Diritto e Fisco | Editoriale

Come riavere il denaro prestato

25 Aprile 2018
Come riavere il denaro prestato

Recupero crediti a seguito di mutuo: come fare un prestito tra privati e quali sono le procedure per la restituzione dei soldi con o senza la causa. 

Chi presta denaro a un amico perde il denaro e l’amico, dice un detto popolare. La legge, in un certo senso, offre tutela, ma devi essere anche tu sufficientemente prudente e non troppo sprovveduto se vuoi riavere il denaro prestato. Questo perché le promesse a voce hanno valore per il diritto, ma in caso di contrasti non possono essere dimostrate. Così c’è bisogno di una documentazione a dimostrazione del prestito. E il semplice passaggio del denaro da un conto a un altro non esclude che si possa essere trattato invece di una donazione, come di recente ha detto la Cassazione. Insomma, il recupero del credito passa attraverso una serie di insidie che richiedono un minimo di conoscenza della legge e della procedura. Ti avviso però… se ti stai chiedendo come riavere il denaro prestato c’è una cosa di cui ti devi subito armare: la pazienza. In caso infatti di mancata collaborazione del debitore, ottenere indietro i soldi potrebbe implicare la spesa di altri soldi e, soprattutto, molta fatica. Né tutto ciò ti garantirà da un risultato certo. Noi, dal canto nostro, proveremo a darti quei suggerimenti spiccioli che magari in uno studio legale potresti non ricevere perché ritenuti fin troppo scontati.

Ho prestato soldi a una persona ma non ho un atto scritto

Il prestito tra privati è lecito. Si chiama contratto di mutuo. Sbaglia chi ritiene che il mutuo possa concederlo solo la banca. La legge non richiede peraltro la stipula di un contratto scritto: perché si formalizzi un mutuo basta la consegna del denaro dietro impegno alla restituzione. Restituzione che può avvenire con gli interessi (in tal caso si parla di «mutuo a titolo oneroso») o senza interessi (in tal caso si parla di «mutuo a titolo gratuito»). Se le parti non concordano che tipo di mutuo è, esso si considera a titolo oneroso e, quindi, sulla somma prestata sono dovuti gli interessi al tasso legale (fissato con decreto ministeriale una volta all’anno).

Leggi anche Come si fa un prestito tra privati.

Ricorda che per somme da 3mila euro in su la consegna del denaro non può mai avvenire in contanti ma con bonifico o con assegno. Al di sotto, invece, è consentito il cash. Se si viola questo divieto si subisce una multa che va da 3mila a 50mila euro.

L’assenza di un contratto scritto, come detto, non è condizione di nullità del mutuo tuttavia rende più difficile il recupero. Chi infatti vuol recuperare i soldi prestati deve dimostrare non solo la consegna del denaro ma anche la ragione di tale consegna: il che significa escludere che si sia trattato di una donazione. Sul punto la Cassazione è stata molto rigorosa: in caso di soldi dati a una persona qualsiasi, essi si considerano – in assenza di prove contrarie – come frutto di un regalo (ossia una donazione) e non un prestito.

Come dimostrare che si è trattato di un prestito e non di una donazione?

Il punto è che spesso si prestano dei soldi per cortesia, amicizia o parentela e sembra sgarbato chiedere di firmare un contratto. Tuttavia il contratto può risultare necessario per dimostrare, in caso di mancata restituzione delle somme, l’esistenza del mutuo (escludendo così la donazione). La sola prova della consegna del denaro – anche se avvenuta con bonifico o assegno – non esclude che tale gesto sia riconducibile a un regalo e non a un prestito.

Se non si è stati così previdenti da redigere un contratto si è sempre in tempo per chiedere il rilascio di una ammissione di debito o di una promessa di pagamento. Nel primo caso il debitore ammette per iscritto di dover corrispondere una determinata somma; se spiega anche la ragione del debito egli compie una confessione, così consegnando nelle mani del creditore una prova inoppugnabile del proprio diritto (leggi Ammissione di debito: quando è una confessione). Nel secondo caso, il debitore non fa altro che promettere un pagamento entro una predeterminata data; in questo modo il creditore ha una prova scritta che può utilizzare per richiedere un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo.

