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Prestazione professionale gratuita: attenzione ai controlli

29 Aprile 2017 | Autore:
Prestazione professionale gratuita: attenzione ai controlli

Fornire una prestazione professionale gratuita a parenti e amici: Ma si può lavorare gratis? Il Fisco dice di no…

Fornire servizi gratuiti potrebbe però rappresentare un problema con il Fisco, soprattutto per i commercialisti.

L’intenzione del fisco è quella di porre sempre maggiore attenzione sulle dichiarazione trasmesse dagli intermediari e i compensi fatturati. Nel caso emergano discordanze ciò potrebbe dar luogo ad accertamenti. Come cautelarsi allora?

I controlli sulle prestazioni gratuite

Generalmente il Fisco richiede al professionista di consegnare le fatture emesse in un preciso anno di imposta. Non c’è nessun accesso in ufficio. I funzionari effettuano la rettifica dei compensi dichiarati semplicemente sulla base di un confronto con le dichiarazioni trasmesse.

Ciò potrebbe costare molto caro a commercialisti ed esperti contabili, perché per la ricostruzione dei compensi non fatturati, il Fisco assume come parametro di riferimento i compensi stabiliti nella tabella C del Decreto Ministeriale sui compensi professionali [1]. Con la conseguenza che sui compensi non percepiti si rischierebbe di pagare comunque le tasse.

Devo far pagare mio fratello o un amico per la presentazione della loro dichiarazione dei redditi?

La risposta alla domanda se si debba far pagare un parente o un proprio amico per la fornitura di prestazioni professionali è controversa.

Bisogna tenere presente che la posizione della recente giurisprudenza è diventata più morbida:  sarebbe difatti contestabile la verifica effettuata da parte del Fisco nei confronti dei professionisti che prestano servizi gratuiti a parenti o amici [2].

Ma non può dirsi la stessa cosa se la prestazione gratuita è effettuata nei confronti di soggetti non legati da alcun legame o vincolo.

Emettere fatture di importo modesto evita problemi col Fisco?

Emettere fatture per un importo modesto potrebbe essere addirittura controproducente.
Potrebbe infatti essere ancora più difficile giustificare compensi fatturati inferiori a quelli di mercato piuttosto che una prestazione gratuita.


note

[1] Tabella C allegata al Dm 140/2012

[2] Cass. sent. n. 21972/2015.

Autore immagine: Google Immagini


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