Diritto e Fisco | Editoriale

Come fa il fisco a capire se ho redditi o nero

26 Aprile 2018
Come fa il fisco a capire se ho redditi o nero

Capacità contributiva: cos’è e come si accerta la ricchezza dei contribuenti. Come fa il fisco a capire quante tasse posso pagare?

Ti sei mai chiesto come vengono ripartite, tra i vari cittadini, le tasse da pagare? La risposta più semplice che avrai dato è «in base al reddito dichiarato». Ma, se così fosse, tutti proveremmo a dichiarare di meno per sottrarci a questo odiato obbligo. È vero: è ciò che, nei fatti, succede spesso. Tuttavia, proprio per correre ai ripari, il fisco accerta la ricchezza dei cittadini anche sulla base di elementi indiretti, non solo riconducibili alla dichiarazione dei redditi. Si tratta di accertamenti «presuntivi»: da un fatto noto (ad esempio l’acquisto di una casa) si desume un fatto ignoto (la presenza di un reddito); da un bonifico in banca si desume un reddito percepito magari a titolo di corrispettivo per una vendita o un’attività svolta per conto di terzi. Volendo scendere più nel dettaglio, potresti allora chiedere come fa il fisco a capire se ho reddito o nero. Ecco alcuni suggerimenti che ti potrebbero servire anche per comprendere come comportarti ed evitare di rischiare accertamenti fiscali e sanzioni.

Cos’è la capacità contributiva e come si misura?

Se hai dato una spulciata alla Costituzione italiana avrai sicuramente letto quell’articolo (il numero 53) che stabilisce l’obbligo di tutti i cittadini italiani di contribuire alla spesa pubblica in base alla propria capacità contributiva. Ma cosa si intende per «capacità contributiva»? Si tratta della ricchezza del soggetto, intesa non solo come flusso di reddito periodico (lo stipendio di lavoro dipendente, quello di lavoro autonomo, i dividendi di una società, gli interessi di un capitale depositato in banca o i guadagni di un investimento) ma anche in senso statico, come titolarità di beni in sé per sé non produttivi di reddito (un appartamento, un terreno, un’auto, ecc.). Insomma, la ricchezza del contribuente si calcola su una serie di indici ed elementi di vario tipo, anche quelli che, a prima vista, potrebbero sembrare causa di impoverimento. Ad esempio è noto che la manutenzione di un’auto costosa è più onerosa di un’utilitaria, ciò nonostante  il proprietario di una macchina di lusso deve pagare più tasse di chi ha una macchina di valore inferiore in quanto si presume che, per poter gestire una spesa più elevata, deve avere anche un reddito più alto.

Quali sono gli indici che rivelano la forza economica dei contribuenti?

Come anticipato il fisco utilizza una serie di indici rivelatori della forza economica dei contribuenti. Può trattarsi di:

  • indici diretti di capacità contributiva, che manifestano direttamente la ricchezza di un soggetto (es. il reddito da lavoro dipendente, il patrimonio costituito da case e terreni);
  • indici indiretti di capacità contributiva, che manifestano solo indirettamente la disponibilità di una certa ricchezza (es. il consumo: l’acquisto di un viaggio in una località di lusso, l’acquisto di benzina, le bollette elevate della luce, ecc.).

Non possono esprimere una capacità contributiva imponibile i beni e i fatti necessari alla mera sopravvivenza (il cosiddetto «minimo vitale»).

Come si determina la capacità contributiva di un soggetto

Come abbiamo anticipato, il primo gradino per calcolare la capacità contributiva di un soggetto parte dalle sue stesse comunicazioni al fisco, prima tra tutte la dichiarazione dei redditi.

In ogni caso l’Agenzia delle Entrate ha due strumenti che le consentono di rilevare la ricchezza dei contribuenti:

  • l’Anagrafe tributaria: si tratta della banca dati dove sono contenute tutte le informazioni aventi rilevanza tributaria. Si parte da un nucleo di informazioni fornite (volontariamente o involontariamente) dal contribuente come dichiarazioni, atti, proprietà, versamenti, accertamenti, ecc. a cui si aggiungono le comunicazioni inviate da terzi come assicurazioni (informazioni sui contratti e premi assicurativi, nonché sulle somme erogate per sinistri e soggetti intervenuti per prestazioni), enti di previdenza (informazioni sui soggetti del rapporto lavorativo e i dati relativi ai contributi previdenziali e assistenziali), dati forniti dalle società della luce, del gas e del telefono, altre pubbliche amministrazioni;
  • l’Anagrafe dei conti correnti (o anche detta «dei rapporti finanziari»): si tratta di un’apposita sezione dell’Anagrafe tributaria ove le banche fanno confluire tutte le informazioni relative alla gestione dei rapporti coi propri clienti, dai saldi alle movimentazioni in entrata ed uscita, dalle cassette di sicurezza al deposito titoli, ecc.

