Diritto e Fisco | Editoriale

Come fare ricorso contro una multa

11 maggio 2018 | Autore:


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Guida completa sulle multe: cosa sono, quali indicazioni devono contenere, quali sono i vizi e quando conviene  fare ricorso in autotutela, al prefetto oppure al giudice di pace.

Con ogni probabilità non esiste italiano che, almeno una volta nella vita, non abbia ricevuto una multa per violazione del codice della strada. A chi è successo sa che, da quel momento in poi, vedrà sempre con sospetto il portalettere che si avvicina alla propria abitazione. Molte volte, però, la multa che ci viene recapitata (oppure che viene contestata immediatamente, al momento stesso dell’infrazione) si fonda su una cattiva applicazione del codice della strada; altre volte, invece, il verbale è incompleto e presenta delle gravi omissioni. In tutti questi casi fare ricorso contro una multa è un atto più che legittimo da parte del presunto contravventore. Con questo articolo cercheremo di capire come fare ricorso contro una multa e, soprattutto, quando conviene fare ricorso.

Multa: cos’è?

Prima di passare a vedere come fare ricorso contro una multa, chiariamo che cosa si intende per multa. La multa altro non è che una sanzione amministrativa pecuniaria comminata per la violazione di uno o più articoli del codice della strada. A questa sanzione può seguirne anche una di tipo accessorio, come ad esempio la sospensione della patente, oltre alla decurtazione dei punti dalla stessa. In termini ancora più pratici, la multa è il verbale che l’autorità che ha accertato l’infrazione eleva (cioè, redige) al cittadino che abbia violato una delle norme del codice della strada. Fare chiarezza terminologica è importante, perché il concetto di multa ne richiama in realtà un altro, di natura totalmente diversa: la multa, infatti, è anche la classica pena pecuniaria prevista per i reati. Nel caso della violazione stradale, invece, quando parliamo di multa facciamo sempre riferimento alla sanzione amministrativa pecuniaria.

Multa: si può fare ricorso?

Contro una multa, cioè contro un verbale con il quale ci viene contestata una violazione del codice della strada, è possibile fare ricorso. È lo stesso verbale a dover richiamare obbligatoriamente questo diritto: in fondo alla multa, infatti, troveremo sempre scritto che contro di essa è possibile fare ricorso al giudice di pace oppure al prefetto. La multa deve indicare anche modalità e termini. Come vedremo, contro una multa è in realtà possibile fare ben tre tipi di ricorso:

  1. ricorso al giudice di pace;
  2. ricorso al prefetto;
  3. ricorso in autotutela.

Multa: chi può farla?

Prima di entrare nel merito del tema di questo articolo, e cioè di capire come fare ricorso contro una multa, vediamo chi può fare una multa. Non tutti, infatti, possono contestare un’infrazione stradale. Questo aspetto è molto importante e ci servirà, appunto, quando vedremo come fare ricorso, poiché una multa elevata da una persona che non abbia tale potere ne comporta la radicale nullità. Possono fare una multa:

  • i carabinieri;
  • la guardia di finanza;
  • la polizia di Stato;
  • la polizia stradale (con competenza esclusiva sulla rete autostradale);
  • la polizia provinciale e quella comunale, nei limiti della loro competenza territoriale (cioè, la provincia e il comune);
  • la polizia penitenziaria, nei limiti delle sue competenze;
  • gli ausiliari del traffico, nei limiti dei poteri conferiti dal Comune.

Al di fuori di questi soggetti e salva specifica autorizzazione, nessun altro può fare una multa per violazione del codice della strada. Se ciò dovesse accadere, la multa non sarebbe valida.

Multa: come si contesta la violazione?

