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Imposta sulla pubblicità per insegne, targhe e cartelli

25 Aprile 2018
Imposta sulla pubblicità per insegne, targhe e cartelli

Quanto si paga per l’affissione di insegne, cartelli e striscioni, ombrelloni, roll-up e altri avvisi alla clientela? Di che dimensione devono essere per non pagare? Per le indicazioni stradali si paga l’imposta sulla pubblicità?

Hai appena aperto un negozio. Nessuno sa che esisti e l’unico modo per farti conoscere, oltre al passaparola e alla promozione su internet, è qualche cartello pubblicitario. Hai intenzione innanzitutto di apporre una serie di insegne con le frecce che diano ai potenziali clienti l’indicazione stradale del luogo ove ti trovi; inoltre apporrai una targa sull’edificio in prossimità del citofono. Prima però di mettere un’insegna o qualsiasi altro cartello luminoso, vuoi conoscere quale può essere il carico fiscale a cui vai incontro e quanto dovrai pagare al comune per l’imposta sulla pubblicità per insegne, targhe e cartelli. E quanto chiariremo in questo articolo anche alla luce di una interessantissima ordinanza fornita dalla Cassazione qualche giorno fa [1] secondo cui il Comune non può chiedere l’imposta sulla pubblicità sui cartelli che servono alle aziende per indirizzare i clienti ai locali commerciali.

Quando scatta la tassa sulla pubblicità per targhe e insegne?

La tassa sulla pubblicità si applica su insegne, cartelli, targhe (anche quelle per studi professionali come avvocati, commercialisti, medici, ingegneri, ecc.) stendardi, striscioni, tele, tende, ombrelloni, globi, roll-up o qualsiasi altro mezzo purché di dimensioni pari o superiore a 300 centimetri quadrati. Quindi, per targhe o altre insegne inferiori a 300 cmq non si paga alcuna imposta. 

L’apposizione della targa o dell’insegna sulla facciata dell’edificio condominiale non deve, peraltro, richiedere neanche il consenso dell’assemblea di condominio trattandosi di parte comune che non viene modificata nella sua destinazione e che non impedisce il pari uso agli altri proprietari (a meno che non sia di dimensione tali da escludere altre targhe o insegne). 

La regolamentazione della tassa sulla pubblicità è imposta, in via generale, dalla legge statale e poi lasciata, nelle applicazioni pratiche, ai Comuni. Dunque, bisogna informarsi presso il luogo ove si trova l’immobile interessato alla pubblicità per verificare se esistono regole particolari. In ogni caso l’esenzione dalla tassa per insegne e cartelli inferiori a 300 centimetri quadrati è valida su tutto il territorio nazionale.

In quali luoghi si paga l’imposta sulla pubblicità?

L’imposta sulla pubblicità si paga quando l’insegna, il cartello, la targa, ecc. è posta in un luogo pubblico o aperto al pubblico localizzabili nel territorio comunale, o che sia da tali luoghi percepibile. Quindi si paga anche se apposta sulla facciata di un edificio condominiale che, per quanto privato, è visibile da tutti i passanti; e così anche per lo striscione affisso sul balcone di un palazzo. Non si paga invece se il manifesto è posto all’interno del locale commerciale. Quindi si possono installare, dentro il perimetro del negozio, al chiuso, tutte le insegne che si vuole senza dover pagare nulla al Comune. 

Chi deve pagare l’imposta sulla pubblicità?

A dover pagare l’imposta sulla pubblicità è innanzitutto l’agenzia pubblicitaria, ossia colui che dispone a qualsiasi titolo del mezzo attraverso il quale viene diffuso il messaggio pubblicitario (agenzia pubblicitaria). In solido è responsabile anche colui che produce o vende la merce o fornisce i servizi oggetto della pubblicità (soggetto pubblicizzato). Quindi è chiaro che l’imposta, inizialmente pagata dall’agenzia, viene poi riversata al cliente sul prezzo a questi praticato per l’insegna. Poiché però l’imposta è un pagamento periodico, che viene fatto annualmente, negli anni successivi a dover ricordarsi di pagare la tassa è il soggetto pubblicizzato.

Chi non deve pagare l’imposta sulla pubblicità?

Qui di seguito elencheremo le esenzioni dall’imposta sulla pubblicità. 

In primo luogo vengono in rilievo tutte le targhe, cartelli, insegne, ecc. che sono di misura inferiore a 300 centimetri quadrati. Inoltre vi sono le seguenti ipotesi:

