WhatsApp vietato ai minori di 16 anni

26 Aprile 2018
WhatsApp vietato ai minori di 16 anni

Facebook, social e chat vietati a chi ha ancora 15 anni: ecco come aggirare l’ostacolo.

Che troppo tempo sui social e sulle chat faccia male alle nuove generazioni è un luogo comune tra gli adulti e, in particolare, tra i genitori che spesso controllano il tempo che i figli dedicano alle nuove tecnologie. Ma da qui a pensare a un vero e proprio divieto legale è sembrato, sino ad oggi, eccessivo. Sino ad oggi. Perché da ora ci vogliono 16 anni per utilizzare WhatsApp, in uno dei qualsiasi stati dell’Unione Europea. Non più 13 come in passato. È questo uno dei tanti effetti del nuovo regolamento europeo sulla protezione dei dati personali (in inglese General data protection regulation o ancor più comunemente conosciuto con l’acronimo Gdpr) di cui tanto si sta parlando in questi ultimi giorni. Per chi ama confrontarsi invece coi numeri, si tratta del regolamento n. 679/2016, in vigore dal 25 maggio 2018.

Come tutti i regolamenti dell’UE, anche il Gdpr non ha bisogno di normative interne che lo attuino poiché è immediatamente vincolante per tutti: legislatori e cittadini. Lo dovremo rispettare anche noi, anche se ancora non abbiamo preso confidenza col fatto che una legge europea ha una forza superiore a quella di una interna. Ciò nonostante, l’Italia ha appena approvato in via preliminare il decreto di adeguamento al Gdpr (attualmente è sotto esame delle Commissioni parlamentari e del Garante per la protezione dei dati personali).

Torniamo a WhatsApp. Il regolamento stabilisce che i bambini europei che non hanno compiuto ancora 16 anni non potranno installare l’app di messaggistica istantanea sui propri cellulari. Invece, per quelli extracomunitari resta il precedente divieto dei 13 anni. In ogni caso gli Stati membri della Ue potranno comunque derogare alla regola generale e stabilire per legge un’età inferiore, purché non inferiore a 13 anni. 

Il Gdpr stabilisce testualmente che qualora «l’interessato abbia espresso il consenso al trattamento dei propri dati personali per una o più specifiche finalità, il trattamento di dati personali del minore è lecito ove il minore abbia almeno 16 anni». In particolare WhatsApp chiederà agli utenti europei di confermare che hanno almeno 16 anni quando verrà richiesto di accettare nuovi termini di servizio e una politica sulla privacy fornita da una nuova entità di WhatsApp Ireland prevista nelle prossime settimane.

Sempre lo stesso articolo 8 del Gdpr dispone che, in caso contrario, il trattamento è lecito purché il consenso venga prestato o autorizzato dal titolare della responsabilità genitoriale, genitore o tutore che esso sia. Il che alla fine significa che se ad installare WhatsApp sul cellulare del giovane è il suo genitore, ed è lui che clicca sul bottoncino «Accetto», nel momento in cui viene data l’informativa sui dati personali, è tutto in regola. Ciò che non è lecito è che lo faccia da solo il giovane. 

Ci sono a questo punto diversi spunti di riflessione. Il divieto del Gdpr non fa, per come ovvio, riferimento solo a WhatsApp, per cui lo stesso divieto può valere per qualsiasi altro servizio online come Facebook, Instagram, Twitter, Musical.ly e compagnia bella. Che succederà a tutti gli account dei bambini? Ci vorrà la “giustificazione” scritta dei genitori…

Secondo aspetto: le sanzioni in caso di violazione. La sanzione non ricade sul minore, né sui genitori, ma sul titolare del servizio elettronico che, a questo punto, per non rischiare, dovrebbe fare degli accertamenti sull’identità dell’utente e sulla correttezza del consenso prestato dai genitori. Difatti il Gdpr stabilisce che «il titolare del trattamento si adoperi in ogni modo ragionevole per verificare in tali casi che il consenso sia prestato o autorizzato dal titolare della responsabilità genitoriale sul minore, in considerazione delle tecnologie disponibili». Ma non è ancora chiaro come o se il limite di età verrà verificato, considerati i dati limitati richiesti e trattenuti dal servizio.

Sul Sole 24 Ore si fa sapere che il proprietario di WhatsApp, Facebook, richiede ai minori di 16 anni, di nominare un genitore o tutore per dare loro il permesso di condividere informazioni sulla piattaforma, altrimenti non potranno accedere alla versione completamente personalizzata della piattaforma.



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