Diritto e Fisco | Editoriale

Uber: cos’è e come funziona

27 Aprile 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 Aprile 2018



Dove è possibile utilizzare Uber? Come si programma una corsa? Qual è la differenza tra UberBlack e UberPop? Perché ci sono stati problemi legali?

Da qualche anno Uber è sulla bocca di tutti: giornali, televisioni e mass media non fanno che discuterne animatamente. E in effetti, la portata di questo fenomeno non è di poco conto: basti pensare alle numerose controversie giuridiche che sono sorte, ma anche agli sviluppi che, in futuro, Uber potrà avere grazie alle auto a guida autonoma, cioè senza conducente. Ma Cos’è Uber? Come funziona? Perché ci sono stati problemi legali? Cerchiamo di capirne un po’ di più.

Uber: cos’è?

Uber è un servizio di noleggio auto con conducente (Nnc); in altre parole, è un servizio che offre al cliente la possibilità di essere trasportati nel posto desiderato, proprio come se ci si servisse di un taxi. Fin qui, niente di nuovo: in Italia sono in tanti a proporre un servizio del genere.

La rivoluzione di Uber sta nel fatto di aver reso il trasporto semplice, veloce ed economico grazie ad un’apposita app per smartphone. L’applicazione permette di prenotare un’auto direttamente da cellulare, facilmente e a un costo minore rispetto ai taxi. Il cliente può immediatamente richiedere un conducente che lo trasporti ove desidera: l’app cerca il più vicino e lo invia presso l’utente. La rete di Uber è molto vasta e, quindi, è facile trovare un autista disponibile.

Uber: come funziona?

Il funzionamento di Uber è oramai noto a tutti. Come detto, si può prenotare una corsa direttamente dal telefonino. È sufficiente scaricare l’app dal sito internet ufficiale, registrare un account inserendo i propri dati personali e il numero di carta di credito. Quest’ultimo passaggio è molto importante, come si vedrà di qui a breve.

Una volta completate queste semplici operazioni, è possibile utilizzare Uber. Grazie all’applicazione si possono vedere i tempi di attesa, le dimensioni delle auto disponibili e le tariffe delle corse. Il tutto in maniera molto semplice e intuitiva: basta inserire il punto di partenza e selezionare il pulsante Richiedi.

La richiesta viene inviata agli autisti che si trovano nelle vicinanze; una volta accettata, Uber mostra il tempo di arrivo stimato, oltre alla targa, il tipo di veicolo, il nome dell’autista e, soprattutto, il costo del trasporto. Grazie alla geolocalizzazione garantita dagli smartphone, l’utente verrà prelevato direttamente dall’autista Uber.

Il cliente può scegliere anche il tipo di veicolo che preferisce, a seconda del trasporto che desidera. Si pensi a chi deve andare ad un ricevimento oppure ad un avvenimento di gala: preferirà senz’altro arrivare a bordo di un’auto elegante piuttosto che di una normale utilitaria. Chiaramente varierà anche il prezzo.

A questo punto basta salire a bordo, come se fosse un normalissimo taxi, per essere portati a destinazione. Ed ecco un’altra grande innovazione: gli autisti non vanno pagati, perché la tariffa è addebitata direttamente sul conto collegato all’account Uber (ricordate la carta di credito di cui abbiamo parlato?). In alcune città dove è operativo Uber è addirittura possibile lasciare una mancia all’autista, ovviamente sempre attraverso addebito sul conto.

Una volta terminata la corsa, l’utente può valutare la qualità del servizio, in modo da consentire un feedback del conducente.

Uber: si può annullare una corsa?

Uber consente di annullare una corsa già accettata. Se la disdetta è tempestiva, fatta entro massimo cinque minuti dalla richiesta, l’utente non incorre in alcun costo; lo stesso accade se l’autista è in ritardo di oltre cinque minuti rispetto al tempo inizialmente stimato.

Al di fuori di questi casi, il costo di cancellazione oscilla dai cinque ai dieci euro, a seconda della città.

Uber: come programmare una corsa?

Il servizio Uber on demand consente di programmare una corsa di cui non si ha bisogno immediatamente.  Per farlo è sufficiente:

  • toccare il pulsante Programma corsa sopra la barra di scorrimento con le opzioni del veicolo;
  • selezionare una data e un intervallo di quindici minuti in cui l’autista dovrà presentarsi al punto di partenza;
  • inserire punto di partenza e di destinazione;
  • toccare Programma una volta verificata la stima del costo;
  • confermare selezionando Programma corsa.

