre per la cassazione della sentenza della Corte d’Appello di Bologna del 20/8/2013 che, confermando la sentenza di primo grado, ha rigettato la sua domanda di risarcimento del danno incorso in occasione di una caduta da un autobus, asseritamente dipendente da responsabilità del vettore.
La domanda fu, in primo grado, rigettata, con compensazione delle spese per mancanza di prova, nonostante l’attrice avesse invocato l’applicazione dell’art. 1681 c.c., ai sensi del quale il vettore risponde dei sinistri che colpiscono il viaggiatore se non prova di aver adottato tutte le misure idonee ad evitare il danno.
In appello la D. insistette nella richiesta di accertamento della responsabilità del vettore e ritenne che non fosse stata provata, da parte dell’Azienda, l’adozione di ogni misura idonea ad evitare il danno. L’Azienda si difese rilevando come l’autobus, sul quale la D. si trovava al momento della caduta, fosse assolutamente fermo e come fossero presenti, sui gradini di discesa, dei sussidi antiscivolo atti ad escludere la responsabilità del vettore.
La Corte d’Appello di Bologna ha considerato le fotografie prodotte in atti dalle quali ha desunto la presenza di uno strato gommoso antiscivolo in buono stato di manutenzione sui gradini dell’autobus, idoneo ad impedire lo scivolamento anche in presenza di umidità o acqua, dovuta alla salita di passeggeri in una giornata piovosa; ha valorizzato la testimonianza di Q. secondo la quale il mezzo era omologato e dotato di tutti i dispositivi di sicurezza previsti dalla normativa in tema di trasporto, nonché altre testimonianze secondo le quali non vi erano acqua e fango sui gradini e comunque erano presenti nel mezzo sostegni atti ad aiutare i passeggeri nelle operazioni di salita e discesa; ha considerato che la D. è caduta quando il mezzo era del tutto fermo mentre prima di lei erano scesi numerosi altri passeggeri, tra i quali un non vedente accompagnato, senza alcun problema. Da tutto ciò ha desunto che il vettore ha dimostrato di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno e che la caduta è stata dovuta ad una condotta disattenta della passeggera. La Corte d’Appello ha, dunque, rigettato la domanda, condannando l’appellante alle spese. Avverso la sentenza la D. propone ricorso per cassazione affidato ad un unico motivo. Nessuno si costituisce per parte resistente.

Ragioni della decisione

Con l’unico motivo la D. denuncia la violazione o falsa applicazione dell’art. 1681 c.c. in relazione all’art. 360 n. 3 c.p.c., laddove la sentenza ha ritenuto superata la presunzione di responsabilità a carico del vettore, prevista da detta norma, attribuendo efficacia probatoria alla documentazione fotografica e alla deposizione testimoniale di Q.P. circa la sussistenza di idonei dispositivi di sicurezza previsti in tema di trasporto. La presunzione di cui all’art. 1681 c.c. è ritenuta superata da quanto acclarato dalla documentazione fotografica e dalle testimonianze relative allo strato gommoso antiscivolo presente nel mezzo, idoneo ad impedire lo scivolamento anche in presenza di umidità ed acqua dovute alla giornata piovosa.
Ad avviso della ricorrente, invece, non vi sarebbe prova della riconducibilità delle foto al mezzo sul quale essa viaggiava, né prova delle condizioni del mezzo al momento della caduta mentre, per ritenere che il vettore fosse liberato dalla presunzione di responsabilità di cui all’art. 1681 c.c., la Corte d’Appello avrebbe dovuto acquisire la prova positiva che il medesimo avesse adottato tutti i dispositivi idonei ad evitare il danno. La sentenza di questa Corte citata dalla Corte d’Appello (Cass., 3, n. 4343 del 23/2/2009) non sarebbe pertinente al caso in esame, in quanto in quella fattispecie era acclarata la dipendenza dell’infortunio dalla responsabilità del viaggiatore, ipotesi che, nel caso in esame, sarebbe stata ipotizzabile solo ove fosse emerso che la trasportata si fosse repentinamente mossa in velocità verso l’uscita, correndo in modo frettoloso oppure non si fosse avvalsa delle misure di sostegno. Nel caso in esame, invece, ad avviso della ricorrente, non vi sarebbero deposizioni testimoniali che disattendano la dinamica della caduta (scivolamento), le condizioni metereologiche (pioggia) né sarebbe stata acquisita la prova della perfetta omologazione del mezzo non potendo a tal fine attribuirsi rilevanza ad una prova testimoniale (Q. ) in luogo della necessità di acquisire elementi documentali certi.
Il motivo è infondato. Secondo la giurisprudenza consolidata di questa Corte nel contratto di trasporto di persone, il viaggiatore che abbia subito danni “a causa” del trasporto (quando cioè il sinistro è posto in diretta, e non occasionale, derivazione causale rispetto all’attività di trasporto), ha l’onere di provare il nesso eziologico esistente tra l’evento dannoso ed il trasporto medesimo (dovendo considerarsi verificatisi “durante il viaggio” anche i sinistri occorsi durante le operazioni preparatorie o accessorie, in genere del trasporto e durante le fermate), essendo egli tenuto ad indicare la causa specifica di verificazione dell’evento; incombe, invece, al vettore, al fine di liberarsi della presunzione di responsabilità a suo carico gravante ex art. 1681 c.c., l’onere di provare che l’evento dannoso costituisce fatto imprevedibile e non evitabile con la normale diligenza (Cass., 3, n. 16893 del 20/7/2010; Cass., 3, n. 249 del 10/1/2017). Nel caso di specie la Corte d’Appello ha correttamente confermato le statuizioni di primo grado prendendo atto che il viaggiatore non avesse dato prova del nesso eziologico tra l’attività del trasporto ed il danno. Gli elementi probatori posti a base della decisione hanno, infatti, condotto il giudice a ritenere, da un lato, che il vettore avesse preso le misure necessarie per evitare i danni e, dall’altro, che la caduta fosse dovuta ad una condotta disattenta della passeggera. La sentenza impugnata è conforme alla giurisprudenza di questa Corte che esclude il nesso di causalità, tra l’evento e l’esecuzione del trasporto, quando il giudice di merito accerta, anche indirettamente, che tale nesso non sussiste, come nel caso in cui il comportamento imprudente del viaggiatore costituisca la causa esclusiva del sinistro (Cass., 6-3, n. 9593 del 30/4/2011).
Conclusivamente il ricorso è rigettato, con le conseguenze in ordine alle spese del giudizio di cassazione, liquidate come in dispositivo ed al raddoppio del contributo unificato.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente alle spese del giudizio di cassazione liquidate in Euro 3.200 (oltre Euro 200 per esborsi), più accessori di legge e spese generali al 15%. Ai sensi dell’art. 13 co. 1 quater del d.P.R. n. 115 del 2002, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma del co. 1 bis dello stesso art. 13.


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