Una volta commessa l’infrazione, è necessario che il trasgressore sia messo al corrente della violazione da lui commessa. Questa procedura serve per due motivi: innanzitutto, per permettere al cittadino di pagare la sanzione; in secondo luogo, per consentirgli di difendersi, facendo ricorso contro la multa. Il problema è che non sempre l’organo accertatore (cioè, colui che rileva l’infrazione, e quindi il vigile urbano, il carabiniere, il poliziotto, ecc.) riesce a fermare il trasgressore per contestargli la violazione. Si pensi al classico esempio di eccesso di velocità: l’automobilista che sfreccia a tutta birra su una strada non potrà essere fermato, né inseguito. Ugualmente, la contestazione non potrà mai essere immediata quando l’accertamento avviene mediante dispositivi di rilevamento (tutor, autovelox, photored, ecc.), oppure quando il trasgressore non sia presente. In tutte queste ipotesi, la contestazione avverrà in un secondo momento, cioè mediante invio a casa del verbale. Si parla in questo caso di contestazione differita, cioè effettuata in un secondo momento tramite notifica del verbale. La notifica deve avvenire entro novanta giorni dall’accertamento [1]. La notifica va fatta a chi si trovava alla guida del veicolo al momento dell’infrazione, cioè all’effettivo trasgressore. Se questo non è stato identificato (si pensi alla multa derivante da eccesso di velocità rilevato con tutor autostradale), la multa va notificata al soggetto obbligato in solido cioè, di norma, al proprietario della vettura. A questi si può risalire mediante il numero di targa del veicolo. Se nessuno dei due è stato identificato (cioè, né il trasgressore né l’obbligato in solido), i novanta giorni decorreranno solamente dal momento effettivo in cui l’identità di uno di loro è stata individuata. Al contrario, se è possibile fermare l’automobilista, l’agente accertatore gli dirà immediatamente che ha commesso una violazione e, lì su due piedi, compilerà il verbale inserendo tutti i dati utili, senza dimenticare, ovviamente, la sanzione pecuniaria (ed, eventualmente, quella accessoria). In tutti questi casi si parla di contestazione immediata. Oltre alla consegna a mano, la multa deve essere notificata entro cento giorni dall’accertamento della violazione ad uno degli obbligati in solido. Per i residenti all’estero la notifica deve essere effettuata entro trecentosessanta giorni [2]. Copia del verbale è consegnata immediatamente all’ufficio o comando da cui dipende l’agente accertatore.

Multa: cosa c’è scritto?

Abbiamo visto finora che la multa può essere elevata solamente da determinati soggetti e che può essere portata a conoscenza del trasgressore anche successivamente all’infrazione commessa. Vediamo ora cosa troviamo all’interno del verbale, cioè cosa c’è scritto nella multa. Questo è un aspetto molto importante perché i motivi di ricorso più diffusi riguardano proprio il difetto di una delle indicazioni che il verbale deve necessariamente contenere. Nella multa (o meglio, nel verbale) troveremo, quindi:

  • data, ora e località nei quali la violazione è avvenuta;
  • generalità e residenza del trasgressore ed estremi della sua patente di guida, se immediatamente identificato;
  • indicazione del proprietario del veicolo, quando non sia stato immediatamente identificato il trasgressore;
  • tipo del veicolo e numero di targa;
  • citazione della norma violata;
  • sommaria descrizione del fatto;
  • eventuali dichiarazioni delle quali il trasgressore chiede l’inserzione;
  • somma da pagare, termini e modalità di pagamento, ufficio o comando presso cui lo stesso può essere fatto e numero di conto corrente bancario o postale che può eventualmente essere usato (solitamente viene allegato un bollettino postale, anche se ora si stanno diffondendo le modalità di pagamento elettronico);
  • le eventuali sanzioni accessorie previste per l’infrazione (sospensione della patente, revoca, ecc.);
  • le autorità competenti presso cui fare ricorso;
  • firma del trasgressore (se non rifiuta);
  • nominativo e firma degli agenti accertatori.

Multa: se non firmo?

Tra gli elementi essenziali della multa v’è la sottoscrizione dell’agente accertatore, salvo che il verbale non sia redatto con sistemi informatici. In quest’ultimo caso, è sufficiente l’indicazione del nominativo dell’agente. Non è assolutamente necessaria, invece, la firma del trasgressore. Allo stesso modo, se il trasgressore non vorrà ritirare il verbale, ne verrà fatta menzione e lo stesso si intenderà comunque conosciuto dal guidatore. Il verbale è un atto pubblico vero e proprio che fa fede fino a querela di falso.

Multa: come si paga?

Il codice della strada [3] concede al trasgressore un termine di sessanta giorni dalla contestazione immediata (effettuata cioè direttamente su strada) o dalla notificazione per posta per effettuare il pagamento in modalità ridotta. L’utente della strada, inoltre, ha diritto a un’ulteriore decurtazione del trenta per cento se il pagamento avviene entro cinque giorni dalla contestazione o dalla notifica (il calcolo della somma ridotta deve essere precisamente indicato nel verbale medesimo). Il pagamento della multa, secondo le modalità indicate negli stessi verbali, è possibile anche attraverso l’utilizzo degli strumenti di pagamento elettronici: bonifici bancari o carte di credito. Quest’ultima modalità di pagamento, però, ha suscitato più di qualche problema.

Multa: come si paga con bonifico o carta di credito?