È possibile visualizzare tutte le corse programmate selezionando Corse dal menu dell’app e poi Future. È ugualmente possibile eliminare le corse di cui no si ha più bisogno toccando Cancella, pena il pagamento di una piccola somma, come sopra illustrato.

Il servizio on demand consente di stabilire una vera e propria tabella di marcia, programmando così date e orari di partenza e di arrivo. Quando la data e l’ora della corsa programmata saranno prossime, gli autisti interessati potranno accettare la richiesta e arrivare al punto di partenza selezionato nell’intervallo di tempo di quindici minuti specificato.

Uber: quali sono le altre funzionalità?

Oltre alla funzionalità base, Uber offre altre opzioni. Innanzitutto, poiché tutto è social, durante il viaggio è possibile far sapere ad amici e conoscenti quando si giungerà a destinazione. È sufficiente toccare Invia stato per condividere l’arrivo stimato in tempo reale.

Molto più utile, invece, è la possibilità di dividere il prezzo della corsa con chi sta utilizzando la stessa autovettura. Per farlo, prima o durante la corsa basta trascinare il dito dal basso verso l’alto nell’app, toccare la modalità di pagamento scelta e selezionare Condivisione della tariffa.

UberPop: cos’è?

Il funzionamento di Uber, appena illustrato, è identico ovunque. Ma Uber è andato oltre e ha sviluppato un ulteriore servizio che, a ben vedere, è quello in assoluto più osteggiato: si tratta di UberPop.

UberPop è l’evoluzione “liberale” di Uber in quanto, se gli autisti della versione base di Uber sono di fatto conducenti professionisti, cioè muniti di regolare licenza, quelli di cui si avvale UberPop sono comuni cittadini che mettono a disposizione la loro auto per effettuare il trasporto.

Gli unici requisiti che gli autisti UberPop devono avere sono:

  • fedina penale pulita;
  • patente di guida da almeno tre anni;
  • non aver mai avuto sospensioni di patente;
  • possesso di un’auto intestata e immatricolata da non oltre otto anni, capace di trasportare almeno quattro persone;
  • possesso di una copertura assicurativa per i passeggeri.

È evidente il conflitto che sorge con la categoria ufficiale di tassisti e conducenti autorizzati: questi, infatti, per poter esercitare la loro professione, hanno dovuto ottenere una licenza o un’autorizzazione che non è per nulla facile conseguire, al netto delle spese cui quotidianamente devono far fronte.

Uber: è legale?

Perché Uber ha destato tanto scalpore? Perché si dubita addirittura che Uber sia legale? Perché l’applicazione di cui parliamo ha messo in crisi il tradizionale servizio di trasporto. Uber (almeno nella sua versione evoluta Pop) offre a tutti la possibilità di diventare conducenti: come visto, colui che effettua il trasporto non deve necessariamente essere un conducente professionista.

Il problema è proprio questo. In Italia, chi non è munito di licenza (di tassista) o di autorizzazione (di noleggio auto con conducente) non può trasportare professionalmente altre persone.

La differenza tra questo e altri servizi simili (Bla-bla Car, ad esempio) è che Uber va ben oltre il semplice servizio di car sharing, il quale si basa non sul pagamento per la prestazione effettuata (il trasporto), bensì sul semplice rimborso delle spese.

Uber: è legale in Italia?

Uber è un servizio presente in Italia solamente in alcune città, tra le quali Roma, Milano, Torino, Genova e Padova. Di conseguenza, possiamo dire che Uber, in Italia, è legale. Con le precisazioni che si illustreranno qui di seguito.

La prima battaglia legale risale al 2015, quando il tribunale di Milano ha bandito la variante UberPop su tutto il territorio italiano, accusata di concorrenza sleale e di violazione della legge sui servizi di taxi [1].

Secondo i giudici meneghini, il servizio offerto da Uber è da ritenersi un’attività abusiva e una concorrenza sleale ai taxi, a meno che le auto non partano da un garage al momento della richiesta del cliente. Non basta, dunque, l’autorizzazione di noleggio con conducente di cui sono provvisti gli autisti iscritti alla versione base (quella Black): le auto in questione devono stazionare, partire e ritornare in autorimessa, perché altrimenti fornirebbero lo stesso servizio di un radio-taxi senza averne la licenza.