  • la pubblicità realizzata all’interno dei locali adibiti alla vendita di beni o alla prestazione di servizi quando si riferisca all’attività negli stessi esercitata, nonché i mezzi pubblicitari, ad eccezione delle insegne, esposti nelle vetrine o sulle porte di ingresso dei locali medesimi purché siano attinenti all’attività in essi esercitata e non superino, nel loro insieme, la superficie complessiva di mezzo metro quadrato per ciascuna vetrina o ingresso;
  • gli avvisi al pubblico esposti nelle vetrine e sulle porte di ingresso dei locali, o in mancanza nelle immediate adiacenze del punto di vendita, relativi all’attività svolta;
  • i cartelli riguardanti la localizzazione e l’utilizzazione dei servizi di pubblica utilità, che non superino la superficie di mezzo metro quadrato. Si tratta di quelli che servono per fornire le indicazioni stradali o con una semplice freccia che spiegano ai clienti dove si trova il locale. Attenzione però: come ha detto la Cassazione, per non pagare l’imposta sulla pubblicità è necessario che nel cartello risulti prevalente lo scopo di indirizzare i clienti piuttosto che quello di promuovere l’attività verso il luogo dell’attività aziendale. Il problema è tutto di valutazione del fatto e cioè di appurare quando prevale lo scopo di facilitare l’accesso ai locali aziendali e quando invece prevale lo scopo pubblicitario. Le imprese hanno, quindi, la possibilità e l’interesse a sostenere la prevalenza dell’intento informativo rispetto a quello promozionale. Si pensi, per esempio, a parcheggi di supermercati o di edifici di centri direzionali; 
  • gli avvisi AFFITTASI e VENDESI per gli immobili, di superficie non superiore ad un quarto di metro quadrato;
  • la pubblicità comunque effettuata all’interno, sulle facciate esterne o sulle recinzioni dei locali di pubblico spettacolo qualora si riferisca alle rappresentazioni in programmazione;
  • la pubblicità, escluse le insegne, relativa ai giornali ed alle pubblicazioni periodiche, se esposta sulle sole facciate esterne delle edicole o nelle vetrine o sulle porte di ingresso dei negozi ove si effettua la vendita;
  • la pubblicità esposta all’interno delle stazioni dei servizi di trasporto pubblico di ogni genere inerente l’attività esercitata dall’impresa di trasporto, nonché le tabelle esposte all’esterno delle stazioni stesse o lungo l’itinerario di viaggio, per la parte in cui contengano informazioni relative alle modalità di effettuazione del servizio;
  • la pubblicità esposta all’interno delle vetture ferroviarie, degli aerei e delle navi, ad eccezione dei battelli;
  • la pubblicità comunque effettuata in via esclusiva dallo Stato e dagli enti pubblici territoriali;
  • le insegne, le targhe e simili apposte per l’individuazione delle sedi di comitati, associazioni, fondazioni ed ogni altro ente che non persegua scopo di lucro;
  • le insegne, le targhe e simili la cui esposizione sia obbligatoria per disposizione di legge o di regolamento sempre che le dimensioni del mezzo usato, qualora non espressamente stabilite, non superino il mezzo metro quadrato di superficie;
  • la pubblicità effettuata mediante proiezioni all’interno delle sale cinematografiche in quanto e laddove percepibile esclusivamente dai possessori dei titoli d’ingresso; 
  • la pubblicità in qualunque modo realizzata dalle associazioni sportive dilettantistiche e dalle società sportive dilettantistiche costituite in società di capitali senza fine di lucro all’interno degli impianti utilizzati dalle stesse per manifestazioni sportive dilettantistiche con capienza inferiore a 3.000 posti;
  • le insegne di esercizio di attività commerciali e di produzione di beni o servizi che contraddistinguono la sede (principale e secondaria) ove si svolge l’attività cui si riferiscono, di superficie complessiva fino a 5 mq.;
  • le indicazioni riferite alla denominazione commerciale dell’impresa e all’indirizzo della stessa, limitatamente al soggetto che effettua il trasporto, anche per conto di terzi. Le scritte devono essere apposte sui veicoli utilizzati per il trasporto.

La dichiarazione di inizio pubblicità

Prima di dare inizio alla pubblicità, il commerciante è tenuto a presentare in Comune una dichiarazione ove indica

  • le caratteristiche e la durata della pubblicità;
  • l’ubicazione dei mezzi pubblicitari utilizzati.

La dichiarazione vale anche per gli anni successivi se non si verificano mutamenti che comportano un diverso ammontare dell’imposta dovuta. Se invece ci sono mutamenti, la dichiarazione va presentata nuovamente. 

Tariffe dell’imposta sulla pubblicità

La tariffa sulla pubblicità varia a seconda che si tratti di:

  • pubblicità ordinaria;
  • pubblicità effettuata con veicoli;
  • pubblicità effettuata con pannelli luminosi e proiezioni;
  • pubblicità in luoghi pubblici o aperti al pubblico;
  • pubblicità effettuata da aeromobili;
  • pubblicità effettuata con distribuzione di manifestini o di altro materiale;
  • pubblicità con striscioni;
  • pubblicità con apparecchi amplificatori.

Quando e come versare l’imposta sulla pubblicità di targhe, insegne e cartelli

Per il versamento dell’imposta sulla pubblicità è preferibile informarsi presso il proprio Comune. Si può pagare in quattro rate per somme superiori a 1.549,37 euro. In ogni caso, il pagamento va effettuato tutti gli anni per tutti quei cartelli che vengono fissati in pianta stabile (si pensi all’insegna di un negozio); negli altri casi va corrisposta una tantum se si riferisce a un periodo inferiore all’anno solare ed in un’unica soluzione. 

Il pagamento va effettuato con:

  • versamento a mezzo di conto corrente postale intestato al Comune;
  • direttamente presso le tesorerie comunali;
  • in caso di affidamento in concessione, al suo concessionario anche mediante conto corrente postale.

note

[1] Cass. ord. n. 9490/18 del 18.04.2018.

[2] D.lgs. n. 507/1993.


3 Commenti

  1. Non trovo l’indicazione dei costi della pubblicità, anche se viene indicato all’inizio dell’articolo che sarebbe stato chiarito.

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