Una circolare del Ministero dell’Interno [4] aveva stabilito che, nel caso di pagamenti elettronici, il termine massimo concesso per il pagamento (come detto, sessanta giorni dalla contestazione immediata o dalla notificazione o cinque giorni dalla contestazione immediata o dalla notificazione per il pagamento con riduzione del trenta per cento) si intendeva rispettato solo nel momento in cui la somma risultasse effettivamente accreditata sul conto del corpo di polizia che ha accertato l’infrazione. Testualmente: «nei pagamenti tramite conto corrente e bonifico bancario ovvero con altri strumenti di pagamento elettronico, l’effetto liberatorio per il pagatore, e quindi la definizione del verbale, si ha alla data di accredito dell’importo sul conto dell’organo di polizia stradale». Non bastava, cioè, effettuare il bonifico o l’accredito entro il termine massimo, ma bisognava fare in modo che entro il termine massimo la somma fosse effettivamente accreditata sul conto del corpo di polizia. Insomma, ciò che si considerava non era il giorno di pagamento, ma il giorno di valuta sul conto dell’autorità ricevente. In altre parole, si trattava di un metodo di pagamento sicuramente sfavorevole per il cittadino, il quale doveva avere cura di assicurarsi che la somma pagata con carta o bonifico bancario fosse effettivamente pervenuta sul conto dell’autorità entro le scadenze. Il cittadino, inoltre, si sarebbe dovuto far carico anche del rischio di un eventuale malfunzionamento dei sistemi elettronici, nonostante la sua buona fede. Nel 2016 [5], però, le cose relativamente al pagamento multa con carta o bonifico sono (parzialmente) cambiate. La legge, infatti, attraverso una norma cosiddetta “salva-multe”, ha stabilito che «per i pagamenti diversi da quelli in contanti o tramite conto corrente postale, l’effetto liberatorio si produce se l’accredito a favore dell’amministrazione avviene entro due giorni dalla data di scadenza del pagamento». Dunque, il rischio del pagamento multa con carta o bonifico non è stato risolto del tutto ma è stato almeno ridimensionato. Ed infatti, la legge dice che i soldi della multa pagati mediante strumenti elettronici possono arrivare con ritardo sul conto corrente della polizia, purché non oltre due giorni dal termine previsto dalla legge. In poche parole, questo significa che la legge concede una proroga agli automobilisti che decidono di avvalersi di carte di credito o bonifici, reputando valido il pagamento che venga accreditato anche due giorni dopo la scadenza naturale del termine, e cioè:

  • entro il settimo giorno (cinque più due) in caso di pagamento scontato;
  • fino al 62esimo giorno (sessanta più due) per la misura ridotta ordinaria.

Per ulteriori approfondimento sullo specifico tema del pagamento elettronico delle multe, si rinvia alla lettura di questo articolo.

Multa: quando fare ricorso?

Abbiamo visto fino ad ora tutti gli aspetti più importanti riguardanti la multa e la sua notifica. Ciò è molto importante in quanto il difetto di uno degli elementi sopra analizzati potrebbe viziare la multa e renderla annullabile. È qui che entra in gioco il ricorso. Come fare ricorso contro una multa? E quando? Abbiamo detto che esistono tre tipi di ricorso: quello in autotutela, rivolto all’ente che ha emanato la multa; quello davanti al prefetto e quello davanti al giudice di pace. Ma quando conviene fare ricorso contro una multa? Prima di fare ricorso, infatti, occorre pensarci bene, in quanto il ricorso preclude la possibilità di beneficiare del pagamento in misura ridotta, oltre che della decurtazione del trenta per cento nel caso di pagamento entro cinque giorni. Inoltre, un ricorso rigettato comporterà l’aumento dell’importo da pagare, oltre a tutte le spese già sopportate (si pensi al contributo unificato nel caso di ricorso al giudice di pace). Quindi, è opportuno fare ricorso quando davvero ce ne siano i motivi.

Multa: quali sono i vizi?

I vizi che possono invalidare una multa sono sostanzialmente di due tipi: formali e sostanziali. I vizi formali sono quelli che riguardano la modalità di compilazione del verbale stesso: si pensi ad una multa che non riporta la norma del codice della strada violata, che manchi della sottoscrizione dell’agente accertatore, che non indichi o indichi in maniera errata la targa del veicolo, oppure ancora che non riporti le modalità per il pagamento o per fare ricorso. Non a caso, per evitare di incorrere in questa tipologia di errori, i verbali consistono in modelli prestampati da riempire. Non ogni vizio formale è idoneo ad invalidare la multa: lo è solamente quando dall’errore derivi una conseguenza importante, come ad esempio l’impossibilità di identificare il veicolo oppure il trasgressore. Ad esempio, l’errata indicazione della data di nascita del trasgressore diventa irrilevante se lo stesso è identificabile attraverso le altre indicazioni riportate nel verbale. I vizi sostanziali, invece, sono quelli che riguardano le modalità del fatto, cioè come è avvenuta la violazione: ad esempio, l’agente accertatore scrive che il parcheggio è avvenuto fuori le strisce, ma risulta evidente, anche per via della presenza di testimoni, che non è così.

