Diritto e Fisco | Editoriale

Come chiedere una paga maggiore se si svolgono mansioni superiori

27 Aprile 2018 | Autore:
Come chiedere una paga maggiore se si svolgono mansioni superiori

Svolgo mansioni più complesse rispetto a quelle del mio livello, ho diritto ad essere pagato di più

Non capita raramente che un dipendente, assunto con un determinato inquadramento contrattuale e assegnato a determinate mansioni, sia poi adibito, nel corso del rapporto di lavoro, ad altre. Se le mansioni effettivamente svolte sono di “grado” inferiore si parla di «demansionamento». Se invece sono superiori scatta, in determinati casi, il diritto all’inquadramento superiore e all’integrazione della retribuzione. Ma procediamo con ordine e vediamo come chiedere una paga maggiore se si svolgono mansioni superiori.

Il livello di inquadramento del lavoratore dipendente

Le norme in materia di lavoro [1] stabiliscono che al dipendente devono essere assegnate mansioni corrispondenti al livello contrattuale in base al quale è stato assunto. Al momento dell’assunzione, infatti, in base alle competenze possedute ed alle mansioni assegnate, al lavoratore viene attribuito un certo inquadramento, viene cioè indicato, nel contratto di lavoro, il livello stabilito dal contratto collettivo nazionale di lavoro (o CCNL) al quale corrispondono le mansioni che gli vengono assegnate e la retribuzione che gli verrà pagata.

I CCNL disciplinano infatti nel dettaglio i diversi settori lavorativi e contengono una sezione (detta “declaratoria”) ove sono indicati i diversi profili professionali previsti per quel settore, divisi per livello, e sono descritte le caratteristiche e le mansioni corrispondenti.

Può però accadere che, nonostante l’inquadramento attribuito, il lavoratore in concreto svolga mansioni corrispondenti ad un livello superiore rispetto a quello di appartenenza.

Posto però che il lavoratore deve essere, per legge, adibito alle mansioni corrispondenti al livello nel quale è inquadrato e su quel livello viene conteggiata la sua retribuzione, lo svolgimento di mansioni superiori consente al lavoratore di pretendere il pagamento della differenza tra la retribuzione percepita e quella corrispondente al livello superiore, al quale appartengono gli incarichi effettivamente assegnati.

Vediamo allora come chiedere una paga maggiore se si svolgono mansioni superiori: cosa si deve dimostrare, come si calcolano le differenze retributive tra livelli, entro quanto tempo si può agire.

Come faccio a sapere se svolgo mansioni superiori?

Per ottenere tale tutela è necessario innanzitutto che le mansioni superiori assegnate siano riconducibili ad un superiore livello di inquadramento: questo controllo può essere fatto procurandosi una copia del CCNL applicato dall’azienda e controllando, nella relativa declaratoria, il livello corrispondente all’attività effettivamente svolta.

Oltre a ciò, le superiori mansioni devono essere assegnate in maniera esclusiva o comunque prevalente rispetto a quelle di livello inferiore: in caso di svolgimento di mansioni di diverso tipo (promiscue), se le superiori mansioni sono svolte solo in maniera occasionale o sporadica, nessuna tutela sarà dovuta.

Infine, gli incarichi assegnati devono implicare una maggiore responsabilità, preparazione tecnica ed autonomia rispetto a quelle corrispondenti al livello di appartenenza.

Per potersi parlare di “mansioni superiori”, dunque, gli incarichi effettivamente assegnati dovranno essere maggiormente significativi sul piano professionale e svolti con continuità [2]

Accertate tali caratteristiche, il lavoratore potrà quindi agire dinanzi al Giudice del Lavoro ed ottenere la condanna dell’azienda, oltre che al riconoscimento dell’inquadramento nel superiore livello contrattuale, a pagargli tutte le differenze retributive maturate.

Come si calcolano le differenze retributive?

Il calcolo delle differenze retributive viene fatto per sottrazione tra la retribuzione prevista per il livello superiore nel quale si pretende di essere inquadrati e quella prevista per il livello inferiore di effettivo inquadramento.

Per “differenze retributive”, inoltre, non si deve intendere solo lo stipendio mensile, ma anche le differenze sui cosiddetti “istituti collegati”: sui contributi, sulla tredicesima e quattordicesima, sull’importo degli scatti di anzianità, sul TFR e su tutto ciò che si calcola sulla base della retribuzione percepita.

Come si prova lo svolgimento di mansioni superiori?

La prova dello svolgimento di mansioni superiori è a carico del lavoratore e deve essere fornita seguendo un preciso procedimento logico che si articola in tre fasi [3]:

  • la descrizione dettagliata dell’attività effettivamente svolta;
  • l’individuazione delle qualifiche e dei gradi previsti dal CCNL, richiamando letteralmente la relativa declaratoria;
  • il confronto tra le mansioni e la declaratoria .

È importante tenere presente che, in alcuni settori, le mansioni svolte possono essere riconducibili a più livelli contrattuali: dunque per individuare il livello corretto è bene considerare il grado di responsabilità e autonomia lasciati al lavoratore o le capacità tecniche che le mansioni svolte richiedono [4].

La prova di aver svolto mansioni superiori può essere data innanzitutto attraverso testimoni: clienti, colleghi, fornitori, che confermino quali mansioni effettivamente svolge il lavoratore, il periodo in cui le ha svolte, gli orari di lavoro, ecc.

Anche i documenti possono essere utili, quamndo dimostrano il ruolo svolto dal dipendente nell’azienda: ad esempio email con cui il lavoratore si relaziona con clienti, fornitori e superiori; ordini firmati dal lavoratore, deleghe ricevute, ecc.

Entro quanto tempo posso far valere i miei diritti?

Il diritto al pagamento delle differenze retributive si prescrive in 5 anni.

Questo significa che ho 5 anni di tempo per agire nei confronti dell’azienda: posso interrompere così la prescrizione sia inviando sempliemente una lettera racomandata con la quale faccio presente la situazione e chiedo all’azienda di pagare, sia facendo ricorso al giudice del lavoro.


note

[1] Art. 2103 Cod. civ.
[2] Corte di Cassazione, sent. n. 26978 del 22-12-2009; Corte di Cassazione, sent. n. 10843 del 26-05-2015
[3] Cass. Civ., Sez. Lav.: 27.09.2010 n. 20272; n. 28284/2009; n. 14806/2001; App. Potenza, 11/9/2014
[4] App. Perugia, Sez. Lav., 22.10.2013, n. 203


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