Il bonifico

Come detto, il semplice bonifico potrebbe non essere ritenuto sufficiente a dimostrare l’esistenza di un contratto di mutuo. A tal fine sarà bene utilizzare un’apposita causale in modo da togliere ogni dubbio al giudice nel caso di contestazioni da parte del debitore. Una causale del tipo «Prestito fruttifero» (ossia con restituzione di interessi) o «Prestito infruttifero» (ossia senza interessi) potrà essere una cautela più che adeguata.

La scrittura privata

Sicuramente il metodo migliore per cautelarsi e poter dimostrare, anche in futuro, gli accordi intrattenuti tra le parti è firmare una scrittura privata. Non è necessario che le firme siano autenticate dal notaio né che si proceda alla registrazione.

Come garantirsi per riavere il denaro

I problemi tra creditore e debitore si presentano sempre quando quest’ultimo inizia a ritardare il pagamento e a trovare scuse per allungare i tempi. A questo punto il creditore deve trovare la soluzione più immediata e semplice per riavere i soldi prestati e nello stesso tempo stare alla larga dalle aule di tribunale (che allungherebbero i tempi e comporterebbero un notevole dispendio di soldi). Una soluzione potrebbe essere quella di farsi rilasciare delle cambiali: delle promesse di pagamento con scadenze periodiche in modo da dare al debitore tutto il tempo di trovare la disponibilità economica necessaria.

Spesso però, per non pagare il bollo sulle cambiali (pari all’11 o al 12 per mille a seconda che si tratti di “pagherò cambiario” o di “cambiale tratta”). Il vantaggio delle cambiali è duplice:

  • esonerano il creditore dal dimostrare l’esistenza del mutuo e del proprio diritto alla restituzione delle somme;
  • costituiscono un titolo esecutivo: significa che se il debitore non paga neanche le cambiali, il creditore può agire direttamente col pignoramento senza bisogno di fare prima causa o chiedere decreti ingiuntivi.

Per non pagare il bollo sulle cambiali, si preferiscono spesso gli assegni postdatati. La loro emissione non è un illecito penale o amministrativo, ma è solo un’evasione dell’imposta di bollo. Con la conseguenza che non possono essere portati all’incasso se non prima della scadenza oppure regolarizzando l’imposta evasa con le sanzioni. Il che garantisce il debitore dal comportamento del creditore che proceda all’incasso dei titoli prima del tempo.

Anche gli assegni postdatati sono titoli esecutivi e dispensano il creditore dal dover dimostrare l’esistenza del mutuo.

Sia per le cambiali che per gli assegni postdatati è possibile concordare un piano di pagamento rateale garantito dal rilascio di uno di questi titoli, cosicché se alla scadenza concordata il debitore non pagherà, il titolo verrà portato all’incasso e si potrà procedere al pignoramento nei suoi confronti.

Se il debitore non paga con le buone

L’ultima chance, in caso di perdurante inadempimento, è l’azione giudiziaria. Fare causa al debitore per ottenere la restituzione del denaro può essere facile se si ha un contratto (in tal caso basta chiedere un decreto ingiuntivo al giudice competente), più complesso se non si hanno prove scritte. In questo secondo caso, nulla toglie che si possa far ricorso alla prova testimoniale ma il giudice potrebbe ritenerla insufficiente, specie se l’avversario si vale anche questi di dichiarazioni di segno contrario.

Se il debitore è nullatenente come riavere i soldi prestati?

Al giorno d’oggi è davvero difficile essere nullatenenti. C’è quasi sempre una pensione, un’auto, un assegno di disoccupazione o un conto corrente minimo da pignorare. Trovare tali beni, peraltro, non è più difficile come una volta atteso che il creditore può, dopo aver notificato l’atto di precetto al debitore, chiedere al Presidente del Tribunale di interrogare l’Anagrafe tributaria e dei conti correnti. In tali banche dati vengono rivelati tutti i redditi del debitore. E se questi non dovesse avere nulla, si può sempre sperare nel futuro e nei suoi eredi: ogni debito contrattuale (come quello derivante da un prestito) infatti, se sollecitato per iscritto prima della scadenza di 10 anni, non va mai in prescrizione. E il debito si trasferisce sugli eredi che accettano l’eredità. Siccome a nessuno piace avere il creditore col fiato sul collo per troppi anni, l’insistenza a volte premia.


note

[1] Cass. sent. n. 180/18 dell’8.01.2018.