Multa: come fare ricorso in autotutela?

Il primo tipo di ricorso contro una multa è quello in autotutela. È il più semplice perché può essere fatto dal cittadino senza particolari formalità e senza l’assistenza di un avvocato. È sufficiente inviare una lettera all’ente che ha emanato la multa (il Comune, la Provincia, ecc.; è facile individuarlo perché è riportato nell’intestazione del verbale) indicando i motivi per i quali la multa si ritiene nulla. Poiché l’ente che riceve il ricorso non è obbligato a rispondere, è opportuno ricorrere a questo tipo di ricorso solamente per vizi di natura macroscopica, cioè davvero eclatanti: si pensi ad un errore di persona, oppure ad una notifica fatta al vecchio proprietario dell’auto, oppure ad una multa elevata da chi non ne aveva la competenza (ad esempio, un ausiliario del traffico non incaricato dal Comune a contestare infrazioni).

Multa: come fare ricorso al prefetto?

Come tutti sapranno, la multa contiene al suo interno anche l’indicazione degli organi a cui fare ricorso: tra questi c’è il prefetto [6]. Il ricorso al prefetto va presentato entro il termine inderogabile di sessanta giorni dall’avvenuta contestazione, e quindi:

  • sessanta giorni dall’accertamento della violazione, se la contestazione è immediata;
  • sessanta giorni dalla notifica del verbale, se la contestazione è differita.

Il ricorso può essere presentato sia dall’obbligato in solido che non abbia commesso materialmente l’infrazione (si pensi al proprietario dell’auto che non era alla guida) sia dal trasgressore stesso. Come per il ricorso in autotutela, il ricorso al prefetto non necessita di particolari formalità: potrà quindi essere fatto dal cittadino senza l’assistenza di un legale, inviando semplicemente una lettera (raccomandata a/r) al prefetto territorialmente competente oppure all’organo accertatore stesso (polizia municipale, provinciale, ecc.) il quale sarà obbligato a trasmetterlo al prefetto, indicando i motivi di ricorso. Al ricorso deve essere allegata una copia del verbale ed, eventualmente, la documentazione necessaria a provare l’erroneità del verbale; è possibile richiedere di essere ascoltati personalmente. In quest’ultimo caso, il prefetto (o l’ufficio competente della prefettura) convocherà il ricorrente per sentire le sue ragioni, eventualmente in contraddittorio con l’agente accertatore, qualora anche questi abbia chiesto di essere ascoltato. Poiché l’attività istruttoria non si spingerà oltre l’audizione e l’esame della documentazione, sarà opportuno fare ricorso al prefetto solamente in presenza di vizi formali abbastanza evidenti, come ad esempio: l’erroneità della data della violazione, oppure del tratto di strada dove si ritiene sia avvenuta; l’assenza di un elemento importante come le generalità del conducente oppure l’omissione della norma del codice della strada violata. Insomma, chi intende fare ricorso al prefetto contro una multa farà bene ad agire solamente quando sia abbastanza certo dell’erroneità del verbale.

Multa: cosa decide il prefetto?

Sulla base del materiale raccolto, il prefetto potrà decidere se confermare oppure annullare la multa. Nel primo caso, il prefetto emana, entro centoventi giorni dal giorno della ricezione degli atti, un’ordinanza con la quale obbliga il ricorrente al pagamento di una somma generalmente pari al doppio dell’originaria multa, oltre al rimborso delle spese. Si tratta di una vera e propria ingiunzione di pagamento da notificare all’autore della violazione nel termine di centocinquanta giorni dalla sua adozione [7]. Il pagamento della somma indicata deve essere effettuato entro il termine di trenta giorni dalla notificazione. Contro l’ingiunzione di pagamento emanata dal prefetto, il cittadino può presentare ricorso al giudice di pace entro trenta giorni dalla notifica. Nel caso in cui il prefetto ritenga fondato il ricorso, sempre nel termine di centoventi giorni, emette un’ordinanza motivata di archiviazione degli atti, comunicandola direttamente all’organo accertatore; sarà poi quest’ultimo a darne notizia ai ricorrenti. Decorsi detti termini senza che sia stata adottata l’ordinanza del prefetto, il ricorso si intende accolto. Vale quindi una sorta di regola del silenzio assenso.

Multa: come fare ricorso al giudice di pace?