Accertamenti dei redditi in via presuntiva

Il fisco si fida poco dei cittadini. E non ci vuole un articolo per spiegarne le ragioni. Ecco perché i dati forniti dai contribuenti non solo sono sottoposti a continua verifica di congruità, ma anche al vaglio di appositi algoritmi che ne misurano la verosimiglianza sulla base della spesa effettuata dal contribuente stesso. A tal fine si parla di accertamento presuntivo. L’accertamento analitico-induttivo, denominato anche presuntivo, consiste nella contestazione dell’evasione mediante il ricorso a presunzioni qualificate, ovvero gravi, precise e concordanti.

Il fisco, in primo luogo, riesce a capire quindi se il contribuente è bugiardo o meno sulla base di quanto spende. Il redditometro è proprio lo strumento che valuta il volume di spesa con quello dei guadagni dichiarati e se il primo supera di oltre il 20% il secondo allora il cittadino viene chiamato a fornire chiarimenti. In quella sede dovrà dimostrare da dove si è procurato i soldi per mantenere un tenore di vita superiore alle sue possibilità. Potrebbe anche dire che si è trattato di regali di familiari, di redditi esenti o già tassati alla fonte, tuttavia lo deve provare con documenti.

Più o meno allo stesso modo, ma in modalità inversa, funziona il risparmiometro (di recente introduzione) che misura quanti soldi ci sono depositati sul conto e verifica se il volume di risparmio è compatibile con il reddito detratte le spese necessarie per sopravvivere (chi guadagna 10mila euro in un anno non potrebbe trovarsi poi sul conto un risparmio di 9.500 euro).

Premesso ciò, sono in sostanza infinite le ipotesi in cui l’imponibile del contribuente può essere determinato in via presuntiva, come segue:

  • Divario tra scontrini fiscali e carta di credito
  • Documenti, brogliacci, contabilità parallela
  • Files rinvenuti nel computer
  • Documenti rinvenuti presso terzi
  • Consumo di carburante (agenti di commercio)
  • Consumo di energia elettrica (barbieri e pettinatrici)
  • Tovagliometro ossia spese per la pulizia delle tovaglie (ristorazione)
  • Consumo di acqua minerale
  • Consumo di vino
  • Utilizzo di ombrelloni e sdrai in misura superiore a quella indicata nello studio di settore unitamente alle condizioni meteo favorevoli che hanno caratterizzato l’estate relativa all’anno accertato (stabilimento balneare)
  • Prezzi esposti al pubblico
  • Saldo negativo del conto cassa
  • Presenza di lavoratori “in nero”
  • Saldo positivo del conto cassa unito ad una consistente esposizione bancaria
  • Consulenze aziendali spropositate.

Anche la presenza di bonifici sul conto o di versamenti in contanti non giustificati dà luogo a una presunzione che mette sul “chi va là” il fisco. Si tratta, anche in questo caso di presunzioni di reddito che possono essere vinte con una prova contraria che deve essere necessariamente documentale. In generale, le presunzioni legali in materia fiscale sono ritenute compatibili con il principio di capacità contributiva nella misura in cui siano confortate da elementi positivi che le giustificano razionalmente; non sono, invece, ammissibili presunzioni «assolute, imperativamente statuite senza la possibilità che si ammetta la prova del contrario» [1].

Legittimità di esenzioni ed agevolazioni

Le disposizioni che prevedono esenzioni ed agevolazioni sono costituzionalmente legittime nella misura in cui la deroga al principio di capacità contributiva sia giustificato dalla tutela di diversi principi di rango costituzionale.

La progressività della tassazione 

La Costituzione dispone che il sistema tributario è informato a criteri di progressività. Si tratta di una norma di principio per il legislatore ordinario il quale, garantendo comunque la progressività generale del sistema, può introdurre tributi regolati da criteri differenti (es. proporzionali).


note

[1] C. Cost. sent. n. 200/1976.

Autore immagine: 123rf com


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