Diritto e Fisco | Editoriale

Dimissioni del lavoratore

11 maggio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 maggio 2018



Interrompere un rapporto di lavoro può verificarsi non solo per licenziamento, ma anche a seguito delle dimissioni del lavoratore.

I contratti di lavoro subordinato, come noto, possono essere di diverso tipo, e per quanto riguarda la durata è possibile che il contratto sia, oltre che a tempo determinato, anche indeterminato. Questo non significa, tuttavia, che la durata indeterminata del contratto di lavoro comporti l’impossibilità per il lavoratore (e anche per il datore di lavoro, se necessario) di sciogliersi dal vincolo contrattuale qualora ne ricorrano i presupposti. Nel mondo del lavoro subordinato è infatti possibile interrompere il contratto di lavoro in essere per volontà unilaterale sia da parte del datore di lavoro che del lavoratore stesso. Nel primo caso, se è il datore di lavoro a decidere di interrompere il rapporto di lavoro, occorreranno specifiche motivazioni, idonee a giustificare il licenziamento del dipendente. Nel secondo caso, invece, si può parlare di dimissioni del lavoratore. Le dimissioni del lavoratore sono specificamente regolate per legge, e devono essere richieste ed effettuate con specifiche modalità e con particolari requisiti, per garantire la risoluzione del rapporto lavorativo nel migliore dei modi possibili. Vediamo quindi come funzionano le dimissioni del lavoratore subordinato e quali sono le modalità per dimettersi.

Dimissioni del lavoratore: cosa significa

Le dimissioni dal contratto di lavoro subordinato avvengono nel caso in cui il lavoratore decida di non voler più lavorare in quella determinata azienda – impresa. Dando le dimissioni, il lavoratore quindi recede unilateralmente dal contratto di lavoro, senza che il datore di lavoro debba dare il proprio consenso o accettazione in merito alla decisione di dimettersi del lavoratore. Dal punto di vista motivazionale, il lavoratore subordinato infatti non è tenuto a motivare la sua scelta, che può essere dettata dalle più variegate ragioni (professionali, personali, familiari, di salute). Ci sono però delle modalità di presentazione delle dimissioni che devono essere rispettate, nonchè alcuni obblighi che derivano dalla tipologia del contratto di lavoro in essere. Prima di vedere come si presentano le dimissioni e le questioni legate agli obblighi di preavviso, dobbiamo però analizzare una particolare tipologia di dimissioni: le dimissioni per giusta causa.

Dimissioni per giusta causa

Le dimissioni per giusta causa sono una particolare tipologia di dimissioni del lavoratore, che può dimettersi nei casi in cui vengano posti in essere gravi inadempimenti da parte del datore di lavoro. Le dimissioni per giusta causa possono essere presentate anche senza preavviso nei contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato e prima della scadenza del termine nei contratti di lavoro subordinato a termine. Questo perchè la giusta causa fonda e giustifica la necessità, per il lavoratore, di non dover attendere ulteriormente prima di sottrarsi ad una situazione lavorativa gravemente lesiva nei suoi confronti, causata da un comportamenti colpevoli del datore di lavoro. Rientrano nelle ipotesi di dimissioni per giusta causa la mancata retribuzione, la violazione dei principi di buona fede e correttezza nell’esecuzione del contratto, nonché la dequalificazione professionale. Una volta capito quindi quali sono le eccezioni, vediamo la regola per le dimissioni volontarie del lavoratore.

Dimissioni del lavoratore: come si presentano e conseguenze

Per procedere con la richiesta di dimissioni volontarie, il lavoratore subordianto impiegato nel settore privato dovrà procedere all’inoltro online delle dimissioni, attraverso un’apposita procedura telematica a disposizione sul portale internet del ministero del lavoro e delle politiche sociali (approfondiamo come si presentano le dimissioni online qui). La procedura telematica, per determinate categorie, è obbligatoria, pertanto il lavoratore che non la seguisse, inoltrando una richiesta scritta, o attuando un comportamento di fatto (ad esempio, smettendo di presentarsi in azienda) non avrà in concreto mai presentato le dimissioni. Essendo le dimissioni in questo caso prive di effetti, il datore di lavoro potrà contestare al lavorare la sua assenza ingiustificata, e procedere eventualmente alla risoluzione del contratto di lavoro. Il lavoratore che decida di dimettersi, e che lo faccia seguendo tutte le indicazioni che abbiamo elencato, deve inoltre considerare altri aspetti. Quando si presentano le dimissioni, infatti, bisogna tenere presente la tipologia di contratto di lavoro subordinato esistente, in quanto sussistono determinati obblighi in capo al lavoratore dimissionario. Se il contratto di lavoro subordinato è a tempo indeterminato, infatti, occorre dare un congruo preavviso al datore di lavoro, perchè in caso contrario si corre il rischio di dover pagare un’indennità sostitutiva per il mancato preavviso. Qualora invece si presentino le dimissioni in un contratto di lavoro a termine, prima del termine di conclusione del contratto stesso, ci si espone al dover risarcire il proprio ex datore di lavoro dagli eventuali danni che siano stati provocati a causa dell’anticipata interruzione del rapporto lavorativo, che costituisce in tal caso inadempimento contrattuale. Entrambe le ipotesi precedenti però non sono necessarie – come abbiamo visto – nel caso in cui ricorra una giusta causa per le dimissioni, tale da non consentire la prosecuzione del rapporto lavorativo, nemmeno provvisoria.

note

Autore immagine: Pixabay.

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