Infine, resta da esaminare il ricorso al giudice di pace [8]. Si tratta del ricorso più complesso, in quanto il trasgressore decide di adire l’autorità giudiziaria vera e propria per tutelare le sue ragioni. Il ricorso al giudice di pace comporta, ovviamente, che non si sia già fatto ricorso al prefetto e che la multa non sia già stata pagata. Il ricorso al giudice di pace va presentato entro il termine inderogabile di trenta giorni dall’avvenuta contestazione, e quindi:

  • trenta giorni dall’accertamento della violazione, se la contestazione è immediata;
  • trenta giorni dalla notifica del verbale, se la contestazione è differita.

Il ricorso può essere inviato attraverso raccomandata con avviso di ricevimento oppure depositato personalmente in cancelleria. Come per il ricorso in autotutela e per quello al prefetto, quindi, non occorre l’assistenza obbligatoria di un avvocato, nemmeno per stare in giudizio. Il ricorso contro una multa al giudice di pace conviene nelle ipotesi in cui dimostrare l’invalidità del verbale sia più difficile; in altre parole, conviene quando si è in presenza di vizi sostanziali della multa, cioè di difetti che possono essere “smascherati” solamente attraverso un’attenta analisi dei fatti. Si pensi alla necessità di ascoltare dei testimoni: la testimonianza di terze persone non è ammessa davanti al prefetto e, pertanto, sarà necessario per forza adire il giudice di pace. Il ricorso è un po’ più complesso perché occorre rispettare alcune formalità. Innanzitutto, a differenza delle altre tipologie di ricorso che abbiamo visto, ha un costo iniziale: chi intende fare ricorso contro una multa al giudice di pace deve pagare un contributo unificato il cui importo varia a seconda della sanzione pecuniaria. Per una multa che non superi i 1.100 euro, il contributo unificato costa 43 euro; per importi superiori, invece, il contributo costa 98 euro. A ciò bisogna sempre aggiungere una marca da bollo da 27 euro. Sia il contributo che la marca possono essere facilmente acquistati presso una tabaccheria; in alternativa, è possibile pagare presso un istituto di credito con il modello F23. Il ricorso al giudice di pace deve contenere:

  • un originale e quattro fotocopie del ricorso;
  • un originale e quattro fotocopie del verbale;
  • una fotocopia degli eventuali documenti che si allegano;
  • copia di un documento di riconoscimento valido del ricorrente;
  • contributo unificato e marca.

Nel ricorso può anche essere chiesta la sospensione della multa, in attesa che il ricorso venga deciso.

Multa: cosa decide il giudice di pace?

Abbiamo visto come fare ricorso contro una multa al giudice di pace. Analizziamo ora gli esiti di questo ricorso. Il giudice di pace, sentite le parti e gli eventuali testimoni, valutato ogni altro mezzo istruttorio, può:

  • rigettare il ricorso, ritenendolo infondato, e determinando a carico del ricorrente una sanzione di importo ricompreso tra il minimo e il massimo stabilito dalla legge per la violazione accertata.
  • confermare la multa con ordinanza, se chi ha presentato ricorso non si presenta in udienza senza valido motivo (salvo che la illegittimità della multa risulti dalla documentazione allegata dal ricorrente);
  • annullare in tutto o in parte la multa se accoglie l’opposizione del ricorrente.

Se il ricorrente è condannato al pagamento, questo deve avvenire entro trenta giorni dalla notificazione della sentenza. La sentenza del giudice di pace è in ogni caso appellabile in tribunale.

note

[1] Art. 200 codice della strada.

[2] Art. 201 codice della strada.

[3] Art. 202 codice della strada.

[4] Circ. n. 300/A/227/16/127/34 del 14 gennaio 2016.

[5] Legge n. 49/2016 del 08.04.2016.

[6] Art. 203 codice della strada.

[7] Art. 204 codice della strada.

[8] Art. 204-bis codice della strada.    


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2 Commenti

  1. Ma perchè si parla impropriamente di “multa” ?? Ogni giurista dovrebbe sapere che la multa è una sanzione pecuniaria penale comminata da un giudice per punire un delitto.
    Non è affatto vero che la polizia stradale ha competenza esclusiva per la rete autostradale; ogni organo di polizia stradale può comminare sanzioni per violazioni amministrative commesse lungo la rete autostradale.

  2. quando si fa ricorso, nelle conclusioni va sempre chiesto di sospendere l’esecutività del provvedimento impugnato, sanzioni e pene accessorie, sussistendo il fumus boni iuris e il periculum in mora altrimenti in caso di mancato accoglimento la sanzione raddoppia

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