Diritto e Fisco | Editoriale

Come comportarsi in tribunale

25 Aprile 2018
Come comportarsi in tribunale

Vestiario, orario e contegno da tenere in aula; come rispondere alle domande del giudice e degli avvocati, il comportamento da tenere in caso di testimonianza, tentativo di conciliazione o interrogatorio.

Questa mattina devi andare in tribunale: c’è una causa che ti riguarda e hai saputo che il giudice vuole sentirti. Il tuo avvocato che, di norma fa le udienze da solo senza bisogno della tua presenza, questa volta ti ha detto che dovrai presenziare. Inizialmente ti sei preoccupato: il fatto che il magistrato voglia parlarti ti ha fatto credere che volesse multarti o prendere qualche provvedimento nei tuoi riguardi, ma in realtà non è così. Ti è stato infatti spiegato che l’incontro con le parti serve solo a chiarire determinati aspetti della vicenda processuale, a raccogliere informazioni e, nello stesso tempo, a tentare se possibile un accordo (l’avvocato l’ha chiamata «transazione»). È la prima volta, però, che ti succede una cosa del genere e vorresti sapere come comportarsi in tribunale, se esiste un “codice di condotta”, se bisogna vestirsi in un determinato modo, se prima di interloquire col giudice devi ripetere qualche formula o giuramento, se devi lasciar parlare il tuo avvocato o puoi parlare liberamente, se puoi avvalerti della facoltà di non rispondere, cosa fare se non ricordi una determinata circostanza che ti viene richiesta e… insomma, non sai nulla di nulla e sei più sprovveduto di un bambino al suo primo giorno di scuola. 

Se ti trovi in questo imbarazzo, non devi preoccuparti: leggi questo articolo da cima a fondo e ti spiegheremo come comportarsi in tribunale, tanto nell’ipotesi che tu sia un testimone o uno dei soggetti chiamati in causa, tanto se devi fornire chiarimenti e rispondere alle domande del giudice, tanto se invece l’incontro ha semplici finalità conciliative. Quindi mettiti comodo e ricorda queste semplici ma utili regole.

Il vestiario per andare in tribunale 

Non esiste una regola su come vestirsi in tribunale. Di solito, le regole per un vestiario consono alla formalità dell’ambiente investono principalmente l’avvocato e non il suo assistito. In alcuni tribunali bisogna portare la toga, in altri è richiesta solo la giacca e la camicia, in altri ancora non ci sono obblighi di sorta. È il presidente del tribunale che, se lo vuole, adotta un regolamento interno per stabilire come vestirsi in tribunale. Di certo però non sbaglierai se eviterai abiti sportivi come tute, pantaloncini corti e sandali, magliette con stampe irriverenti o provocatorie. Ti consiglio di vestirti in un modo sobrio, così come andresti a casa di un estraneo.

Non fumare (ma questo non vale solo nei tribunali ma in qualsiasi altro luogo pubblico o aperto al pubblico); non masticare chewing gum. 

L’orario di presentazione

Di solito le cause non hanno un orario predeterminato e, se invece è fissato, è piuttosto variabile. Nel primo caso, ti consiglio di presentarti in tribunale intorno alle 9. Nel secondo caso, invece, cerca di rispettare l’orario che ti è stato indicato dal tuo stesso avvocato o dall’avviso a comparire. Non sono ammessi ritardi e, qualora tu non dovessi essere presente per quell’ora, sarai considerato «assente ingiustificato».

Il comportamento da tenere in aula

Quando entri nell’aula del tribunale ove si celebra la tua udienza spegni il cellulare o metti la modalità silenziosa. Non parlare ad alta voce perché potresti dar fastidio al giudice (ed è facile che si spazientisca). Se dovessi incontrare il tuo avversario, ti consiglio di evitare discussioni, almeno all’interno dell’aula; potresti discutere fuori dal tribunale e lì non rischiare nulla (ma attento alle minacce e alle parolacce che potrebbero costringerti a tornare in tribunale per altre ragioni).

Il comportamento del testimone

Se sei stato chiamato a testimoniare, prima della deposizione il giudice ti farà leggere una formula: si tratta del giuramento in cui ti impegni a dire tutta la verità e a non nascondere nessun fatto di cui sei a conoscenza. Le conseguenze per chi viola questo impegno sono di carattere penale: la falsa testimonianza potrebbe infatti essere facilmente smascherata dall’esame degli altri testimoni o da eventuali documenti presenti all’interno del fascicolo e di cui tu potresti non essere a conoscenza. 