3 Commenti

  1. Buongiorno, oltre 10 anni fa io e mio padre abbiamo prestato del denaro ad un mio amico, mi sono fatta firmare un documento, dove dichiarava che avrebbe restituito tutto l’importo. Negli anni ha cambiato idea un migliaio di volte al punto che, dopo regolare denuncia, e sentenza, gli veniva intimato la resistuzione, presentando un piano di rientro adeguato tramite il suo legale. Da quel momento è scomparso. Dal tribunale mi hanno inviato la sentenza e in allegato un documento dove mi consigliavano di procedere con un Atto Ingiuntivo. Ciò accadeva a Varese fine maggio 2018. A giugno ho preso un Avv.to di Genova, per me molto più comodo in quanto i miei genitori ci vivono e io abito nei dintorni, il quale mi ha fatto questo Atto Ingiuntivo. Nel mese di dicembre mi disse che doveva andare in tribunale. A marzo andarono, il debitore si è presentato con un nuovo legale, gli chiesero se volevano un CTU e lo hanno rifiutato. A giugno, davanti al Giudice di Pace, ha dichiarato che la firma era la sua asserendo che il denaro richiesto in realtà era per entrambi per pagare prodotti di Herbalife, il tutto subito smentito da una mail che lui aveva inviato ad Herbalife dove, dato che era stato ripreso per comportamenti che non rientravano nei loro canoni, lui dichiarava che dato che era disoccupato si era fatto prestare dei soldi da me e da altri per pagare tutto l’importo e che avevano un bel coraggio a citare la morale quando avevano accettato soldi da un’amica che lo aveva aiutato finanziariamente e a dargli anche i prodotti! Menzionava il mio nome è cognome sottolineando che era solo lui l’intestario del contratto sottoscritto con loro. A quel la Giudice ha chiuso l’udienza. Il 19 settembre il mio legale mi ha chiesto dei testimoni, ne ho una marea, per le memorie istruttorie, non mi ha spiegato cosa siano, e ancor meno mi ha spiegato cosa accade ora è quanto tempo ci vuole. Agli inizi mi aveva detto che entro massimo 3 mesi avrei riavuto tutto il denaro, ad oggi non ho ricevuto nulla e non so che altro e sopratutto quanto altro tempo dovrò attendere prima di avere un minimo riscontro. Il debitore, ad oggi, da verifiche, risulta possedere una casa e che ha venduto una villetta che gli avevano lasciato in eredità i genitori. Voi potete chiarirmi le idee visto che il mio legale oltre a fare fatture nel mese di settembre 2019 datate dicembre 2018, non mi fattura un ulteriore importo bonificato di 3800 euro? Non conosci queste procedure e ho davvero bisogno di saperne di più. Spero di essere stata abbastanza chiara in quanto ultimamente, a causa di tutto quello che ho dovuto dare al legale, 5700 euro, e 1800 euro di F24 per gli atti ingiuntivi, sono alla fame. Tutti i miei risparmi sono andati in questa causa e non posso più lavorare a causa di un’invalidità permanente dalla quale non percepisco nulla perché percepisco 800 euro di reversibilità in quanto vedova. Se potete darmi qualche chiarimento ve ne sarei grata. Anticipatamente ringrazio. Cordiali saluti

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      -Come recuperare un credito https://www.laleggepertutti.it/108602_come-recuperare-un-credito

      1. Vi ringrazio per i vari link per chiarire la posizione ma ancora non mi è chiaro con queste memorie istruttorie quanto ci vuole per rientrare, e quanto tempo devo ancora aspettare visto che il mio legale mi ha mandato una fattura con specificato per procedure civile conclusa, oltre al fatto che colui che ha fruito dei nostri prestiti oggi sta economicamente bene visto che si è potuto permettere un’automobile da 65.000 euro.

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