In parole semplici, uno smartphone non può essere considerato un’autorimessa né Uber una segretaria che smista le telefonate.

Dello stesso anno è una pronuncia del giudice di pace di Torino [2], secondo cui è nulla la multa (e il conseguente sequestro dell’auto) applicata al conducente che, grazie a Uber, preleva il pedone e lo trasporta in un altro posto della città. Questo perché, in assenza di norme specifiche, non si può applicare analogicamente una norma afflittiva: ne varrebbe del nostro stesso sistema costituzionale che non consente la creazione di illeciti senza che vi sia un’espressa norma. Detto altrimenti, non esistono leggi che vietano sistemi come Uber.

In definitiva, secondo il giudice onorario torinese, Uber può rientrare in un normale contratto di diritto privato, ossia quello di trasporto, consentito dal codice civile.

Nell’aprile 2017 è stato invece il tribunale di Roma [3] a bloccare tutti i servizi Uber, compresa la sua versione base. La decisione è stata poi appellata e la società statunitense ha vinto il ricorso, evitando lo stop al servizio.

La svolta, però, è arrivata dal legislatore stesso. L’approvazione del cosiddetto decreto mille proroghe del 2017 [4] ha definitivamente sancito la liceità del servizio offerto da UberBlack, cioè quello classico che si affida a conducenti professionisti.

La legge cancella l’obbligo di rientrare alla rimessa alla fine di ogni corsa: significa che, se prima non si poteva fermare per strada un veicolo libero a noleggio con conducente (Ncc) come quelli del servizio Uber, ora è possibile.

Resta fermo il divieto di utilizzare UberPop: un semplice privato non può improvvisarsi tassista. Quindi: può lavorare come autista di un auto a noleggio con conducente (quindi anche per Uber) solo chi ha la licenza e la patente KB, cioè il certificato di abilitazione professionale per la guida di un’auto per il trasporto di passeggeri.

Uber: dove è legale?

In Italia Uber è legale, almeno nella sua forma base (cosiddetta UberBlack), cioè come servizio di trasporto affidato a conducenti professionisti. Vediamo qual è la situazione nel resto del mondo.

Uber è legale in Inghilterra?

Dopo l’iniziale, strepitoso successo di Uber nella capitale inglese, l’amministrazione londinese, sollecitata dalle associazioni dei tassisti, ha deciso di bloccare le licenze agli autisti Uber. Di conseguenza, oggi a Londra questo servizio non è più ammesso.

Uber è legale in Francia?

Come per l’Italia, anche in Francia è ammessa solo la forma base di Uber, dedicata agli autisti di professione. La situazione francese si è caratterizzata fin da subito per le forti tensioni sorte tra tassisti muniti di ordinaria licenza e conducenti Uber, questi ultimi oggetto di pesanti critiche e, talvolta, di veri e propri attacchi alla propria persona.

Uber è legale in Germania?

Un apposito provvedimento ha disciplinato il fenomeno Uber in Germania, stabilendo la liceità del solo servizio affidato a conducenti professionisti.

Uber è legale in Spagna?

Lo stesso accade in Spagna, ove Uber è operativo nella sola forma base.

Uber è legale negli Stati Uniti?

Paradossalmente, Uber è stato oggetto di forti critiche anche in patria. Si pensi soltanto che anche a San Francisco, dove è stata fondata, UberPop è stata vietata fino al 2013, quando poi lo stato della California ha deciso di liberalizzare il mercato e sancirne la legalità. La situazione statunitense non è di facile descrizione, visto che si tratta di uno Stato federale e, pertanto, ogni Stato adotta le sue leggi.

Per avere un quadro completo dei Paesi e delle città ove Uber è operativo, è sufficiente visitare il sito ufficiale dell’applicazione, scorrere la lista di Stati ove è ammesso oppure cercare la città a cui si è interessati.

note

[1] Legge n. 21/1992.

[2] G.d.P. Torino, sent. n. 1760/15.

[3] Trib. Roma, sent. del 07.04.2017. 

[4] Legge n. 19/2017 del 27.02.2017.

Autore immagine: Pixabay.com


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