Ricordati che devi stare fuori dall’aula mentre gli altri testimoni fanno le loro deposizioni. Difatti un testimone non può sentire ciò che dicono gli altri. In alcuni tribunali, i giudici consentono agli avvocati di sentire e interrogare i testimoni, salvo poi firmare il verbale davanti al magistrato. In altri tribunali, invece, è sempre il giudice che fa le domande. In entrambe le ipotesi, dovrai rispondere a quanto ti verrà chiesto nel modo più semplice e preciso che la memoria ti consente. Se non ricordi un fatto puoi sempre dire che non sei in grado di rispondere per via del decorso del tempo; ma se ricordi i fatti non puoi avvalerti della facoltà di non rispondere (una facoltà concessa solo all’imputato di un processo penale): difatti il testimone è sempre obbligato a fornire tutte le informazioni che conosce e che gli vengono chieste. Puoi però evitare di andare oltre la domanda e di rispondere a questioni che non ti sono state espressamente poste senza perciò commettere reticenza.

Il testimone non può avventurarsi in valutazioni personali sulla vicenda ma deve solo riferire ciò che ha visto. Ad esempio sarebbe pericoloso dire «So che Tizio è una persona poco affidabile, un malvivente», ma potresti dire «So che Tizio è stato in carcere perché una volta ho letto la notizia sul giornale»; potresti dire «Ho visto un’auto che andava veloce» ma non dire «L’auto superava sicuramente i limiti di velocità per come andava veloce». 

Se ti viene fatta una domanda che potrebbe, in altri contesti, considerarsi invadente, devi rispondere senza temere di violare l’altrui privacy; ad esempio, se il giudice ti chiede se sei a conoscenza di un tradimento di Tizia nei confronti di Caio e perché lo sai, puoi fornire la risposta senza temere di subire conseguenze o ritorsioni.

Ricordati che non sei tu a fare le domande al giudice, ma è il giudice a farle a te. Tu devi solo rispondere. Quando rispondi usa un vocabolario pulito, non dire ovviamente parolacce o parole che potrebbero offendere le parti o i presenti.

Il comportamento della parte

Se invece non sei un testimone, ma una delle parti in causa potresti trovarti in tribunale per semplice curiosità, per assistere all’udienza e farti un’idea di come si svolgono, oppure perché il giudice ti ha chiesto di fornire alcuni chiarimenti (è il cosiddetto interrogatorio libero) o perché questa richiesta l’ha fatta l’avversario (è il cosiddetto interrogatorio formale) o, in ultimo, per procedere al tentativo di conciliazione. 

Se il giudice ti vuole sentire o la richiesta è stata presentata dall’avversario, puoi leggere il capitolo precedente sulla testimonianza: il comportamento è il medesimo. Dovrai essere chiaro, rispettoso, preciso, non dovrai avventurarti in valutazioni personali ma riferire solo fatti; non potrai essere tu a fare le domande al giudice né chiedergli in anticipo come intende decidere la causa e a chi dare ragione. Se il giudice ti fa una domanda limitati a rispondere e basta.

Ricordati che ogni ammissione che farai a tuo svantaggio, si considererà una confessione e, pertanto, non potrà essere oggetto di ulteriore analisi o vaglio da parte del giudice, il quale dovrà ritenere tale capitolo “chiuso” per come da te confessato.

Attento a questo suggerimento: non litigare con la controparte, cerca di evitare tutti i possibili contatti con questa perché è anche dal comportamento processuale tenuto dagli avversari che il giudice si fa un’idea della loro personalità. Quindi ti consiglio di non rispondere alle provocazioni del tuo rivale e di girare la testa dall’altro lato. 

Se vuoi fare una domanda al giudice oppure far rilevare una questione che non è stata posta in modo corretto, parlane con il tuo avvocato il quale è il solo soggetto delegato a interloquire con il magistrato, a sollevare eccezioni e contestazioni.

Il tentativo di conciliazione

Il giudice potrebbe chiamarti perché intende tentare una conciliazione tra te e l’avversario, ossia verificare se c’è la possibilità di farvi firmare un accordo. Perché lo fa? Non certo perché vi vuole bene, ma per liberarsi del carico della causa. Tuttavia il giudice procede al tentativo di conciliazione quando si accorge che le posizioni delle parti non sono così lontane e basterebbe rimuovere minimi ostacoli per chiudere la vicenda in modo pacifico. Quando il magistrato richiede l’incontro per la conciliazione è perché, di solito, crede che la ragione non sia tutta da una parte; non ti dirà mai qual è il suo orientamento e per te resterà un mistero sapere se ti darà ragione o torto, ma il nostro consiglio è quello di prestare molta attenzione a ciò che ti dice. Difatti, in questo caso si ha l’opportunità di evitare conseguenze meno piacevoli in caso di sconfitta. Se dovessi negare la conciliazione senza una valida giustificazione quando invece l’avversario vi acconsente, anche se vincerai la causa il giudice potrebbe negarti la liquidazione delle spese processuali. Quindi, segui questo comportamento: abbandona le questioni di principio e segui ciò che il giudice ti consiglia di fare.

La giustificazione dal lavoro

Se hai bisogno di un certificato di presenza per giustificare l’assenza dal lavoro ne devi parlare col cancelliere che, di solito, è accanto al giudice e ti fornirà tutta la documentazione necessaria da presentare in azienda. 



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