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Come annullare contributi consorzio di bonifica

27 aprile 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 aprile 2018



Come vincere il ricorso contro la cartella per contributi consorzio di bonifica e ottenere l’annullamento.

Cartella esattoriale per contributi del consorzio di bonifica: è legittima? Va pagata anche se il proprietario del terreno non ha ricevuto alcun beneficio dalla partecipazione al consorzio? Come fare per contestare la cartella e non pagare i contributi consortili? Quante probabilità ci sono di vincere un ricorso contro la cartella che intima il pagamento dei contributi del consorzio di bonifica? A queste e altre domande, negli ultimi anni, le commissioni tributarie hanno dato le risposte più varie, al punto che la questione della debenza dei contributi consortili è giunta, molteplici volte, sotto l’esame Corte di Cassazione. L’ultimo indirizzo giurisprudenziale che sembra essersi stabilizzato è quello favorevole al contribuente, a condizione che siano rispettati i criteri di ripartizione dell’onere della prova [1]. Vediamo allora come annullare i contributi del consorzio di bonifica.

Contributi consorzio di bonifica: quando va pagato

Il contributo consortile deve essere versato da ogni proprietario di un immobile rientrante nel comprensorio di competenza del Consorzio. Il contributo, parametrato all’indice di beneficio attribuito da un’apposita classifica, serve per partecipare alle spese sostenute dal consorzio per la manutenzione e l’esercizio delle opere di bonifica.

I contributi non sono dunque dovuti automaticamente, ma solo se sussistono le seguenti condizioni:

  1. si è proprietari di immobili siti nel comprensorio, cioè nell’area territoriale in cui il consorzio di bonifica svolge la propria attività; quando si possiede un immobile nel comprensorio si diventa automaticamente e obbligatoriamente consorziati cioè associati nel consorzio di bonifica;
  2. si trae un effettivo vantaggio a favore dell’immobile: a tal fine rileva il perimetro di contribuenza, cioè la porzione di comprensorio che gode di un beneficio derivante dall’attività di manutenzione e gestione delle opere idrauliche. In mancanza di perimetrazione, il consorzio che pretende il pagamento del tributo deve provare i benefici effettivamente ottenuti dal proprietario del bene interessato dalle opere di bonifica.

Contributi consorzio di bonifica: come difendersi e cosa provare

Prima di impugnare la richiesta di pagamento dei contributi consortili è bene sapere come si ripartisce l’onere della prova nel giudizio dinanzi alla Commissione tributaria.

In caso di contestazione delle somme richieste dal consorzio di bonifica, possono infatti prospettarsi due distinte ipotesi nelle quali varia il riparto dell’onere probatorio:

  1. se l’immobile rientra nel perimetro di contribuenza e la relativa valutazione è stata effettuata nell’ambito di un piano di classifica, l’onere della prova è a carico del contribuente. Questi deve contestare la legittimità del provvedimento oppure il suo contenuto. L’avvenuta approvazione del piano di classifica e della comprensione dell’immobile nel perimetro di intervento consortile fa presumere il vantaggio diretto e immediato per l’immobile e, quindi, per il contribuente, salvo che questi non fornisca una prova contraria.
  2. se, invece, manca di perimetro di contribuenza, o manca la valutazione dell’immobile nel piano di classifica, grava sul consorzio l’onere di provare la qualità, in capo al contribuente, di proprietario di immobile sito nel comprensorio e il conseguimento da parte del bene, a causa delle opere eseguite, di concreti benefici, essendo irrilevante a tal fine il catasto consortile, avente mere finalità repertoriali. In mancanza di prova da parte del Consorzio, i contributi vengono annullati perché privi del presupposto essenziale del vantaggio ai consorziati.

Cartella contributi consortili: quando è legittima

Secondo le Sezioni Unite della Cassazione [2], quando la cartella esattoriale emessa per la riscossione dei contributi di bonifica fa riferimento, nella motivazione, ad un “piano di classifica” approvato dalla competente autorità regionale, serve la contestazione di tale piano da parte del contribuente; se manca la contestazione specifica del piano di classifica, in sede di impugnazione della cartella, si presume il vantaggio e i contributi sono dovuti.

Il giudice di merito deve procedere, secondo la normale ripartizione dell’onere della prova, all’accertamento dell’esistenza di vantaggi fondiari immediati e diretti derivanti dalle opere di bonifica per gli immobili di proprietà situati all’interno del perimetro di contribuenza.

A ciò si aggiunga che, l’inclusione di uno specifica immobile nel perimetro di contribuenza  serve per sapere se il contributo è dovuto, mentre per conoscerne l’ammontare è necessario l’accertamento della legittimità e congruità del “piano di classifica” con la precisa identificazione degli immobili e dei relativi vantaggi diretti ed immediati agli stessi derivanti dalle opere eseguite dal Consorzio.

Dunque, se la cartella esattoriale emessa per la riscossione dei contributi medesimi è motivata con riferimento ad un “piano di classifica” approvato dalla competente autorità regionale, il contribuente deve contestare specificamente la legittimità del provvedimento o il suo contenuto, e nessun ulteriore onere probatorio grava sul Consorzio, in difetto di specifica contestazione. Resta ovviamente ferma la possibilità da parte del giudice tributario di avvalersi dei poteri ufficiosi di accertamento (per esempio disponendo una CTU), ove ritenga necessaria una particolare indagine.

Il contribuente è sempre ammesso a provare in giudizio l’insussistenza del beneficio fondiario, sia sotto il profilo della sua obiettiva inesistenza, sia in ordine ai criteri con cui il Consorzio abbia quantificato il contributo. Se il contribuente riesce a provare l’illegittimità del contributo, il giudice tributario può disapplicare il piano di classifica.

È possibile contestare i contributi impugnando direttamente la cartella? Secondo la Cassazione sì: anche se il contribuente non abbia impugnato dinanzi al giudice amministrativo gli atti generali presupposti (e cioè il perimetro di contribuenza, il piano di contribuzione ed il bilancio annuale di previsione del Consorzio), egli può contestare, nel giudizio contro la cartella esattoriale dinanzi al giudice tributario, la legittimità della pretesa.

note

[1] Cass. ord. n. 9511 del 18.04.2018.

[2] Cass. Sez. Unite sent. n. 11722 del 14/05/2010.


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